Oltre la disabilità
DEDALOMULTIMEDIA
21-07-19

dunarea 2019 2020

Tuo

o amata

rimani il tuo riflesso

che preso

al contrario-

La lotta

scuote

la fortezza Europa

sulla quale

hanno chiuso le frontiere

e le pene che soffrono

chi resta fuori

il dolore percorre la strada

a cui

non puoi sottrarre

Cerchi di emancipare la sofferenza

con tutta la diversità

in una comunità

che tende

sempre più

ad omologare la diversità.

 

In questa mia riflessione vorrei puntare la vostra attenzione su una poesia scritta da Gianluca Di Modica, un ragazzo di Enna scomparso gianluca di modicapoco più di un mese fa. La sua più grande passione era quella di scrivere poesie e proprio per ricordarlo a un mese dalla sua scomparsa la famiglia in collaborazione con alcuni amici ha voluto organizzare, presso la galleria civica di Enna, una mostra delle sue poesie. Nel manifesto dell’evento è stato scritto un messaggio molto bello “nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta” e Gianluca ha lasciato tanto non solo spiritualmente, perché rimarrà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto veramente, ma anche attraverso le sue poesie. La scrittura era per Gianluca una forma di libertà attraverso la quale esprimeva i suoi sentimenti. Tra le tante poesie lette una in particolare mi ha conquistato e tratta il tema della diversità.

In particolare vorrei sottolineare un verso di questo poesia in cui Gianluca scrive: “Cerchi di emancipare la sofferenza con tutta la diversità in una comunità che tende sempre più omologare la diversità”.

Gianluca in questo verso esprime un desiderio, quello di creare una società diversa dove la diversità non sia motivo di rifiuto, di emarginazione, di allontanamento. Se una persona non  è come noi, non ha il nostro colore di pelle, ha qualche handicap fisico o psichiatrico o si veste trasandato, viene emarginata. Ma immaginiamo per un momento che tutti andassero in giro vestiti allo stesso modo: sarebbe bello?  O se tutti la pensassero allo stesso modo?

La diversità deve essere motivo di incontro, anche anche attraverso lo scontro costruttivo dove tutti devono avere la possibilità di dire la propria opinione. Occorre aprirsi al “non omologato” come scrive Gianluca.

Sicuramente oggi in molti  si morderanno le mani nel pensare che avrebbero potuto tendere una mano a quel ragazzo che dietro la sua diversità, con la barba lunga, il suoi pantaloncini e infradito (quando magari le temperature non lo permettevano), si nascondeva un’anima che scriveva poesie profonde ed intense.

La società deve cambiare e deve terminare questa tendenza nel voler omologare tutto quello che appare diverso e, se non ci riesce,  chiudere gli occhi e girarsi dall’altra parte, provocando sofferenza nella persona che la comunità fa sentire “diversa”.

Leggendo le poesie di Gianluca mi rendo conto che, purtroppo, la comunità ennese ha dimostrato una così grande cecità mentale da non capire la profondità di un ragazzo che, se non messo ai margini, avrebbe potuto dare tanto per lo sviluppo e la valorizzazione culturale della città.

La storia di Gianluca ci ha insegnato molto, soprattutto la necessità di costruire una comunità dove la diversità non sia più motivo di scarto ma di integrazione.

Andrea Fornaia