CulturArt
DEDALOMULTIMEDIA
18-01-19

 

In eterna competizione con Segesta era Selinunte, a una sessantina di chilometri e a una cinquantina di minuti di selinuntedistanza. Il suo nome deriva da Sélinon, una specie di prezzemolo selvatico molto diffuso nella zona. Venne rasa al suolo nel 409 a.C. dai Cartaginesi e da Annibale che dopo essersi fatto pagare il riscatto per lasciare in pace la città, ne saccheggiò i templi e ne distrusse le mura. L’area archeologica, grande circa quaranta ettari, si trova nel comune di Castelvetrano ed è suddivisa in zone. Vi consigliamo di arrivarci auto muniti per godere appieno di tutto ciò che ha da offrirvi. Una delle zone più interessanti è sicuramente l’acropoli, dove troneggiano gli imponenti resti di numerosi templi di ordine dorico e di fortificazioni a strapiombo sul mare con un effetto davvero suggestivo. Lasciate la macchina nel parcheggio davanti all’entrata e inoltratevi in quella che un tempo era il cuore pulsante della città: poco distante dall’ingresso vi accoglierà la Torre di Polluce, costruita sui resti di una torre più antica per difendersi dalle incursioni saracene. Poi seguite il percorso segnalato dai cartelli per andare all’inseguimento dell’antica anima di Selinunte. Degna della vostra attenzione è anche la necropoli disseminata di tombe scavate nel tufo e camere coperte dove sono stati rinvenuti anfore e pithoi. Alcuni terremoti avvenuti in passato hanno in parte danneggiato alcuni edifici, ma molti sono stati restaurati. Fra questi uno dei più interessanti è il Tempio di Hera, che si trova sulla collina orientale assieme ad altri templi minori come quello di Hekate. C’è poi la collina Gaggera con il santuario della Malophòros e la collina Mannuzza con l’antico abitato, sempre raggiungibili in auto. Durante gli scavi sono stati ritrovati parecchi reperti per lo più conservati nel Museo Nazionale Archeologico di Palermo, tranne il celebre Efebo di Selinunte che si trova nel Museo comunale di Castelvetrano.

Arch.Fabrizio Vella