Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
21-10-20

Sono seduto davanti al mio pc, pensando ad un articolo da poter scrivere oggi e, riflettendo su tutto quello che sta succedendo a disabilitàcausa del coronavirus, mi rendo conto che stiamo assistendo ad un cambiamento del mondo, nella nostra società. La mia speranza per il “dopo virus” è quella che, nonostante gli effetti negativi che ci porteremo dietro, saremo capaci di trarre qualche insegnamento positivo: uno dei primi insegnamenti che dovremmo trarre da questa fase della storia è di non dare tutto per scontato, uno degli errori che molto spesso facciamo, tante volte non ci rendiamo conto di quello che abbiamo, di quello che facciamo e di chi siamo.

Sì, è proprio così, nella vita quotidiana siamo presi da tante cose; dal lavoro, dalla scuola, dalle faccende domestiche, tralasciando tante volte le cose più importanti: i rapporti interpersonali e famigliari, gli amici o I colleghi, gli affetti.  Invece, con l’isolamento che stiamo sperimentando, ci stiamo rendendo conto, o almeno spero, di molte mancanze che abbiamo avuto nei confronti di amici e parenti: ognuno di noi è sicuro di essere stato in ogni circostanza accanto a parenti o amici? Di essersi informato quotidiamente del loro stato di salute? Forse lo si sta facendo di più in questi mesi di quarantena, che in tutto l’anno. Quando ci si sente tanta festa e abbracci, ma, girato l’angolo, ognuno è preso dalle proprie cose e ci si dimentica l’uno dell’altro.

Voglio trovare un lato positivo in questa brutta storia: le esperienze positive che si sono venute a creare, dove tutti ci sentiamo più vicini l’uno all’altro, sebbene non fisicamente, ma attraverso il pc o il telefono semplicemente per sapere come va. Si sta facendo di tutto (almeno per chi ne sente l’esigenza) di non fare sentire soli i nostri cari parenti o amici. Anche le pubblicità ci spingono a stare vicini alle persone a noi più care, pur nella distanza di sicurezza. E poi ci sono i diversi slogan pubblicitari che ci invitano a rimanere a casa e a mantenere le distanze di sicurezza. Ci vengono suggerite delle idee su come trascorrere il nostro tempo in modo costruttivo e solidale: leggere un buon libro, ordinare i vecchi ricordi, i vestiti che non indossiamo più, ecc, ma la cosa più importante è quella di stare vicini alle persone più deboli, con maggiori fragilità, sono loro che ne risentono di più, come le persone con disabilità, quelle anziane, gli ammalati, i sofferenti.

Non dimentichiamo, però, che questo non è l’unico momento in cui le fasce deboli sono sole. La solitudine per molte persone anziane o disabili non è una situazione che si è venuta a creare con il coronavirus, soprattutto per coloro che vivono da sole e che non hanno nessuna famiglia alle spalle che li sostiene e ne ha cura. La solitudine, l’emarginazione, l’indifferenza sono delle condizioni non del tutto nuove, ma almeno in molti casi vi sono amici o vicini di casa che si recano a trovare queste persone, ma in questo periodo anche questo è stato proibito.

A sottolineare queste difficoltà, in particolare delle persone con disabilità, desidero ricordare una lettera scritta dal papà di Marco, il sig. Massimo Castagna, indirizzata al Presidente della Regione Sicilia, l’on Nello Musumeci e pubblicata lo scorso 13 aprile sulla nostra testata Dedalomultimedia.it dove veniva spiegato: “le difficoltà che i diversamente abili, giovani e giovanissimi, si ritrovano a dover affrontare, il loro stato di prostrazione e di grave difficoltà che devono affrontare nella loro quotidianità legata alla epidemia in corso dovuto anche per la chiusura dei Centri di Riabilitazione”. In qualunque caso, disabile o non, il ritorno alla vita normale porterà in un mondo diverso in negativo e sarà necessario che ognuno si rimbocchi le maniche per ricostruire e ricostruirci, non solo sotto l’aspetto economico, ma anche sotto quello sociale, dove ognuno di noi col proprio ruolo e le proprie competenze, e più di prima, dovrà mettere in campo tutte le abilità in possesso per ricreare la nostra società, per un mondo diverso, un mondo più solidale, un mondo più colorato.

Andrea Fornaia