In provincia di Messina, tra Tusa e Tusa Marina, vi è un'antica città siculo-greca dal nome “Alesa Arconidea”. Fondata nel 403 a.C., da Arconide di Herbita, conobbe lo splendore in età romana ed è tutt'ora oggetto di scavi archeologici.1623px 2009 03 22 03 29 Sizilien 438 Halaesa

Il nome della città, e del fiume che vi scorre nei pressi (oggi torrente Tusa), deriva dal termine greco alè (incerto vagare), dal verbo alaomai e sembra riferirsi alle popolazioni sicule cacciate dalle città conquistate.

Il termine “Arconidea” è da attribuirsi ad Arconide di Herbita, colui che concesse parte del territorio più settentrionale della città ai Siculi che l'avevano aiutato durante la guerra, dopo la pace con la potente Siracusa del tiranno Dionigi.
Ad Halaesa sono state rinvenute due tavole in marmo, che fanno una specie di censimento del territorio in periodo ellenistico e una specie di lottizzazione dell’agro, che ci riferisce di quattro templi: uno dentro le mura dedicato ad Apollo e due extraurbani, dedicati ad Adrano e a Giove Milichio, dei bagni, un acquedotto, la “fonte Ipurra”, il “tapanon” e il “tematetis“.

Ulteriori scavi hanno portato alla luce delle monete che ritraggono la testa di Zeus con capelli corti.

I resti antichi del territorio comprendono:

  • una possibile struttura termale di cui si conservano i mosaici nella zona delle "Case Gravina", forse identificabile come "i bagni" citati dalle "tavole alesine";
  • forse il ponte sul torrente Tusa ("ponte Riggieri"), che sembra tuttavia di datazione più recente;
  • torre Migaido, il torrione centrale che risale all'epoca della conquista araba, alla fine della vita della città di Alesa;
  • strutture idriche ("Viviere") di captazione di un gruppo di sorgenti per l'acquedotto cittadino, nella località "Fruscio";
  • la zona dell'attuale contrada Ospedale, a metà strada tra Alesa e Tusa, potrebbe essere identificata, per la somiglianza del significato dei toponimi, con la "via Xenide" citata dalle "tavole alesine": in tal caso si troverebbero in questa zona il tempio di Adrano, il "tapanon" e il "tematesis".

La città venne dotata nel IV secolo a.C., di mura di fortificazione che circondavano la collina con un circuito di circa 3 km, con tracciato irregolare che segue il rilievo orografico.

Sulla via principale si apriva nel centro della città l'agorà, su una terrazza aperta verso est sulla vallata del fiume Tusa e chiusa ad ovest da un muro di contenimento del taglio del pendio, sopra il quale corre una strada. Davanti al muro di contenimento occidentale la piazza venne infatti chiusa sui lati ovest e nord da un monumentale doppio portico. Sul fondo del portico si aprono otto ambienti bipartiti che utilizzano come muro di fondo il grande muro di contenimento: si tratta di sacelli di culto, con nicchie per statue e altari posti nel vano più interno.

Sull'acropoli sono presenti tre basamenti templari. Il complesso cultuale consisteva in due templi laterali e in un terzo più grande dedicato ad Apollo, il nume tutelare della città.

Fuori le mura, nello spazio antistante le due porte della città verso sud, si trova un colombario, privo della originaria copertura a volta e con pareti in opera reticolata con nicchie per la deposizione delle urne. Il colombario segna la posizione della necropoli di epoca romana.

Nel 835-836, la città fu saccheggiata dagli Arabi, costretti a ritirarsi a causa di forze sopraggiunte a difesa della città. Halaesia sembra sia stata abbandonata in seguito alle distruzioni di un terribile terremoto (856), in seguito al quale la popolazione si spostò nel sito, più facilmente difendibile, dell’odierna Tusa.

Foto di Allie_Caulfield from Germany - 2009-03-22 03-29 Sizilien 438 Halaesa, CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=18955552