Il diritto per tutti
DEDALOMULTIMEDIA
01-12-20

 

La donazione è un istituto disciplinato nel nostro ordinamento all’art. 769 c.c. che così la definisce: “La donazionedonazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione”. Si tratta, quindi, di un tipico atto di liberalità che comporta un incremento patrimoniale del donatario (colui che riceve la donazione) con un corrispondente sacrificio patrimoniale del donante (colui che trasferisce il bene). Rientra a pieno titolo fra i contratti a titolo gratuito data l’assenza di un corrispettivo.

I requisiti fondamentali sono due: la volontà di arricchire un’altra persona e l’arricchimento altrui con contestuale impoverimento del donante. L’oggetto della donazione può essere costituito dai beni presenti del donante mentre non possono costituirne oggetto i beni futuri; in questo caso la donazione sarebbe nulla tranne il caso in cui si tratti di frutti non ancora separati. La causa del contratto è lo spirito di liberalità ovvero la spontanea volontà di arricchire l'altra parte contrattuale, senza corrispettivo, con il pedissequo proprio impoverimento.

Analogamente a ciò che accade per altri contratti, la causa della donazione va tenuta distinta dai motivi della stessa, non si identifica con essi; tuttavia, data la gratuità del negozio e l'incidenza negativa dello stesso sul patrimonio del donante, viene riconosciuto rilievo ai detti motivi : l’invalidità della donazione può, infatti, essere determinata sia dall’errore sul motivo, di fatto o di diritto, sia dal motivo illecito, qualora siano stati determinanti per il donante a compiere l’atto di liberalità. Riguardo i presupposti per poter fare una donazione è necessario che il donante goda di piena capacità naturale (cioè, la capacità di intendere e di volere) e la piena capacità di agire (maggiore età). In mancanza di tali capacità, la donazione è annullabile.

Di conseguenza non possono essere donanti il minore e il minore emancipato così come non può essere donante neppure l’inabilitato e l’interdetto. Va da sé che la donazione di minore, inabilitato e interdetto non è mai possibile, nemmeno attraverso un rappresentante legale. L’unica eccezione riguardale donazioni fatte dal minore emancipato e dall'inabilitato nel loro contratto di matrimonio a norma degli artt. 165 e 166 c.c. (c.d. donazioni obnuziali).

Riguardo invece la capacità a ricevere la donazione, questa è valida anche per i nascituri, ovvero per quei soggetti che sono stati concepiti ma non sono ancora nati al momento della donazione. In tal caso, l'accettazione viene fatta dai futuri genitori e i beni vengono amministrati dal donante o dai suoi eredi, salvo diversa disposizione. Per ciò che concerne la forma della donazione, trattandosi di contratto solenne, è quella dell'atto pubblico, redatto da un notaio o da altro pubblico ufficiale legittimato ad attribuire al documento pubblica fede. Di contro, per le donazioni di modico valore è sufficiente la consegna della cosa. La modesta entità andrà valutata in relazione alle condizioni economiche del donante.

Per essere tale, questa donazione non dovrà incidere in maniera apprezzabile nel patrimonio dello stesso. L'accettazione può essere fatta nell'atto stesso o con successivo atto pubblico. In tal caso la donazione non si perfeziona se non dal momento in cui l'atto di accettazione è notificato al donante. Prima che la donazione diventi perfetta, sia il donante sia il donatario possono revocare la loro dichiarazione. La legge notarile richiede che la donazione sia rogata dal notaio alla presenza, irrinunciabile, di due testimoni. La donazione può essere revocata se ne ricorrono i presupposti: ingratitudine del donatario e sopravvenienza di figli.

La revocazione per ingratitudine avviene qualora il donatario abbia commesso atti particolarmente gravi nei confronti del donante o del suo patrimonio. La revocazione di una donazione per ingratitudine può avvenire ad esempio per ingiuria grave nei confronti del donante. La revocazione per sopravvenienza di figli avviene qualora il donante abbia figli o discendenti o scopra di averne successivamente all’atto di donazione. La revocazione per sopravvenienza di figli, deve essere proposta entro 5 anni della nascita dell’ultimo figlio nato dal matrimonio o discendente ovvero dalla notizia dell’esistenza del figlio o discendente, ovvero dall’avvenuto riconoscimento del figlio nato fuori del matrimonio.

 

Avv. Donatella Rampello