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Martedì, 03 Agosto 2021

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Oggi il nostro trekking ci porta all'interno della Riserva naturale orientata Rossomanno-Grottascura-Bellia, che interessa i comuni di Enna, Aidone e Piazza Armerina.

Istituita nel 2000 copre una superficie di 2011 ettari, e rappresenta uno dei polmoni verdi della provincia di Enna.Monte Rossomanno

La riserva viene attraversata anche da una delle sei tappe del Cammino di San Giacomo in Sicilia, un percorso di 125 km che collega Caltagirone a Capizzi, due città dove il culto del santo è molto sentito e che conservano le reliquie dell'apostolo martirizzato in Giudea intorno al 43 d.C.

Il Cammino di San Giacomo è stato inaugurato ufficialmente il 4 luglio 2021, ed è un percorso di fede che ha le potenzialità per portare nel centro Sicilia pellegrini provenienti da tutte le parti d'Italia.

La terza tappa del Cammino, lunga 21 km, parte dalla trecentesca chiesa sconsacrata di San Giacomo di Piazza Armerina, che già 700 anni orsono dava ospitalità ai pellegrini diretti in Terra Santa e giunge a Valguarnera passando all'interno della Riserva.

Il trekking che viene qui proposto parte dalle Pietre incantate, all'interno del Parco Ronza poco distante da Piazza Armerina, e si sviluppa per 12 km tra andata e ritorno.

Le Pietre incantate, o Pietre danzanti, dalla vaga sembianza umana, tecnicamente sono delle torbiditi, formazioni generate per deposizione di materialeTorre degli Uberti sedimentario a causa di correnti di torbida, e sono uno dei circa 50 geositi che fanno parte del Geopark Rocca di Cerere della provincia di Enna.

La leggenda vuole che il martedì grasso un gruppo di persone si trovasse a passare da lì cantando e ballando. Giunta la mezzanotte, e quindi il mercoledì delleNecropoli Trovato 2 ceneri, l'allegra compagnia non smetteva di fare festa ed ecco arrivare la punizione divina, che trasforma la comitiva in statue condannate a danzare nella pietra per l'eternità.

Il territorio della Riserva è abitato da almeno 3000 anni, le colline che vi si trovano (Cozzo Siracusa, Cozzo Campana Cafeci, M. Rossomanno, M. Serra Casazze) erano luoghi ideali per stabilirvi un insediamento difendibile. Il terreno era ed è ricco di sorgenti d'acqua, ma sabbioso, molto permeabile, quindi privo di zone paludose potenzialmente malsane.

Il sentiero si sviluppa in pianura; resti di molluschi, ostrea e pecten ci ricordano che questa zona 2,5 milioni di anni fa era coperta da un mare basso e caldo.

Ai piedi di Serra Crovacchio vediamo la necropoli Trovato, con le sepolture circolari collettive - i cosiddetti campi di crani - del 4. secolo a.C., che rappresentano un unicum in quanto non fanno parte della nostra tradizione sepolcrale.

Si sale su Monte Rossomanno, la strada è pietrosa ma esservi in cima ripaga della fatica. Lo sguardo si apre sull'Etna, Enna, Valguarnera e sul Monte SerraConventazzo Casazze con i resti delle mura dell'antico abitato greco di Rodion Mantion.

Il villaggio medievale è invece una pietraia. Nel 1396 le truppe di re Martino il giovane danno l'assalto all'abitato e con lucida determinazione si decide che non debba restare una pietra sull'altra. Si chiude definitivamente la vicenda della famiglia degli Uberti, la stessa cui apparteneva il Farinata dantesco.

Giovanni, il figlio di Scaloro, resta ucciso. I feudi Rossomanno, Fundrò, Gatta e Polino vengono divisi, gli abitanti di Rossomanno deportati ad Enna nella zona del Pisciotto e quelli di Fundrò nell'area che ancora oggi viene chiamata Fundrisi.

Nella Riserva, gestita dall'Azienda foreste demaniali, è possibile incontrare l'istrice, il riccio, il coniglio selvatico, la volpe e il cinghiale, introdotto qualche anno fa.Pietre danzanti Tra i rettili vi sono la lucertola comune, il ramarro e il biacco. Sono state censite anche 42 specie di uccelli: voglio ricordare il gheppio, la poiana, il falco pellegrino, il picchio rosso maggiore.

Si continua per il sentiero sterrato, a terra i solchi dei carri scavati nella pietra. A sinistra i resti della città greca di Rossomanno, distrutta pare dai Romani verso la metà del 2. secolo a.C. per avere offerto aiuto agli schiavi capeggiati da Euno durante la prima guerra servile. A destra una collinetta si distingue perchè vi cresce un solo albero. Chi avesse voglia di arrampicarsi fino alla cima troverebbe il basamento di una chiesa bizantina.

Il sentiero sterrato prosegue in discesa; a sinistra su una collinetta si trova ciò che resta della trecentesca torre degli Uberti, che domina la vallata sottostante.

Si continua a scendere per il sentiero pietroso, poi all'improvviso appena fuori dal bosco di pini, come una visione, appare il seicentesco convento benedettino: il "cunvintazzu", come viene solitamente indicato. Dedicato a San Giovanni evangelista, fu abitato da una piccola comunità di monaci e meta di pellegrinaggio per gli abitanti di Valguarnera che qui si recavano per la festa di San Giovanni. Il convento restò attivo fino al 1850, quando l'ultimo monaco venne ucciso per mano dei briganti durante un tentativo di rapina. Da allora è disabitato e abbandonato.

Si torna indietro per lo stesso sentiero e lo sguardo spazia fra i pini e gli eucalipti, frutto di rimboschimento. Resta poco dell'antico bosco di querce, qua e là troviamo il castagno, il noce, il nocciolo, il bagolaro e la robinia. Qui sono state censite 91 specie di piante, vi si trova anche l'alkanna tinctoria, dai bei fiori azzurri, dalla cui radice essiccata si estrae una sostanza usata per tingere di rosso i tessuti.

Di ritorno, la mente ripercorre i luoghi e le antiche tracce.

Questo sito si è svelato, la conoscenza è importante perchè possiamo sentire nostro un territorio. Solo così si riesce a proteggerlo e valorizzarlo.

Del resto, un trekking serve anche a questo. Non vi pare?

Sebastiano Maugeri

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