Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
31-05-20

dunarea de jos 2020

 

Il concetto e la concezione di disabilità nel corso della storia sono molto cambiati. Un articolo che permette di disabileconoscere questa evoluzione, molto interessante da leggere e approfondire, lo troviamo sul sito www.abilitychannel.tv; in evidenza si pone l’ultimo passo in avanti fatto grazie alla Convenzione sui diritti delle persone disabili avvenuta del 2006.  Qui si vuole mettere in evidenza proprio questo percorso di cambiamento che è avvenuto relativamente alla concezione di disabilità e al modo di approcciarsi ad essa.

Come si evince da libri o da esperienze dirette, vissute nel quotidiano, dal medioevo fino a qualche anno fa la disabilità era vista in modo negativo: la persona, che presentava qualche menomazione, veniva esclusa dalla società perché considerata una “vergogna”, magari il frutto di qualche peccato commesso dai genitori. Seneca, un filosofo del IV secolo a.c., in una delle sue opere “Il primo libro del De Ira”, scriveva: “soffochiamo i nati mostruosi, anche se fossero nostri figli. Se sono venuti al mondo deformi o minorati dovremo annegarli. Ma non per cattiveria. Ma perché è ragionevole separare esseri umani sani da quelli inutili…”.

Questa testimonianza riassume perfettamente come veniva considerata una persona con disabilità nell’antica Grecia, un mostro. Platone, anche lui filosofo dell’antica Grecia, sosteneva che bisognava fare una selezione fin dal momento dell’accoppiamento dei genitori per evitare che alla nascita i bambini presentassero delle difficoltà. I bambini dovevano essere sani e coraggiosi e, nel caso i cui dalla nascita o durante la vita fossero sorte delle anomalie, essi venivano allontanati o addirittura uccisi.

Questo modo di pensare dura fino all’antica Roma dove, anche in quel contesto storico, la persona con disabilità veniva emarginata o abbandonata (per le vie ufficiali), ma sicuramente tra le mura domestiche ancora ne dovranno passare anni, quando la disabilità sarà accettata prima delle famiglie e poi dalla società. Quindi, si passa dall’omicidio delle persone affette da qualche disabilità, alla loro chiusura o a casa o in strutture sanitarie, ma la differenza fra essere uccisi o richiusi-emarginati è abbastanza sottile; perché, si viene privati dalla libertà personale.

Un fascio di luce, per le persone con disabilità, lo si inizia a vedere con la venuta del cristianesimo dove la concezione questi “infelici”, termine a loro attribuito, i disabili, inizia a cambiare in direzione di una maggiore dignità. Dignità, proprio così; i disabili poco prima del cristianesimo erano privati non solo della loro salute fisica o psichica ma anche della propria dignità. Ma, anche nella storia del cristianesimo, c’è un momento in cui la percezione del disabile assume una rilevanza negativa. Papa San Gregorio Magno, ad esempio, affermava: “un’anima sana non troverà albergo in una dimora malata…!”, quindi la malattia del corpo era dovuta al fatto che la persona che ne era affetta si trovasse in uno stato di peccato. Come se il suo corpo malato fosse la propria pena da dover scontare per qualche ipotetico peccato pregresso. Anche nell’età del medioevo la percezione e l’atteggiamento nei confronti della persona disabile non migliorerà, in quando persisterà ancora l’idea che la nascita di un bambino con problemi fisici e/o psichiatrici sia la conseguenza di rapporti con il diavolo e le povere creature saranno considerate oggetto di oltraggio.
Altro momento della storia molto difficile per la vita delle persone con disabilità è stato il XV secolo, in territorio tedesco, dove venivano organizzate “le navi dei folli”, imbarcazioni cariche di “dementi” o “minorati” fisici; le imbarcazioni, ad un certo punto della loro rotta, si accostavano a rive deserte per “scaricare” queste persone, come se fossero rifiuti abbandonati al loro triste destino.
Ci sarebbe ancora molto di cui poter scrivere, ma facciamo qualche passo in avanti negli anni in cui avrà inizio l’integrazione delle persone con disabilità, che porterà ai giorni nostri dove è avvenuta, almeno sulla carta, una piena inclusione sociale: scuola, lavoro, società in generale. La persona con disabilità non è più vista come un soggetto passivo, di cui lo Stato dovrà prendersi cura, ma diviene un soggetto attivo che, con i dovuti supporti, può essere una risorsa per la società. A testimoniare il fatto che la persona con disabilità può essere una risorsa ricordiamo alcune persone diversamente abili, che sono riuscite a distinguersi in ambiti diversi: nella politica, nello sport, ecc. Per quanto riguarda la politica, ricordiamo due figure che, nonostante la loro disabilità, si sono contraddistinte grazie alle loro capacità: Antonio Guidi e Ileana Argetin. Insomma, una politica diversa da quella a cui siamo abituati ad assistere, dove viene prestata più attenzione alle fasce più deboli, come i diversamente abili. Questa partecipazione alla vita politica delle persone con disabilità sta a testimonianza del fatto che, anche in politica, la concezione, nel corso della storia, è cambiata: la persona disabile, anche all’interno delle istituzioni, ha assunto un ruolo attivo, sia nella tutela dei propri diritti che in quella di altre persone che si trovano nella stessa condizione di salute. Diritti dei diversamente abili che, molte volte come nel passato, sono poco tutelati. Forse, ancora non si riesce neanche ad andare veramente oltre la disabilità? Domanda a cui lasciamo libertà di risposta secondo la propria coscienza.

Andrea Fornaia