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Martedì, 26 Ottobre 2021

Il castello di Carini è una fortezza medievale particolarmente suggestiva che si trova nell'omonima città, in provincia di Palermo.

castello carini

Eretto per volere del primo feudatario normanno, Rodolfo Bonello – guerriero del conte Ruggero I di Sicilia –, il castello fu testimone, nel corso dei secoli, dell'insediamento di diverse famiglie nobili, baroni e re.

Diventato oggetto di una serie continua di cantieri di restauro, a partire dal XV secolo e nei secoli a venire, il castello subì un'evoluzione architettonica, diventando caserma e successivamente palazzo signorile.

Le mura medievali del maniero risalgono all'XI e al XII secolo; la seconda porta del castello, invece, presenta elementi arabo-normanni. Vi sono una stanza con volta a crociera, che originariamente era un muro esterno; un vano privo del pavimento, che mostra le fondazioni di strutture precedenti; un grande salone diviso da due arcate a sesto acuto con colonna centrale.

Nel lato est del castello si possono vedere un lavatoio in pietra di Billiemi, una cappella affrescata a trompe-l'œil, una statua in marmo raffigurante la Madonna di Trapani.

Nella cappella si ammira un artistico tabernacolo ligneo del primo decennio del Seicento con colonnine corinzie che scandiscono prospettivamente lo spazio.

Al piano superiore, l'ala quattrocentesca del castello, è presente il salone delle feste, caratterizzato da un soffitto ligneo a cassettoni, un camino impreziosito dallo stemma dei La Grua ed ampie finestre.

Interessanti sono le stanze affrescate, come quella in cui si trova la pittura murale ritraente Penelope ed Ulisse. Un vano, infine, merita attenzione perché si caratterizza per le vele e i pennacchi terminanti in pietra di Billiemi di stile gotico-catalano.

Il castello è noto ai più per la tragica vicenda che coinvolse Laura Lanza di Trabia, Baronessa di Carini, moglie di don Vincenzo La Grua-Talamanca e, con molta probabilità, amante di un certo Ludovico Vernagallo. Dopo aver scoperto un presunto tradimento della donna con quest'ultimo, il padre di lei (don Cesare Lanza di Trabia, successivamente conte di Mussomeli) uccise entrambi, mettendo a tacere i diaristi del tempo grazie alla potenza delle famiglie coinvolte. Rimangono però gli atti di morte dei due amanti, custoditi nell'archivio storico della Chiesa Madre di Carini.

Una leggenda narra che ogni anno, in occasione dell'anniversario della morte di Laura, comparirebbe, nel muro della stanza in cui venne uccisa, l'impronta lasciata dalla mano insanguinata della baronessa, pochi istanti prima della morte.

 

Giovanna Garlisi

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