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Sabato, 25 Giugno 2022

 

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Un documento di Consensus elaborato dal Gruppo di Lavoro Infezioni e Terapie di Supporto dell'AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica), coordinato dal Dott. Simone Cesaro, elaborato all'indomani dell'estensione della vaccinazione prima all'età adolescenziale (12-17 anni) e successivamente all'età della seconda e terza infanzia (5-11 anni), affema che la vaccinazione anti-SARS-CoV-2 ai bambini affetti da tumore non solo si può, ma anzi si deve per proteggerli dal rischio di contrarre forme severe della malattia COVID-19.national cancer institute yg1Zayn0Few unsplash
Il documento evidenzia come la comunità dei pediatri oncoematologi italiani riconosce che i pazienti affetti da patologie oncologiche, da immunodeficienze primitive o secondarie e da citopenie di origine autoimmune o da insufficienza midollare rappresentano un'ampia categoria di bambini fragili, in cui la vaccinazione ha un ruolo importante per prevenire l'infezione da SARS-CoV-2 e la malattia che da essa deriva, permettere lo svolgimento regolare delle cure chemioterapiche o immunosoppressive e dei controlli o dei ricoveri ospedalieri e impedire ritardi di trattamento. A tale conclusione si è giunti al termine di una riunione plenaria in cui una serie di enunciati sono stati discussi e sottoposti alla votazione dei rappresentanti dei centri AIEOP.
È stato inoltre rilevato come, tra i pazienti di onco-ematologia pediatrica in Italia che hanno contratto il covid, il decorso della malattia finora osservato è stato per lo più favorevole, con solo il 3% di casi che hanno necessitato di ricovero in terapia intensiva e nessun decesso attribuito alla malattia nel corso delle varie ondate pandemiche; i dati mondiali mostrano tuttavia che COVID-19 può avere un decorso grave nei pazienti affetti da patologia oncoematologica.Alla luce del rischio individuale e dell'emergenza di varianti del virus – vedi Omicron - a elevata contagiosità, i pazienti pediatrici oncoematologici hanno dunque indicazione prioritaria alla vaccinazione contro SARS-CoV-2.“La condizione di immunodepresso – ribadisce il Dott. Arcangelo Prete, Presidente di AIEOP, Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica– non rappresenta una controindicazione bensì una motivazione ulteriore alla vaccinazione perché la stessa è diretta a proteggere il paziente fragile. Il rischio di effetti collaterali o reazioni avverse, quali la miocardite e la pericardite, è infatti estremamente contenuto e comunque inferiore rispetto al medesimo rischio collegato all'evoluzione della malattia provocata dal virus”.Si precisa, tuttavia, che la scelta del momento in cui eseguire la vaccinazione per un paziente oncoematologico in trattamento va personalizzata sulla base dell'intensità di cura del momento e del tipo di trattamento in atto. “In linea di massima – spiega il Dott. Prete – il tempo della vaccinazione per i pazienti in trattamento o che abbiano appena fatto il trapianto deve essere concordato di volta in volta con il medico curante”.

Infine, per tutelare il più possibile i piccoli pazienti oncologici, AIEOP puntualizza che sono raccomandati la vaccinazione dei genitori e dei familiari stretti e il mantenimento delle misure di protezione individuale e sociale come l'uso della mascherina, l'igiene delle mani e il distanziamento fisico o sociale, che rimangono i cardini di prevenzione dell'infezione SARS-CoV-2. In questo ambito la vaccinazione annuale per l'influenza per il paziente e i familiari rimane una misura di prevenzione raccomandata.

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