Il diritto per tutti
DEDALOMULTIMEDIA
31-05-20

dunarea de jos 2020

 

L’Italia per la prima volta, da un secolo a questa parte, sta vivendo un’emergenza sanitaria grave, di tipo epidemico. Si sente a tal riguardo, parlare contagiosempre di più di vari reati che possono venire a configurarsi; fra questi, il reato di epidemia. Tipico caso quello in cui cittadini italiani contagiati da covid-19 ed obbligati alla quarantena domiciliare, disobbedendo alle misure di distanziamento sociale previste dal governo, escono dalle loro abitazioni e si muovono all’interno delle loro città e del Paese; Innanzitutto è opportuno sottolineare che il soggetto che si allontani dall’abitazione senza giustificato motivo incorre anche nelle ulteriori denunce per: inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 c.p.); falsa attestazione in autocertificazione (art. 76 D.P.R. 445/2000 e art. 495 c.p.). Ciò premesso analizziamo la più grave condotta antigiuridica e che ha le maggiori capacità di ledere l’interesse pubblico: la condotta di colui che ha in sé i germi patogeni e che inserendosi all’interno di luoghi pubblici ha la capacità di contagiare molteplici individui. Per epidemia si intende la diffusione di una malattia, generalmente infettiva, che colpisce una grande quantità di individui nello stesso periodo. Tale malattia deve avere la stessa origine e, per definirsi epidemia, deve avere una diffusione spazio-temporale definita e determinata. Il reato di epidemia è commesso da chi con dolo o colpa favorisce la diffusione di un virus letale per la popolazione. Una condotta gravissima punita con sanzioni molto severe: la reclusione fino a 12 anni. E’ una delle fattispecie punite con maggiore severità nel nostro ordinamento, è sufficiente pensare che il testo originario prevedeva la pena di morte (articolo 438 del Codice penale). Nel tempo le pene sono state alleggerite, pur restando comunque elevate: nei casi più gravi si può arrivare alla detenzione per 12 anni. La motivazione di tanto rigore deriva dal fatto che i reati di epidemia colposa e dolosa mettono in pericolo la salute pubblica, sono incontrollabili e quindi possono causare un elevato numero di vittime. Il bene giuridico tutelato, sottinteso nel dato normativo, è certamente il diritto inviolabile, costituzionalmente garantito all’art. 32 Cost., della salute; intendendosi per salute il benessere psico-fisico dell’individuo o, come nel caso di specie, della collettività. Anche se la forma del delitto è in realtà libera, quindi potrà essere sia di tipo commissivo sia di tipo omissivo, la materialità di questo si realizza quando vi è manifestazione in certo numero di persone di una malattia che sia eziologicamente collegabile ai germi patogeni collegati ad un evento di pericolo, che consiste nella possibilità di un ulteriore propagazione di quella medesima malattia ad altri individui. È bene anche focalizzarsi sul profilo soggettivo il quale è caratterizzato dal dolo generico, ossia dalla volontà di diffondere quei germi patogeni consapevolmente; oltre al dolo però se si fa una lettura combinata degli artt. 438 c.p. e 452 c.p. si nota come quest’ultimo invece si concentri sulla colpa caratterizzante il reato di epidemia ex art. 43 c.p.. Nello specifico il reato di “Epidemia Dolosa” è disciplinato dall’art. 438 c.p.; quello di “Epidemia Colposa” all’art. 452 c.p.. Ai sensi dell’art. 438 c.p. Epidemia. “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo. Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena di morte” (tale ipotesi aggravata prevista è da ritenersi priva di valenza pratica in conseguenza della abolizione della pena di morte) Ai sensi dell’art. 452 c.p.: Delitti colposi contro la salute pubblica.” Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 c.p. e 439 c.p. (avvelenamento di acque o sostanze alimentari) è punito: •Con la reclusione da 3 a 12 anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte; •Con la reclusione da 1 a 5 anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo •Con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, nel caso in cui l’articolo 439 c.p. stabilisce la pena della reclusione” A tal riguardo si precisa che il Dolo si caratterizza per la volontà della condotta offensiva e per la previsione di un evento dannoso in conseguenza di quella condotta; la colpa, invece, si caratterizza per la non volontà di compiere un determinato fatto-reato, che si verifica ugualmente a causa di negligenza o imprudenza o imperizia (colpa generica), ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (colpa specifica). E’ evidente come la norme analizzate siano perfettamente consone a punire le condotte di chi, in questi giorni così difficili e di emergenza sanitaria, non rispetta le regole imposte per la tutela della salute dei cittadini. Ma, al di là delle rilevanti conseguenze penali cui incorre il soggetto imputato per epidemia, notevoli sono le responsabilità morali che si assume in prima persona in quanto soggetto contagiato che espone a rischio l’incolumità e la vita altrui.

