Oltre la Disabilità

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Venerdì, 23 Febbraio 2024

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Tutti diversi ma pieni di difetti, questa è un frase che mi ha colpito sulla quale vorrei approfondire. Ognuno di noi ha delle capacità, ma anche dei difetti, delle imperfezioni di tipo caratteriale, ma anche dovuti a fattori fisici e psichiatrici. ernest brillo bO3lEGHbk2M unsplashLa diversità può essere sinonimo di pregio ma anche di difetto, ogni persona può possedere un pregio diverso dall’altra ma che pur nella loro diversità, le completa a vicenda. Nel ricercare notizie in tal senso mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul sito guidapsicologici.it dal titolo: “Del gregge amo solo la pecora nera: riflessioni sulla diversità”. Il primo elemento che mi ha colpito indipendentemente dal contenuto del pezzo è stata la definizione “pecora nera”, un'espressione molto comune usata per indicare colui o colei che per il proprio modo di fare o di essere si differenzia dal resto della famiglia. Solitamente ciò che caratterizza “la pecora nera” della famiglia è il suo modo di fare o di essere, in lui vengono individuati tutti i difetti; ma in realtà tutti siamo diversi. Ma essere diverso è veramente un difetto? Che cosa è un difetto? Un comportamento, un modo di essere, un modo di fare, un modo di agire assume per tutti lo stesso significato? Proprio perché siamo diversi l’uno dall’altro un difetto può assumere un significato differente in ognuno di noi. Solitamente chi non rispetta le regole del proprio gruppo-famiglia viene definito la “pecora nera” del gregge. Wikipedia.org definisce “pecora nera” come un'espressione polirematica che si ritrova in diverse lingue e sta ad indicare colui che si distingue in maniera negativa o positiva dal resto del gruppo, ad esempio chi ha imboccato una cattiva strada o non soddisfa pienamente le aspettative degli altri componenti può essere definito come tale. Da questa definizione si sottolinea e si comprende che l’espressione “la pecora nera” sia usata in modo negativo, ma a quanto pare chi viene definito tale può possedere delle qualità e non necessariamente dei difetti. Chi si trova nella posizione di pecora nera, si legge ancora nell’articolo di guidapsicologici.it, ha la possibilità di percorrere due strade, accettare la propria diversità e reagire oppure farsi sopraffare dalle critiche e dal disprezzo. Ognuno di noi ha dei modi diversi di reagire nei confronti di coloro che criticano le proprie diversità: accettare le proprie diversità ma reagire impegnandosi a rendere meno appariscente la propria diversità, magari tirando fuori e sfruttando le proprie abilità, questo permette di occultare le proprie inabilità. Oppure reagire passivamente senza fare nulla per cambiare la propria posizione.

Nonostante si hanno delle diversità, delle inabilità è necessario trovare la propria strada, ma per fare questo è necessario fare uno studio sulla propria persona, scoprire quali possono essere le proprie capacità trovando la propria strada. Ma perché la diversità fa paura? Tutto ciò che non conosciamo ci fa paura, tutto ciò che è diverso da noi ci fa paura, tutte le cose o persone diverse da noi ci fanno paura, chi parla in modo diverso dal nostro ci può fare paura, chi ha un colore diverso dal nostro ci porta ad avere paura, chi parla in modo differente può suscitare un senso di paura. Una paura, affermano gli psicologi, può essere dettata dall’odio o da un meccanismo di difesa, come se il nostro sistema nervoso attivasse un campanello d’allarme che ci protegge da ciò che non conosciamo e da eventuali pericoli o cambiamenti rispetto al proprio equilibrio interno. Il fatto che la diversità sia o meno un difetto mi conduce a fare una domanda: la diversità è una qualità o un difetto? Forse non è facile trovare una risposta, ognuno di noi vede la diversità in modo diverso, non tutti trovano nella diversità una qualità o un difetto; ciò che per una persona può essere un difetto per altri può rappresentare una qualità. Forse il problema di fondo, cosi come scrive guidapsicologici.it, sta nel fatto di accettare quello che è diverso da noi, accettare il modo di pensare di tutti gli appartenenti a questa comunità, si legge nell’articolo da cui ho preso spunto. Mi chiedo ancora: ma l’uomo ha la capacità di accettare i diversi modi di pensare, l’uomo accetta veramente chi la pensa in modo diverso? Chi è diverso? Domande alle quali possiamo trovare un'unica risposta, l’uomo per natura non è del tutto propenso ad accettare la diversità, lo si legge nella storia e nei fatti che accadono nel quotidiano; guerre e lotte sociali, anche lo sciopero è un modo per contestare la diversità, chi la pensa in modo diverso da noi. È giusto avere modi di fare, di agire, di pensare e difendere le proprie idee, ma questo non significa essere in una condizione di difetto. Ogni comportamento, ogni stato fisico o psichiatrico che per determinate persone, o in determinati contesti, può rappresentare un difetto. Quando in una famiglia un suo membro ha dei comportamenti diversi che non sono conformi agli altri viene considerata la pecora nera della situazione. Secondo l’articolo preso in esame, chi si sente la ”pecora nera della famiglia” deve avere la capacità di tirar fuori le proprie qualità, le proprie abilità e superare “le barriere del gregge”. Ma analizziamo l’affermazione ”barriere del gregge”, il gregge e l’insieme di più pecore che vengono custodite da un unico pastore. Anche nel vangelo di Gesù ritroviamo tali termini “pecore, gregge” le pecore, nel testo sacro rappresentano il popolo di Dio, le sue creature, l’uomo. Anche la società è un gregge, un insieme di più persone che vivono nello stesso contesto, persone diverse l’una dall’altra dove ognuno ha pregi e difetti e dove capita che ognuno di noi, pur vivendo nello stesso gregge-società, si senta una pecora nera, perché non ci si sente accettarti, compresi, capiti proprio perché si è diversi e pieni di difetti.

Andrea Fornaia

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