Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
01-04-20

 

Il 12 marzo 1999 è il giorno in cui è promulgata la legge n. 68 che disciplina il collocamento obbligatorio di queste fasce deboli. lavoro disabili picturePerò, molte volte, questo diritto viene negato così come conferma l’ultimo report presentato dalla Fondazione dei Consulenti del Lavoro del 2018, rapporto stilato attraverso i dati forniti dal Ministero del Lavoro. Dagli ultimi dati, così come scrive la testata giornalistica online “donna in affari” si evidenzia che: “ i lavoratori con disabilità sono 360mila di cui il 58,7% sono uomini mentre il 41,3% è rappresentato dalle delle donne”. L’inserimento lavorativo delle persone con disabilità viene registrato soprattutto nel nord d’Italia e in particolare in Lombardia dove, la forza lavoro, tenendo in considerazione i dati del 2018 dove si registra 21,5% di forza lavoro con disabilità inserita. Tra i lavoratori il 53,7% degli occupati aveva più di 50 anni e il 93,7% aveva un contratto a tempo indeterminato ma ad alta incidenza di part time, soprattutto nella fascia di età inferiore ai 30 anni (49,3%). Ma quali sono le cause di questo elevato tasso di disoccupazione nonostante vi sia nell’ordinamento italiano la legge n. 68 che obbliga i datori di lavoro ad assumere lavoratori appartenenti alla categoria protetta? Come dice un detto: “nata la legge sorge l’inganno”. La sesta normativa indica anche i casi in cui il datore di lavoro ha la possibilità di essere esonerato dall’assunzione di una persona con disabilità così come esposti di seguito: intervento straordinario di integrazione salariale, nei casi in cui ha dichiarato il fallimento, se l’attività è in liquidazione, se stipula contratti di solidarietà. La legge, inoltre, indica che qualora la procedura si concluda con il licenziamento di più di cinque lavoratori, la sospensione è prorogata di un anno. Il datore di lavoro può essere invece, parzialmente esonerato da tale obbligo nei casi in cui l’attività lavorativa sia faticosa o pericolosa, oppure nel caso in cui si tratti di un’attività dove sono richieste delle particolari modalità di svolgimento con l’uso di particolari tecniche che la persona con disabilità non riesce a svolgere. Un esempio: una persona con tetraparesi spastica distonica è ovvio che non possa essere inserita in attività che richiedono precisione, una mano ferma, una maggiore sicurezza. Ma molte volte l’inserimento lavorativo è negato senza un giustificato motivo. Nella maggior parte dei casi per i datori di lavoro è controproducente assumere un lavoratore con disabilità in quanto viene visto come un impedimento al normale svolgimento dell’attività. I datori di lavoro, sicuri del fatto che l’assunzione del lavoratore con disabilità possa rallentare la produzione, decidono di optare per il pagamento di una sanzione amministrativa così come è stabilito all’articolo 15, primo comma della legge n. 68 del 12 marzo 1999 che stabilisce che “le imprese private e gli enti pubblici economici che non adempiano agli obblighi di assunzione sono soggette a delle sanzioni di tipo amministrativo per una somma di lire 1.000.000 per ritardato invio del prospetto, maggiorata di lire 50.000 per ogni giorno di ulteriore ritardo”. Onestamente, per una mia convinzione personale, non condivido la scelta del legislatore, sulla possibilità di scelta, da parte del datore di lavoro, di assumere o pagare la sanzione amministrativa, perché in questo il datore di lavoro sceglierà di non assumere e pagare la sanzione prestabilita e la persona con disabilità, nonostante sia in possesso dei requisiti di legge e dei titoli, non riuscirà a trovare un lavoro per una piena integrazione e per acquisire una maggiore autonomia non solo economica.

Andrea Fornaia