Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
28-11-20

Tra le diverse forme di assistenza alle persone con disabilità, oltre allo Stato, e quindi al servizio sanitario volontariato nazionale, esiste un altro settore che opera a sostegno di chi presenta delle difficoltà di tipo fisico e/o psichico, il terzo settore, è cioè le associazioni di volontariato dette anche Onlus (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale).

In Italia, così come scrive Nicola Borzi su valori.it, sul tema dell’assistenza alle persone con disabilità del 28 aprile scorso “l’assistenza ai disabili non crea profitti” (a nostro modesto parere questo avviene se ti rivolgi agli enti non profit). Spiega l’Istat che, il settore del non profit, che eroga prestazioni e servizi in favore delle persone con disabilità sopravvive grazie a entrate prevalentemente di natura pubblica: il 45,2%, a fronte di un valore pari al 14,5% del totale delle istituzioni profit, a testimonianza del ruolo fondamentale che il non profit ricopre per questo target di utenza.

Il volontariato assieme allo Stato per le persone con disabilità e le proprie famiglie svolge un ruolo fondamentale nella loro vita, è la loro “ancora di salvezza”, non solo perché alcune associazioni erogano dei servizi, come ad esempio il trasporto e assistenza, ma sono anche dei veicoli per tessere delle relazioni sociali.

In molti casi, se nel territorio non ci fossero le associazioni di volontariato, molte persone con disabilità rimarrebbero da sole, senza la possibilità di poter uscire da casa perché non hanno dei familiari che sono in grado di sopperire anche a questa necessità del proprio congiunto, oppure perché le famiglie non sono in grado di soddisfare le loro esigenze di uscire da casa per avere delle relazioni sociali.

In Italia, il volontariato rivolto alle persone con disabilità è molto attivo; molte le associazioni che si occupano di questa categoria di cittadini allo scopo di favorire la loro inclusione sociale. Secondo i dati aggiornati e pubblicati al 2017 da parte dell’Istat, le istituzioni non profit attive in Italia sono 350.492 – il 2,1% in più rispetto al 2016 – e impiegano 844.775 dipendenti (+3,9%). Dati che sono in continua evoluzione, soprattutto tra i volontari tra i 16 e i 18 anni, magari molti giovanissimi iniziano un’esperienza di volontariato ma poi l’abbandonano per motivi di studio o lavoro. E poi c’è da considerare coloro che iniziano una attività di volontariato proprio per motivi di studio o lavoro e una volta concluso l’attività viene meno il motivo per il quale si era intrapresa l’attività di volontariato.

Per quando riguarda lo studio l’idea di inserire i giovani nel mondo del volontariato nasce con la legge n 107 del 2015 meglio conosciuta come legge “Buona Scuola” che ha previsto, nell’offerta formativa, una modalità didattica innovativa l’Alternanza scuola-lavoro; grazie alla quale lo studente poteva svolgere delle attività lavorative presso associazioni o attività professionali in base all’indirizzo scolastico che frequentava.

Nel caso delle associazioni, alcuni studenti hanno scelto l’Unitalsi come luogo dove poter svolgere la propria attività didattica di alternanza scuola-lavoro, è così grazie allo studio alcuni giovani sono entrati in contatto con il mondo del volontariato dove per alcuni è stato sono un compito che bisognava portare a termine, ma per altri è stato un modo per scoprire un nuovo mondo dove imparare qualcosa che sui libri non puoi conoscere: la diversità.

Sicuramente per molti giovani se non ne sono stati mai a contatto è qualcosa che può fare paura, ma grazie all’Unitalsi e al progetto alternanza scuola-lavoro che sta portando avanti, non solo a Enna, vedranno la disabilità con occhi diversi, riusciranno ad andare “Oltre la disabilità”. Il progetto alternanza scuola-lavoro, che avrà una durata di tre anni vede l’impiego di un ragazzo Emanuele, che sarà una risorsa per l’associazione nelle sue molteplici attività.

Una delle sue prime esperienze con l’associazione l’ha svolta a fine novembre dello scorso anno quando mi ha aiutato a scattare delle foto e a girare dei video, successivamente usato durante un evento sul tema dell’accessibilità che ha avuto luogo lo scorso 5 dicembre del 2019, allo scopo di mettere in evidenza le difficoltà che una persona con disabilità trova ad andare in giro per Enna, a causa della presenza delle barriere architettoniche. In Italia, sono presenti molte associazioni di volontariato molte delle quali sono state costituite dagli stessi familiari delle persone con disabilità, altre nate semplicemente per sostenere il proprio prossimo che presenta delle disabilità, senza che vi sia un legame di parentela.

L’Unitalsi nasce veramente con lo spirito di aiutare il prossimo che presenta qualche disabilità. Molte volte ciò che pesa alle persone con disabilità non è tanto l’handicap, ma la solitudine e tante associazioni di volontariato, come questa cercano di fare semplicemente questo. Oltre all’ Unitalsi nella città di Enna operano altre associazioni che si occupano del sociale con obiettivi diversi, non quello di alleviare la solitudine di cui può soffrire una persona inabile, ma quello di fare da tramite con le istituzioni per far valere i diritti di questi cittadini più deboli che spesso sono poco ascoltate dallo stato. Nel territorio italiano sono molte le persone che svolgono delle attività di volontariato in maniera individuale o in seno a delle associazioni.

Andrea Fornaia