Il diritto per tutti
DEDALOMULTIMEDIA
24-09-20

dunarea de jos 2020

 

dario cardaci dedalo

 

 

Il reato di maltrattamento di animali è previsto dall'art. 544-ter c.p. che punisce "Chiunque, per canecrudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000 euro. (1) La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi. La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale. ”. Si tratta di un reato molto diffuso non solo in Italia.

Oltre alle violenze e all’abbandono, soprattutto nel periodo estivo, si aggiunge il fenomeno drammatico degli animali utilizzati come cavie o per esperimenti scientifici. Questo reato si occupa dello stesso delitto previsto originariamente dall’art. 727 c.p. ( abbandono di animali) uscendo però dall'ambito della mera contravvenzione per assurgere a vero e proprio reato, nell'ottica di un riconoscimento sempre più accentuato, di una soggettività dell'animale e della necessità della sua tutela. L’oggetto tutelato è certamente il sentimento verso gli animali, ovvero la sensibilità degli esseri umani nei confronti degli animali.

Le fattispecie che possono integrare detto reato sono diverse: cagionare una lesione all’animale, sottoporlo a sevizie, somministrargli sostanze stupefacenti, sottoporlo a trattamenti che gli cagionano un danno. Riguardo le lesioni la giurisprudenza ha chiarito che non devono esserci necessariamente quelle fisiche; è infatti sufficiente la sofferenza degli animali, perché la norma tende a tutelarli in qualità di esseri viventi in grado di percepire dolore, anche nel caso di lesioni di tipo ambientale e comportamentale.

Per quanto attiene la sottoposizione a sevizie o a comportamenti, fatiche o lavori insopportabili per le caratteristiche etologiche dell’animale, assume rilevanza qualsiasi azione caratterizzata da un’evidente e conclamata incompatibilità con il comportamento della specie di riferimento come ricostruito dalle scienze naturali.

Si tratta di un reato a dolo specifico, nel caso in cui la condotta lesiva dell'integrità e della vita dell'animale, che può consistere sia in un comportamento commissivo come omissivo, sia tenuta per crudeltà e a dolo generico quando essa è tenuta, senza necessità". Per cui, ai fini del reato di cui all'art. 544-ter c.p. può bastare la coscienza e la volontà di causare sofferenze agli animali e l'accettazione di esse.

E’ inoltre prevista una circostanza aggravante al terzo comma del medesimo articolo, ovvero l’aumento alla metà della pena nel caso in cui si verifichi la morte dell’animale. E’ chiaro che la morte dell'animale debba essere colposa e non dolosa: una conseguenza non voluta del maltrattamento da parte del soggetto agente; in caso contrario, si configurerebbe il reato di uccisione di animali ex art. 544-bis c.

Il reato di cui all'art. 544-ter c.p. è perseguibile d'ufficio. La notizia di reato può provenire, su iniziativa e segnalazione, di qualsiasi soggetto, il quale può rivolgersi direttamente all'autorità effettuando denuncia. Per coloro che, durante lo svolgimento dei propri lavori ( ad esempio veterinari, dipendenti delle aziende sanitarie locali) vengano a conoscenza del reato, vige l'obbligo di denunciare il reato alle autorità. L'organo giudicante competente è il Tribunale penale in composizione monocratica.

 

Avv. Donatella Rampello