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Martedì, 26 Ottobre 2021

Il dolore è il risultato di una stimolazione delle terminazioni nervose sensoriali. È una sensazione spiacevole che può manifestarsi in diversi modi e che si distingue in acuto e cronico, in base alla durata dello stesso.pexels karolina grabowska 4506109

Il dolore acuto consente a chi ne soffre di sapere che qualcosa nel suo corpo è danneggiato o non funziona bene e scompare quando la causa si risolve.

Il dolore cronico è un tipo di dolore la cui durata si estende per un periodo maggiore di tre mesi dal momento in cui il trauma, la ferita, l'infezione o la malattia che lo ha generato risulta guarita. Può essere continuo o intermittente e se non viene risolto con trattamenti adeguati viene definito "intrattabile".

Data la sua persistenza nel tempo, il dolore cronico interferisce direttamente nella vita del paziente che ne soffre, minando progressivamente il normale svolgimento delle attività quotidiane.

In Europa il dolore cronico affligge 1 adulto su 5, in Italia sono oltre 13 milioni le persone che ne soffrono (13.181.856, il 26%), ma un terzo non si cura.
I pazienti affetti da sindromi dolorose croniche consultano il medico in media 2-3 volte al mese, il 25% di questi pazienti afferisce ad un pronto soccorso almeno una volta in 6 mesi e il 22% viene ricoverato. L'assenza media dal lavoro per paziente è, in media, di 14 giorni all'anno.

Il tema del dolore cronico è stato affrontato anche da Motore Sanità alla Summer School 2021 “La neuromodulazione del dolore cronico: dal valore clinico agli aspetti organizzativi”, in cui è stato presentato il modello Veneto nella gestione del dolore, dal Dottor Marzio Bevilacqua, Direttore UOC di Medicina e Terapia del Dolore Ca’ Foncello Treviso Centro Hub della Regione Veneto e il Dottor Gilberto Pari, Responsabile della Medicina del Dolore della C.C. S.M. Maddalena Occhiobello (RO) Centro Privato Accreditato in Regione Veneto.

Solo la specialità di Anestesia e Rianimazione e Terapia del dolore, tra le tutte, ha sempre avuto la mission di combattere il dolore acuto, in principio per rendere eseguibili gli interventi chirurgici e, ancor più dopo l’avvento della Legge 38/2010, anche quella di combattere il dolore cronico non oncologico. La figura dell’anestesista che si occupa solo di dolore cronico si è progressivamente affrancata dalla sala operatoria e ora, come medico, si occupa esclusivamente di questa problematica utilizzando il bagaglio di esperienza accumulata dall’anestesia ma anche ampliando l’orizzonte a nuove conoscenze proprie di altre specialità.

Ad oggi purtroppo sono molto pochi i medici che hanno acquisito un’esperienza consolidata sul dolore cronico e anche il numero delle strutture presenti, pubbliche e private, in grado di gestirlo, poiché fanno fatica a soddisfare la crescente domanda di visite specialistiche in questo settore. Inoltre, negli ultimi 18 mesi molti pazienti a causa della pandemia da Covid-19 non hanno potuto accedere agli ambulatori con un aggravamento della sintomatologia ed un allungamento delle liste d’attesa, vera spina al fianco di ogni struttura sanitaria.

“Il dolore è sempre stato affrontato come evento acuto, ma quello che oggi rappresenta la vera sfida per il Ssn, come si è visto dai dati sopra riportati, è invece quello cronico – ha spiegato il Dottor Marzio Bevilacqua, Direttore UOC di Medicina e Terapia del Dolore Ca’ Foncello Treviso Centro Hub della Regione Veneto -. Gestire la cronicità, non solo in ambito dolore, è la sfida più complessa ed onerosa che oggi il Ssn si trova e si troverà a combattere, poiché sarà necessario reinventare compiti e funzioni in una società che sta rapidamente cambiando i bisogni, ma soprattutto si dovrà creare una nuova organizzazione territoriale per rispondere a questi bisogni e sarà indispensabile costituire dei team medici dedicati e formati”.

“Trattare il dolore cronico di un paziente complesso significa affrontarlo in un gruppo interdisciplinare di professionisti - ha aggiunto Dottor Gilberto Pari, Responsabile della Medicina del Dolore della C.C. S.M. Maddalena Occhiobello (RO) Centro Privato Accreditato in Regione Veneto. “Ciò significa che i medici devono mettere in comune le proprie conoscenze e competenze in modo da lavorare assieme per l’interesse del paziente, che desidera solo poter ritornare alle proprie attività quotidiane, anche lavorative, ma soprattutto migliorare la propria qualità di vita. Per raggiungere questo obiettivo è necessario mettere in campo più competenze per ottimizzare le risorse, creando degli appositi percorsi diagnostico-terapeutici condivisi e codificati. Tutto questo è necessario sia per ottenere dei risultati tangibili sia per dare appropriatezza alle terapie mediche e soprattutto a quelle che utilizzano dispositivi medici”.

Propedeutica a un cambio di rotta nel trattamento del dolore cronico è la partecipazione dei medici di medicina generale come primo nodo della “Rete del dolore”: essi devono filtrare i pazienti e indirizzarli al posto giusto e nel momento opportuno ai Centri superiori. È inoltre opportuno predisporre di percorsi diagnostico-terapeutici definiti e condivisi, istituendo dei team interdisciplinari dedicati al dolore coinvolgendo anche i fisioterapisti e gli psicologi; riconoscere ai Centri che si occupano di dolore dei budget adeguati alla quantità e qualità di prestazioni erogate con possibilità di accesso alla sala operatoria, ai letti di degenza (ordinari e DH) e alla riabilitazione; coinvolgere nell’obiettivo sia strutture pubbliche che private poiché la domanda è enorme; creare le basi per una formazione continua per tutte le figure professionali coinvolte nella gestione dei pazienti con dolore cronico (medici, infermieri, psicologi e fisioterapisti).

 

Giovanna Garlisi

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