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Martedì, 26 Ottobre 2021

Tra i comuni della provincia di Agrigento, nella sua parte più occidentale, sorge Montevago, un piccolo centro della Valle del Belice di poco più di 2700 abitanti noto – oltre che per la sorgente di acqua sulfurea che ha dato origine alle Terme Acqua Pia – per essere uno dei comuni tremendamente colpiti dal violento sisma del 1968, noto come “terremoto del Belice”, che distrusse 14 paesi nelle province di Trapani, Agrigento e Palermo.montevago vecchia

La parte “antica” del paese, della quale rimangono solo le rovine, è ancora oggi testimonianaza della violenza del sisma: i ruderi di Montevago vecchia sono infatti aperti al pubblico per preservare la memoria storica del paese e aprire gli occhi sull'imprevedibilità della natura, poco clemente con la Valle.

Dal momento in cui si varca la soglia del cancello che permette l'ingresso all'antico complesso di ruderi, si ha la sensazione di essere catapultati in un'epoca in cui il tempo si è bruscamente fermato, lasciando spazio all'impetuosa e inaspettata tragedia che ha radicalmente cambiato la vita degli abitanti del luogo. Tra le case in rovina e i resti della Cattedrale di Montevago, regnano sovrani lo stupore, la quiete e la memoria fino a turbare l'animo del visitatore, che non può che silenziosamente osservare.

A inizio 2021, dopo 53 anni dalla tragedia, è nato il progetto “Percorsi Visivi”, dell'associazione culturale “La Smania Addosso”, con l'obiettivo di valorizzare il luogo “impregnando” le macerie di arte, cultura, senso di resistenza e rinascita con la realizzazione di evocativi murales sulle mura ancora in piedi.

Così il pensiero, ancora di più, va a Giuseppe Ungaretti e alla sua “San Martino del Carso”:

“Di queste case
non è rimasto
che qualche
brandello di muro

Di tanti
che mi corrispondevano
non è rimasto
neppure tanto

Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore
il paese più straziato”.

 

 

 

Giovanna Garlisi

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