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Giovedì, 29 Settembre 2022

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La Chiesa di San Giovanni Evangelista a Scicli, in provincia di Ragusa, custodisce una raffigurazione della crocifissione di Cristo a dir poco particolare: il “Cristo di Burgos”, detto anche “Cristo in gonnella”.Cristo in gonnella Scicli

Il curioso dipinto raffigura Cristo in croce, con il corpo martoriato e mani e piedi chiodati (sotto ai quali figurano due coppe argentate e un uovo di struzzo) con indosso una veste che richiama alla mente una lunga gonna bianca, che copre le gambe fino alle caviglie.

Pare che il dipinto, datato 1695 ed opera di un certo Don Juan de Palazìn, sia stato portato in città dallo spagnolo Domingo de Cerratòn, diventato comandante della “Sargenzia” di Scicli e donato dalla moglie al convento del luogo, nel quale la donna si rifugiò dopo la morte del marito.

Nei primi del '900, il quadro, in seguito all'abbattimento del monastero, fu portato nella sacrestia della chiesa fino al momento in cui don Paolo Ruta, sacerdote appassionato d'arte, decise di trovargli una collocazione all’interno della chiesa.

Tale particolare raffigurazione della crocifissione è molto diffusa in Spagna e nel mondo latino-americano ed è ispirata da un’antica scultura custodita nella Cattedrale di Burgos (da qui, il nome “Cristo di Burgos”). La scultura spagnola modello del dipinto rappresenta un Cristo particolarmente realistico, realizzato utilizzando materiali come pelle bovina per il corpo, unghie nelle dita di mani e piedi e veri capelli a ricoprirne la testa ed il volto. Lo “scheletro” del crocifisso è fatto in legno, ma è dotato di giunture mobili, che permettono alla statua di muovere braccia e gambe, se toccate.

Questa scultura, oggetto di grande venerazione in tutta la Spagna, pare che sia stata donata nel 1308 da un commerciante di Burgos che la trovò in una cassa galleggiante durante un viaggio per mare, inclusa la curiosa veste (in realtà un abito sacerdotale) che già nel 1300 doveva avere un aspetto antico, sebbene fosse perfettamente conservato.

Un dipinto gemello è stato ritrovato, in maniera del tutto casuale, in un oratorio privato di Gravedona, in provincia di Como.

 

Immagine tratta da www.ragusanews.com

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