Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
01-12-20

Tra i diversi canali comunicativi, la musica risulta spesso uno dei più efficaci, versatili e utili. La musica, una forma d'arte usata musicoterapianon solo come strumento di svago, divertimento e rilassamento, ma una vera e propria tecnica terapeutica per favorire vari processi tra cui quelli relativi all'integrazione delle persone con disabilità a molteplici livelli. La consapevolezza che la musica possa costituire una vera e propria prassi terapeutica è, in realtà, molto antica: in tutte le culture del passato, infatti, musica e medicina erano praticamente una cosa sola. Fin dall’antichità la musica ha assunto un ruolo fondamentale della vita dell’uomo, così come molti filosofi, da Platone ad Aristotele, sostenevano che filosofia e musica esisteva un stretto legame. Secondo Platone l’uomo, attraverso la musica si può ottenere la calma interiore, la serenità e la morale. Aristotele vedeva la musica come mezzo per migliorare la propria morale e liberare, alleviare, le proprie tensioni psichiche. La musica, come strumento riabilitativo, affonda le proprie radici nella prima metà del 1700 grazie al trattato di musicoterapia di Richard Brockiesby, un medico londinese. Mentre In Italia, per poter parlare di musicoterapia è necessario attendere il 1843 dove avranno luogo i primi esperimenti ad opera dello psichiatra Biagio Gioacchino Miraglia.

Una definizione di questa forma di terapia “la musicoterapia” si avrà nel 1996 dalla Federazione Mondiale di Musicoterapia che affermerà: " la musicoterapia è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive".

La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell'individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l'integrazione intra ed inter-personale, in modo da migliorare la propria qualità di vita grazie ad un processo preventivo, riabilitativo e terapeutico. La musica diventa terapia grazie al fatto che durante l'attività avviene l'incontro con l'altro, assume un ruolo di intermediario. Il suono prodotto dalla musica può essere considerato un mezzo di comunicazione non verbale che permette al misicoterapista e al paziente di entrare in comunicazione, così scrive Valentina Bressan, una musicoterapeuta di Milano in un suo articolo reperibile sul sito www.lorenzomagri.it. “Suono e comunicazione risultano essere i due poli intorno ai quali si organizza e si sviluppa principalmente l'attività della musicoterapia”. I soggetti ai quali la musicoterapia si rivolge sono i bambini e gli adulti che presentano delle specifiche disabilità: pazienti con difficoltà a livello cognitivo e motorio, soggetti che presentano sintomi relativi alla schizofrenia, all'autismo, ai disturbi depressivi o ansiosi, soggetti che presentano difficoltà legate al linguaggio e, quindi, alla comunicazione verbale e non verbale. L'obiettivo generale della musicoterapia è il loro recupero funzionale, per un miglioramento dello stato di salute. Non c'è una fascia di età specifica a cui si rivolge la musicoterapia, può essere applicata in qualsiasi età. La terapia musicale può essere attiva o ricettiva: nel primo caso viene creata direttamente dal terapeuta e dal paziente attraverso strumenti musicali o qualsiasi altro oggetto in grado di produrre dei suoni; la terapia ricettiva utilizza la riproduzione di suoni prodotti da soggetti esterni al paziente ed al professionista, come gli strumenti audio di "ascolto passivo", dove il paziente si limita all'ascolto dei suoni prodotti da strumenti tecnologici. In uno studio dell'università Queensland University of Technology, condotto dalla prof.ssa Kate William, è stato dimostrato che le sedute di musicoterapia rivolte ai bambini con disabilità, non solo migliora il loro stato psicofisico, ma anche quello dei genitori che risultano più sereni e meno stressati. A rafforzare queste osservazioni, un articolo del 2011 sul sito disabili.com, a firma della redazione, in cui viene spiegato che l’effetto di questo metodo sui genitori è stato molto positivo perché stimola e potenzia il loro rapporto con la disabilità del figlio.

Per lo studio del metodo riabilitativo esistono delle vere e proprie scuole che formano e abilitano il musicoterapeuta a svolgere coscienziosamente questa professione, come la Scuola Musica Ribelle a Enna. Scuola, fortemente voluta dal Prof. Tullio Scrimali un medico e psichiatra., e di cui lo scorso 28 febbraio 2020, presso l'auditorium Vittorio Guidano, 11 allievi hanno discusso la loro tesi per conseguire il titolo di musicoterapeuti e musicoterapisti.

Fornaia Andrea