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Martedì, 03 Agosto 2021

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Il D-dimero è un prodotto di degradazione della fibrina, una proteina responsabile della formazione di coaguli (trombi) nei vasid dimero sanguigni.

In ambito clinico, la determinazione del D-dimero nel sangue si inserisce nell'iter diagnostico della trombosi venosa profonda e dell'embolia polmonare. Quest'esame è dunque particolarmente utile nello studio di patologie correlate all'eccessiva o inappropriata coagulazione.

Il D-dimero è il più noto e caratteristico prodotto degradativo dei polimeri stabilizzati di fibrina. In seguito a un'emorragia questi polimeri di fibrina si intersecano in modo da formare una sorta di tappo (coagulo), che arresta il sanguinamento in sinergia con le piastrine e le altre cellule intrappolate al suo interno.

Dopo aver tamponato l'emorragia, il coagulo di fibrina deve necessariamente essere rimosso. Dal processo di dissoluzione di questo tappo (fibrinolisi), ad opera di varie sostanze, prime fra tutte la plasmina, originano i cosiddetti prodotti di degradazione della fibrina e del fibrinogeno (FDPs), a cui appartiene anche il D-dimero. Questi elementi si formano ogni volta che la fibrina stabilizzata viene tagliata dagli appositi enzimi; dal momento che la fibrina non è normalmente presente nel sangue come tale, ma sotto forma di un precursore (il fibrinogeno) attivato dalla lesione dei vasi sanguigni, la presenza in circolo di D-dimeri e degli altri prodotti di degradazione della fibrina attivata implica una precedente attivazione della cascata coagulatoria. Non solo, poiché per la formazione del coagulo la fibrina derivante dal fibrinogeno dev'essere "stabilizzata" dal cosiddetto fattore XIIIa (attivato dalla trombina), i prodotti di degradazione del fibrinogeno e della fibrina non stabilizzata esprimono un'attivazione primitiva della fibrinolisi.
D-dimeri e FDPs sono presenti e misurabili, seppur in bassissima concentrazione, anche in soggetti perfettamente sani, poiché i vari fattori pro-coagulanti e anti-coagulanti si trovano in una condizione di perfetto equilibrio omeostatico.
Sui due piatti di questa bilancia troviamo da un lato l'attivazione dei meccanismi coagulativi, con conseguente formazione di fibrina, e dall'altro la lisi della fibrina stabilizzata e l'inibizione della trombina circolante (necessaria per l'attivazione del fibrinogeno in fibrina).
Purtroppo in varie condizioni, patologiche e non, questo equilibrio viene perduto e - a seconda che la bilancia penda dalla parte del primo o del secondo piatto - si possono avere malattie trombotiche (eccessiva coagulabilità del sangue) o emorragiche (insufficiente coagulabilità del sangue). Nel primo caso l'organismo cerca di compensare il problema aumentando i fenomeni fibrinolitici (degradazione della fibrina), con conseguente aumento dei D-dimeri presenti nel sangue.

Quindi la presenza del D-dimero nel sangue è conseguenza di un triplice meccanismo:

  1. Attivazione della coagulazione con formazione di fibrina;
  2. Stabilizzazione per azione del fattore XIII (attivato dalla trombina);
  3. Successiva proteolisi da parte del sistema fibrinolitico (plasmina).

La concentrazione del D-dimero aumenta in tutte le circostanze, specifiche o aspecifiche, associate o caratterizzate da fibrino-formazione e fibrinolisi.
Condizioni fisiologiche e patologiche associate ad aumento del D-dimero comprendono:

  • Età avanzata;
  • Periodo neonatale;
  • Gravidanza fisiologica e patologica (incluso il puerperio);
  • Pazienti ospedalizzati e/o con disabilità funzionale;
  • Infezioni (in particolare, sepsi da Gram negativi);
  • Neoplasie;
  • Interventi chirurgici;
  • Traumi;
  • Ustioni;
  • Coagulazione intravasale disseminata (CID);
  • Trombo-embolia venosa;
  • Cardiopatia ischemica;
  • Arteriopatia periferica degli arti inferiori;
  • Aneurismi;
  • Scompenso cardiaco congestizio;
  • Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS);
  • Emorragie subaracnoidee ed ematomi sottodurali;
  • Malattie epatiche e nefropatie;
  • Malattie infiammatorie intestinali;
  • Malattie infiammatorie croniche (es. LES, artrite reumatoide ecc.)
  • Terapia trombolitica.

