Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
20-05-19

dunarea 2019 2020

Questo è il periodo delle gite scolastiche e a tal proposito mi sono imbattuto in un articolo scritto da Tina Naccaro pulmino scuolasu disabili.com dal titolo “Disabilità, visite guidate e viaggi d’istruzione: la parola d’ordine nessuno deve essere escluso”. Si parla molto d’inclusione, nella fattispecie scolastica, per i diversamente abili con le relative norme che la disciplinano, come la  legge n. 118/71 art. 28 e la legge n. 104/92 art. 12.

Le gite o viaggi d’istruzione sono momenti fondamentali nella vita di ogni studente. Di questi studenti fanno parte anche i diversamente abili ma, molte volte vengono esclusi da queste attività, perché le scuole non se ne prendono la responsabilità. La Ledha (Lega per i diritti delle persone con handicap) per difendere il diritto degli alunni con disabilità contro il personale docente che si rifiuta di accompagnarli ha fatto appello all’ articolo 3 della costituzione e al principio d’integrazione scolastica. L’articolo 3 della costituzione tutela il diritto di parità sociale: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Per condizione sociale il padre costituente fa riferimento anche alle condizioni fisiche dei cittadini, tra questi gli alunni con disabilità. Naturalmente la scuola durante l’organizzazione della gita deve tenere in considerazione la presenza di un ragazzo con disabilità, e il base al tipo di disabilità prevedere di visitare luoghi a lui accessibili; ad esempio se si tratta di una persona con disabilità motoria e si trova su una sedie a rotelle o semplicemente a difficoltà a salire le scale dovrà cercare di mettere in programma luoghi in cui non ci sono barriere architettoniche.

Alcune scuole, però, dovrebbero mostrarsi più disponibili nei confronti degli alunni con disabilità. Molte volte, infatti, questo diritto viene negato come nel caso di una scuola media di Catanzaro dove la dirigente si è rifiutata di autorizzare la partecipazione di un alunno con la sindrome di Down, e così a sua volta la classe si è rifiuta di partire per solidarietà nei confronti del proprio compagno.

Dal 2015 si parla tanto del ”decreto buona scuola” ma secondo me, una scuola per essere “buona” non deve occuparsi solo della parte formativa ma deve dare il buon esempio, attraverso gesti di solidarietà nei confronti del prossimo, soprattutto quando l’alunno si trova in una situazione di svantaggio fisico, psicologico e sociale rispetto ai propri compagni; questo per favorire una piena integrazione scolastica e sociale.

Affinché fatti come quelli avvenuti nel 2011 non accadano più solo cosi si può veramente affermare che in questa società vi sia una piena integrazione delle persone con disabilità. Ma Per far sì che si ottenga una piena integrazione è necessario che tutto parta dalla scuola, luogo di formazione dei cittadini di domani, affinché la società sia più giusta offrendo gli strumenti adatti per favorire una piena inclusione.

Andrea Fornaia