Il diritto per tutti
DEDALOMULTIMEDIA
31-05-20

dunarea de jos 2020

 

La risoluzione del contratto (cfr. artt. 1453 e ss. codice civile) è un istituto che si riferisce a una disfunzione del rapporto contrattocontrattuale sopravvenuta e causata da una delle fattispecie espressamente indicate dal codice. Esistono diverse tipologie di risoluzione del contratto, nello specifico: risoluzione per inadempimento, risoluzione per impossibilità sopravvenuta e per eccessiva onerosità sopravvenuta. E’ chiaro che ognuna di queste ipotesi richiederebbe un’ampia trattazione ma brevemente saranno delineate le caratteristiche principali. La risoluzione per inadempimento, disciplinata dall’art. 1453 c.c., è l’ipotesi in cui il contratto su richiesta o iniziativa della parte adempiente si risolve per inadempimento dell’altra parte. Infatti, nel momento in cui un contratto tra due parti viene stipulato, entrambe si impegnano ad adempiere ai loro obblighi e a rispettare l’accordo in ogni sua parte. Vi sono però situazioni in cui uno dei contraenti viene meno ai suoi obblighi o si mostra restio ad adempierli. In una situazione di questo tipo la parte adempiente ha due strade: può, se ritiene che siano ancora sussistenti le condizioni per procedere, richiedere l’adempimento del contratto alla parte che non sta rispettando i propri obblighi; oppure, qualora il perdurare dell’inadempimento faccia perdere interesse all’esecuzione del contratto, può chiedere al giudice la risoluzione dello stesso. Come attesta l’art. 1453 c.c., si può eventualmente chiedere la risoluzione dopo aver chiesto l’adempimento ma non è possibile chiedere l’adempimento dopo aver agito per la risoluzione. In ogni caso, la parte adempiente ha diritto a un risarcimento del danno subito. Per quanto concerne gli effetti, la risoluzione del contratto per inadempimento ha effetto retroattivo tra le parti, salvo il caso di contratti a esecuzione continuata o periodica, riguardo ai quali l'effetto della risoluzione non si estende le prestazioni già eseguite. Anche se è stata espressamente pattuita, inoltre, la risoluzione non pregiudica i diritti acquistati dai terzi, salvi gli effetti della trascrizione della domanda di risoluzione (cfr. art. 1458 c.c.). La seconda ipotesi di risoluzione, quella per impossibilità sopravvenuta disciplinata all’art. 1256 c.c., si verifica nel caso in cui “nei contratti con prestazioni corrispettive, una prestazione sia divenuta impossibile. Se l'impossibilità è solo temporanea, il debitore, fino a che essa perdura, non è responsabile del ritardo nell'inadempimento. Tuttavia l'obbligazione si estingue se l'impossibilità perdura fino a quando, in relazione al titolo dell'obbligazione o alla natura dell'oggetto, il debitore non può più essere ritenuto obbligato a eseguire la prestazione, ovvero il creditore non ha più interesse a conseguirla". In questi casi "la parte liberata per la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta non può chiedere la controprestazione, e deve restituire quella che abbia già ricevuta, secondo le norme relative alla ripetizione dell'indebito" (cfr. art. 1463 c.c.). Il terzo tipo di risoluzione che può verificarsi è quella per l’eccessiva onerosità sopravvenuta. Si tratta di una causa di risoluzione del contratto che si può esercitare quando una delle prestazioni del contratto, a causa di eventi straordinari e imprevedibili, è diventata molto difficile da eseguire. In questi casi la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall'art. 1458 c.c. Il codice, comunque, offre alla parte contro la quale è domandata la risoluzione una possibilità di evitarla del tutto analoga a quella introdotta per la rescissione: può offrire di modificare equamente le condizioni del contratto.

Avv. Donatella Rampello