Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
18-09-19

 

Quando incontriamo una persona per la prima volta, uno dei primi sensi che adoperiamo è la vista e ci facciamo, molte volte, fioreun’idea sbagliata su quella persona. Capita, per questo motivo, di provare anche compassione, senza tenere in considerazione che magari, quella persona, è caratterizzata da una grande forza come Erika Villa, una delle prime protagoniste della mia riflessione. Erica Villa, scrittrice e atleta conosciuta per le sue gare di corsa su carrozzina, il prossimo 26 luglio ha presentato il suo ultimo libro “Cornici della mia vita”. La sua storia è una di quelle che ti fa pensare che si deve andare veramente oltre la disabilità, senza soffermarsi sull’aspetto fisico di una persona. Erica è nata da una gravidanza gemellare in cui sembrava essere andato tutto per il meglio, ma la madre due settimane prima del parto viene ricoverata a causa di forti dolori, la situazione precipita e così i medici decido di intervenire facendo un parto cesareo che non andrà a buon fine, infatti la sorella di Erica perderà la vita, mentre lei nasce con un destino che, secondo i medici, è quello di trascorrere l'esistenza confinata a letto.

Ma i genitori di Erika non accettano la diagnosi, così lei viene sottoposta a fisioterapia, grazie alla quale Erika, oggi, è una ragazza che sa sfruttare le sue abilità, specialmente quella di scrittrice. Oltre al libro “Cornici della mia vita”, Erika ha scritto un altro libro, “Leggimi dentro”. Desidero soffermarmi brevemente sul secondo, “Leggimi dentro”, di cui, solo dal titolo, ho capito quale fosse il messaggio che l’autrice vuole comunicare ai propri lettori, cioè quello di non soffermarsi al suo aspetto fisico, ma piuttosto leggere cosa ha dentro, quello che ha da trasmettere agli altri. Infatti, attraverso il suo libro, cerca di lanciare un messaggio ai ragazzi, ovvero che è necessario dire sempre come ci si sente, anche attraverso la scrittura.

Erika, in realtà è come se rappresentasse un po' tutti coloro che presentano qualche disabilità e chiede in primis per lei, ma anche per loro, di essere ascoltata per scoprire chi è veramente, di non soffermarsi su un corpo imperfetto segnato da malattia, un corpo deforme, che può fare anche paura. Se parli con chi ha una disabilità, puoi scoprire una bellezza nell'imperfezione, così come ha anche cercato di raccontare l’ennese Davide Vigore nel suo ultimo film, che ha scritto e diretto, “La bellezza imperfetta”. Si tratta della storia di Girolamo Scimone, uomo di 65 anni che vive a Palermo, schivo e riservato, che conosce Vittoria, una giovane ucraina giunta in Italia con l’inganno; l’argomento è sempre quello di una bellezza, ma imperfetta. Palermo, infatti, è una città molto bella per il suo valore artistico, ma nello stesso tempo ci sono situazioni che la rendono imperfetta, come una donna senza trucco. Ma, una persona con disabilità, nella sua imperfezione, può essere allo stesso tempo bella, attraente, stimolante, costruttiva. La bellezza, quella vera, non si trova all’esterno, ma dentro di noi per come parliamo, per come ci porgiamo al nostro prossimo, nelle nostre capacità di leggere dentro noi stessi e dentro le persone che ci stanno accanto.

Andrea Fornaia