D-dimero Basso - Cause

Di norma, valori bassi o normali del D-dimero non indicano la presenza di un problema.

Come si misura

Il test del D-dimero viene eseguito prelevando un campione di sangue da una vena del braccio.

Preparazione

Non è richiesta alcuna preparazione specifica da parte del paziente.
Tuttavia, alcune condizioni influenzano la specificità del test, rendendo il D-dimero un indicatore meno utile ai fini diagnostici.
Questi fattori comprendono:

  • Età del paziente (incremento dei valori del D-dimero nei pazienti anziani);
  • Infiammazioni acute intercorrenti;
  • Neoplasie;
  • Recenti traumatismi;
  • Stato post-chirurgico.

Pertanto, in tali situazioni, i dati clinici andranno interpretati con maggiore cautela.

Interpretazione dei Risultati

Il dosaggio dei prodotti di dissoluzione della fibrina, in particolare del D-dimero, viene effettuato per indagare l'attività fibrinolitica dell'organismo in presenza di dubbi su malattie come la coagulazione intravasale disseminata, la trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare.
A causa delle numerose condizioni che possono aumentare i livelli ematici di D-dimero (vedi tabella), si tratta di un esame dalla bassa specificità, ma che in presenza di risultati negativi esclude con una certezza quasi assoluta la diagnosi di tromboembolismo venoso.

Per questo suo elevato rapporto sensibilità/specificità, il ruolo diagnostico del D-dimero è proprio quello di escludere, in presenza di valori bassi, la trombosi venosa profonda e l'embolia polmonare (nel complesso denominate "tromboembolia venosa - TEV").

L’ aumento dei D-dimeri (DD) puo avere :

  • Condizioni fisiologiche
  • Periodo neonatale
  • Gravidanza (e puerperio) fisiologica
  • Fumo di sigaretta
  • Popolazioni di pelle scura
  • Il D-dimero è spesso elevato nei soggetti anziani, presumibilmente in rapporto alla minore mobilità e all'aterosclerosi
  • Condizioni patologiche
  • Tumori
  • Post-intervento chirurgico
  • Traumi e immobilizzazioni
  • CID (coagulazione intravascolare disseminata)
  • Tromboembolismo venoso (trombosi venosa profonda ed embolia polmonare)
  • Cardiopatia ischemica
  • Ictus
  • Infezioni
  • Arteriopatia periferica
  • Scompenso cardiaco congestizio
  • Crisi emolitiche nell'anemia falciforme
  • Emorragie subaracnoidee ed ematomi sottodurali
  • Ustioni estese
  • ARDS
  • Malattie epatiche
  • Malattie renali
  • Terapie
  • Terapia trombolitica
  • Se i valori di D-dimero sono normali si può con ragionevole certezza escludere la trombosi venosa profonda o l'embolia polmonare, come causa dei disturbi.
  • Se i valori di D-Dimero sono elevati e vi è il sospetto fondato di trombosi venosa profonda o embolia polmonare, è necessario procedere per conferma con ulteriori indagini diagnostiche:
    • Nel sospetto di trombosi venosa profonda, verrà richiesto un ecocolordoppler degli arti inferiori.
    • Se è probabile l'embolia polmonare, invece, verrà eseguita una scintigrafia o una TAC polmonare con mezzo di contrasto.

 

Dott. Eduardo Campione

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