Avv. Donatella Rampello

L’Italia per la prima volta, da un secolo a questa parte, sta vivendo un’emergenza sanitaria grave, di tipo epidemico. Si sente a tal riguardo, parlare sempre di più di vari reati che possono venire a configurarsi; fra questi, il reato di epidemia. Tipico caso quello in cui cittadini italiani contagiati da covid-19 ed obbligati alla quarantena domiciliare, disobbedendo alle misure di distanziamento sociale previste dal governo, escono dalle loro abitazioni e si muovono all’interno delle loro città e del Paese; Innanzitutto è opportuno sottolineare che il soggetto che si allontani dall’abitazione senza giustificato motivo incorre anche nelle ulteriori denunce per: inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità (art. 650 c.p.); falsa attestazione in autocertificazione (art. 76 D.P.R. 445/2000 e art. 495 c.p.).

Ciò premesso analizziamo la più grave condotta antigiuridica e che ha le maggiori capacità di ledere l’interesse pubblico: la condotta di colui che ha in sé i germi patogeni e che inserendosi all’interno di luoghi pubblici ha la capacità di contagiare molteplici individui. Per epidemia si intende la diffusione di una malattia, generalmente infettiva, che colpisce una grande quantità di individui nello stesso periodo. Tale malattia deve avere la stessa origine e, per definirsi epidemia, deve avere una diffusione spazio-temporale definita e determinata. Il reato di epidemia è commesso da chi con dolo o colpa favorisce la diffusione di un virus letale per la popolazione.

Una condotta gravissima punita con sanzioni molto severe: la reclusione fino a 12 anni. E’ una delle fattispecie punite con maggiore severità nel nostro ordinamento, è sufficiente pensare che il testo originario prevedeva la pena di morte (articolo 438 del Codice penale). Nel tempo le pene sono state alleggerite, pur restando comunque elevate: nei casi più gravi si può arrivare alla detenzione per 12 anni. La motivazione di tanto rigore deriva dal fatto che i reati di epidemia colposa e dolosa mettono in pericolo la salute pubblica, sono incontrollabili e quindi possono causare un elevato numero di vittime. Il bene giuridico tutelato, sottinteso nel dato normativo, è certamente il diritto inviolabile, costituzionalmente garantito all’art. 32 Cost., della salute; intendendosi per salute il benessere psico-fisico dell’individuo o, come nel caso di specie, della collettività. Anche se la forma del delitto è in realtà libera, quindi potrà essere sia di tipo commissivo sia di tipo omissivo, la materialità di questo si realizza quando vi è manifestazione in certo numero di persone di una malattia che sia eziologicamente collegabile ai germi patogeni collegati ad un evento di pericolo, che consiste nella possibilità di un ulteriore propagazione di quella medesima malattia ad altri individui.

È bene anche focalizzarsi sul profilo soggettivo il quale è caratterizzato dal dolo generico, ossia dalla volontà di diffondere quei germi patogeni consapevolmente; oltre al dolo però se si fa una lettura combinata degli artt. 438 c.p. e 452 c.p. si nota come quest’ultimo invece si concentri sulla colpa caratterizzante il reato di epidemia ex art. 43 c.p.. Nello specifico il reato di “Epidemia Dolosa” è disciplinato dall’art. 438 c.p.; quello di “Epidemia Colposa” all’art. 452 c.p.. Ai sensi dell’art. 438 c.p. Epidemia. “Chiunque cagiona un’epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con l’ergastolo. Se dal fatto deriva la morte di più persone, si applica la pena di morte” (tale ipotesi aggravata prevista è da ritenersi priva di valenza pratica in conseguenza della abolizione della pena di morte) Ai sensi dell’art. 452 c.p.: Delitti colposi contro la salute pubblica.” Chiunque commette, per colpa, alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 438 c.p. e 439 c.p. (avvelenamento di acque o sostanze alimentari) è punito: •Con la reclusione da 3 a 12 anni, nei casi per i quali le dette disposizioni stabiliscono la pena di morte; •Con la reclusione da 1 a 5 anni, nei casi per i quali esse stabiliscono l’ergastolo •Con la reclusione da 6 mesi a 3 anni, nel caso in cui l’articolo 439 c.p. stabilisce la pena della reclusione” A tal riguardo si precisa che il Dolo si caratterizza per la volontà della condotta offensiva e per la previsione di un evento dannoso in conseguenza di quella condotta; la colpa, invece, si caratterizza per la non volontà di compiere un determinato fatto-reato, che si verifica ugualmente a causa di negligenza o imprudenza o imperizia (colpa generica), ovvero per inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline (colpa specifica). E’ evidente come la norme analizzate siano perfettamente consone a punire le condotte di chi, in questi giorni così difficili e di emergenza sanitaria, non rispetta le regole imposte per la tutela della salute dei cittadini. Ma, al di là delle rilevanti conseguenze penali cui incorre il soggetto imputato per epidemia, notevoli sono le responsabilità morali che si assume in prima persona in quanto soggetto contagiato che espone a rischio l’incolumità e la vita altrui.

Avv. Donatella Rampello