Pensieri Randagi
DEDALOMULTIMEDIA
18-01-19

 

O Signore, non sono degno di partecipare alla tua mensa: ma di’ soltanto una parola ed io sarò salvato. La Pubblica lupo agnelloAmministrazione fino a qualche anno fa era uno smorzatore dei reati perpetrati dall’arroganza dei signorotti che senza a muddichedda a littra si autoincoronavano progettisti e financo direttore dei lavori. Accadeva, sovente, che il proprietario con i suoi soldi poteva intervenire sulla sua casa a proprio piacimento – in combutta con delle superlative maestranze che conoscevano a menadito le norme dell’urbanistica, la portanza terreno e i meccanismi di rottura degli elementi strutturali – abbattendo muri portanti, modificando i prospetti esterni, sbucando solai, ampliando superfici abitative cambiandone poi la destinazione d’uso da stalla a salotto.

Quello sopramenzionato, seppur grottesco e scandaloso, era una pratica ordinaria, dove il connubio committenza-maestranza si avvaleva di un tecnico pupazzo corollario di una sopraffazione già inferta, per asserire che i lavori erano stati eseguiti a regola d’arte e bla bla bla. Ed ecco, subito pronto un foglio, prodotto all’uopo secondo la disponibilità economica della committenza. E la casa costruita sotto lo strapiombo di un versante, o dentro il letto di un fiume, o sopra un terreno con caratteristiche geotecniche non proclive alla costruzione di manufatti edilizi, diventava un gioiellino, riconosciuto tale perfino dentro lo studio di un integerrimo notaio che con agibilità, e nel peggiore dei casi con concessione edilizia alla mano, poteva redigere in tutta tranquillità l’atto notarile di compravendita.

Si sa, in Italia, sono le carte quelle che contano. Certo, la Pubblica Amministrazione aveva il ruolo di controllore, doveva verificare che le attestazioni fossero veritiere, e bloccare eventuali abusi nell’incipienza del loro evolversi. Compito che per la verità non ha mai effettuato in maniera sistematica – tranne per qualche sparuto caso impostogli da avverse condizioni puntuali – perché magari oberatissima, consentendo il proliferarsi dello scempio con il quale tutti quanti ogni giorno siamo costretti a fare i conti. La colpa è stata del branco anonimo e deindividualizzato che nei decenni passati si è celato dietro il paravento della Pubblica Amministrazione. Ma, nello specifico, chi c’era dietro la Pubblica Amministrazione? La società civile. Nessuno escluso. Tutti eravamo la Pubblica Amministrazione e tutti siamo stati complici di questo fallimento. Adesso la musica è cambiata.

Dalla Pubblica Amministrazione la responsabilità si è riversata sul tecnico che deve controllare, asseverando secondo precisi protocolli, il paradigma dei lavori: quindi da una moltitudine informe di persone, l’onere della colpa, adesso, transita su una persona individuata in maniera netta e precisa: il tecnico lupo-agnello che dovrà scegliere se immolarsi o meno come capro espiatore. Sovente, si continua a chiedere, infatti, al tecnico incaricato – a reato già compiuto – di certificare la regolarità dell’esecuzione di lavori già avvenuti, asseverandone la conformità alle prescrizioni vigenti. Sento il grido di molti tecnici intrappolati, ma pochissimi per fortuna sono disposti a diventare veramente agnelli quando si tratta di salire sulla croce, quando gli si chiede di trasfigurare la corrispondenza biunivoca tra il contenuto certificato attraverso la parola scritta, i disegni, e lo spazio che un organismo architettonico – fatto di materiali intrecciati – riempie con la sua massa. Una consistente parte, dalla ben definita indole, preferirà continuare a frignare per poi abbassarsi le braghe al momento opportuno, mentre ad un cospicuo sciame di professionisti, per sopravvivere verrà imposto di avere il respiro fantasma: essere un bravo gost techical al servizio di un agnellolupo coraggioso. Rimarrà la colpa, univocamente identificata, quando la natura col suo tempo di ritorno, deciderà di collassare la prepotenza dell’uomo, per realizzare l’antimiracolo della transustanziazione: la moltiplicazione degli agnelli che resteranno sotto le macerie.

Un pezzo di carta di per sé genuino, ma dal contenuto menzognero – reato penale che si chiama falso ideologico – non potrà schiarire il buio abbacinante che andrà a riempire gli interstizi della coscienza collettiva segregata dal dolore. Agnello di Dio, tu che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Salvatore Virzì