Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
21-10-20

 

Ogni tanto mi ricordo di essere un ingegnere e come tanti colleghi mi viene un dubbio. Ma è possibile che tanti bravi bonusprofessionisti, compresi avvocati, commercialisti, ingegneri e architetti e persino notai abbiano veramente bisogno dei 600 euro del Governo?

Capisco che non hanno guadagnato nulla in questi due mesi, ma sono, siamo veramente alla fame?

Alcuni professionisti, a livello nazionale si sono ribellati, dicendo: ”Siamo professionisti, non possiamo inseguire il sussidio ma vogliamo una ripresa vera e forte del Paese”.

Come? Intanto abbattendo un altro virus che si annida fra noi da molti decenni, e che non ha un paziente zero ma è il mostro nato dalle nostre stesse viscere, come Alien, e che altri chiama, in senso dispregiativo, burocrazia.

Sì perché non è più solo dell’insieme ordinato dei pubblici funzionari e dell’organizzazione della pubblica amministrazione che parliamo, ma di una malattia endemica che ha impregnato la vita sociale ed economica della nazione. Da questa malattia sono diventati autoimmuni solo coloro che l’hanno generata e la tengono in vita, ma di cui la parte produttiva ed in genere il popolo cosiddetto sovrano continuano a patire le conseguenze nefaste.

Quel meccanismo perverso che ad una autocertificazione aggiunge i documenti da controllare, che per chiedere il passaporto ti fa fare tre versamenti in tre posti diversi (banca, posta, tabaccaio e sempre in contanti), che ti chiede la fotografia cartacea (stampa da digitale) e poi te la scannerizza, ecc. ecc.

Essendo ingegneri ci preoccuperemo intanto dei settori di nostra competenza. Vogliamo tornare a lavorare, dicevamo, ma per farlo con celerità ed efficienza, dobbiamo mettere mano ai lavori pubblici e sradicare quella mala pianta che è il codice dei contratti.

Per chi non ha dimestichezza con leggi e decreti, ripercorriamo a ritroso la storia dei lavori pubblici, incontrando dagli albori dell’Italia unita fino al 1994, solo due norme. La prima è una legge del 1865, la seconda il regolamento del 1895. Queste due norme, e in particolare il regolamento hanno retto in modo fermo e immutato le sorti dei lavori pubblici per oltre cento anni, comprese due ricostruzioni post-belliche senza che nessuno dovesse ricorrere a interpretazioni, pareri pro veritate, combinati-disposto, etc.

Dovete ancora sapere che la cosiddetta legge Merloni, che arrivò esattamente 100 anni dopo, fu sospesa dal governo dopo appena 50 giorni. Incominciarono da lì diversi tentativi di riforma (altro termine assai virulento) che produssero una cascata di fenomeni collaterali chiamati rispettivamente Merloni-bis, -ter e –quater, prima di lasciare il campo al nuovo codice appalti nel 2006.

Quel codice in nove anni ha subìto 597 modifiche, con l'intervento di 73 diversi provvedimenti legislativi, il 60% delle sue norme ha subito almeno una modifica e indotto circa 6.000 sentenze amministrative. Proprio un bel curriculum, tacendo dei due regolamenti, rispettivamente nel 1999 e nel 2010.

Poi è arrivata l’attuale Decreto 50/2016, che doveva essere un testo semplificato in accordo con la nuova Direttiva europea. Di questo è saggio e prudente non parlare in presenza dei bambini, che per ora scorrazzano davanti a tablet e PC di papà e mamma! Ci basti ricordare che è vissuto di vita propria solo tre anni, per poi generare il decreto n.56/2019.

Per la soddisfazione morale dei tecnici presenti, ricordo che un’altra terribile mutazione si era subito sviluppata dal corpo informe della legge, fagocitando i regolamenti e generando quel mostro che sono le linee guida dell’ANAC, l’Autorità anticorruzione.

Quanto l’ANAC, quanto tutte le leggi e disposizioni anticorruzione abbiano abbassato la corruzione in Italia ce lo stiamo ancora chiedendo. Per azzardare una risposta, penso a Mourinho: zeru tituli.

Questo quadro non è affatto estraneo a un risultato di mercato che equivale a perdita di Pil, rallentamento dell'economia, lentezza burocratica, inefficienza economica e amministrativa, già prima della crisi COVID-19. Immaginate adesso che dovremo rialzarci!

Dobbiamo tornare al regolamento del 1895? non credo sia questo il punto, ma tornare a quel modello di normative sintetiche, dirette, competenti, intuitive, semplici, credo sia il punto di partenza.

Questa, per questioni di spazio (nostro) e di pazienza (vostra) è solo una puntata sulle storture del sistema-Italia, a cui purtroppo abbiamo fatto l’abitudine, primi fra tutti noi siciliani.

E allora ben vengano pure gli aiuti contingenti, ma per favore, fateci lavorare, produrre, ricostruire!

Giuseppe Margiotta

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