Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
28-11-20

Non me ne voglia l’amico Mario Sgrò, attuale presidente di un nobile decaduto come l’Ente Autodromo, nino gagliano1ma questa volta parliamo di storia e non di cronaca.

Per essere più precisi, parliamo di storie, di quelle che mi piace raccontare, e che sono o dovrebbero essere la memoria di un popolo come quello ennese. Si tratta dunque di una storia, perché a fare i necrologi non sono mai stato bravo, o forse me ne vergognerei un po’.

Sapete tutti che Nino Gagliano, perché è di lui che voglio narrarvi, amava gli aneddoti e i racconti e non so più in quale occasione volli sfidarlo.

Già vi renderete conto che usare la prima persona del passato remoto di un verbo è segno di fatti antichi, di un passato appunto “remoto”. Ma questa indecente costrizione grammaticale della lingua italiana non vale notoriamente in Sicilia, dove il passato prossimo non esiste e tutto, anche i fatti e le azioni più recenti, viene regolarmente coniugato in questo modo: “Vitti a to’ patri ora ora”, “ivu a scola stamatina” e via discorrendo… con una visione del tempo totalmente indefinibile.

Questo preambolo per dirvi che questi fatti non sono così lontani nel tempo come il verbo “volli” farebbe presagire, anzi nella mia mente sono vividi e recenti come ogni incontro anche fugace con lui, che tra l’altro mi succedette come assessore all’Urbanistica al Comune di Enna, senza quel malcelato rammarico che spesso colpisce in questi casi.

Per fare il sapiente, dunque, gli stavo raccontando di un articolo di Autosprint (una delle più grandi riviste di automobilismo sportivo al mondo, pari forse solo alla britannica Autosport, e da tempo unica in Italia) che negli anni ’70 aveva dedicato un titolo a tutta pagina a Rino Mingrino, lo storico “ingegnere” presidente e fondatore dell’ACI di Enna e dell’Autodromo di Pergusa, che suonava più o meno così: “Mingrino, Pergusa in carne ed ossa”.

Nino, dopo qualche breve scambio di battute e di apprezzamenti (evidentemente rivolti più a Mingrino che alla mia attenta passione) mi raccontò alla sua maniera, con l’aria sorniona che lo ha sempre contraddistinto, quello che era capitato a lui qualche anno dopo in terra d’Albione. E alla stessa maniera proverò a riferirlo a voi, senza aggiungere null’altro sulla sua multiforme personalità (ivi comprese l’Accademia Pergusea e la sezione ennese del’Accademia Italiana della cucina, due iniziative che da sole darebbero l’idea della sua passione per questa terra e lustro a chiunque).

Si era dunque recato a Silverstone per il Gran Premio d’Inghilterra di F.1 e al momento di entrare nel paddock, come si addiceva al suo rango, ebbe un intoppo imprevisto.

Quando parlo del suo rango, mi riferisco al fatto che, anche se non era ancora presidente della Federazione Italiana dell’Automobilismo Sportivo, la FIAS, come sarebbe diventato qualche anno dopo, rappresentava comunque l’Automobil Club di Enna e l’Ente autodromo, ed era comunque uno dei rappresentanti di vertice dell’automobilismo sportivo italiano.

L’addetto ai “pass”, un giovanotto inglese garbato ma severo non lo riconobbe e gli negò in maniera decisa l’ingresso.

Con il suo south english (l’inglese di noi meridionali), Nino provò a spiegare, a declinare le proprie generalità in tutte le maniere conosciute e sconosciute, provando a sillabare En-na, autodrome of Enna, Sicily, Italy, etc… senza cavare nulla da quella inflessibile testa bionda.

Poi d’incanto uscì fuori dalla sua disperazione più che dalla memoria la parola “Pergusa” ed ecco il miracolo: il severo funzionario britannico si aprì in un sorriso smagliante, finalmente capì e si scusò. Qualcosa dei rispettivi idiomi aveva ricomposto il tutto in una frase strampalata da un punto di vista sintattico ma perfetta come messaggio: “Sorry, welcome Mister Pergusa”!

La vita a volte è curiosa, mischia la passione e le parole e costruisce frasi di senso compiuto ben oltre il loro significato letterale. E questo trasforma misteriosamente i fatti in pezzi di storia.

Per parafrasare Roberto Vecchioni, penso che da qualche parte, non sappiamo in quale idioma, qualcuno lo avrà salutato in questi giorni con le stesse parole: Welcome Mister Pergusa!

 

Peppino Margiotta

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