CulturArt
DEDALOMULTIMEDIA
14-11-19

Rossomanno narra la storia di un feudo siciliano attraverso le generazioni, alternando lo sguardo, dalla grande storia a quella rossomannominuta dei singoli uomini e innalzando così a vero protagonista il lento, assiduo e fatale trascorrere del tempo, la sua erosione nelle cose e il loro consumarsi. Questa narrazione possiede un contenuto ricco di umanità profonda nel lento sguardo sul divenire della storia e una lucida coscienza critica sulla vana gloria degli uomini. Infatti si scorge una soffusa religiosità nella umiltà dei contadini veri proprietari della terra e non sui potenti nobili che l’hanno posseduta solo con un rogito, in quanto i primi sono gli unici amanti della natura per le sue bellezze che glorificano ogni giorno “il Creatore” e ne traggono sostentamento ringraziandolo per tale magnifico dono che risalta la bellezza del creato nel suo silenzio cosmico, come unica vera forza della seduzione sull’uomo in cui egli si rispecchia nel imitare Dio con le proprie opere, come Egli fece con l’umanità nel crearla a propria immagine e somiglianza di conseguenza fà l’uomo con la natura nel creare le proprie opere ad immagine di essa! Tutti questi spunti interpretativi trovano conferma in un testo complesso, ma di illusoria semplicità come nelle bucoliche di Virgilio. C’è molta poesia immaginaria forse frutto di fiabe infantili che colpirono le fantasie dell’autore nel descrivere “uomini di favolosa grandezza che in un tempo remoto abitavano profonde caverne naturali rievocando il mito di plutone che rapi’ kore a cozzo matrice ove c’è la sua caverna che porto’ la bella giovinetta negli inferi per poi riemergere 6 mesi l’anno per compassione di Zeus da cui nacque il rito degli eleusini sulle messi! Infatti Rossomanno è un territorio Ennese chè è insieme immaginifico e naturale in cui si intrecciano leggende con reperti di antiche civiltà e la ciclica fatica dei contadini veri figli della terra con il loro eterno motto “terra siamo e alla terra torniamo”! In principio infatti la terra fu’ l’humus di ogni evento umano, che non viene mai posseduta da nessuno, neanche dagli eserciti illusi di conquistarla in quanto con il passare del tempo essa si rinnova facendo sparire gli eserciti nella storia ma rinnovando eternamente il suo sodalizio con il coltivatore che paga tale fruttuoso matrimonio con il proprio sudore! Rossomanno è un manto boschivo sul monte Artesino che sembra l’arricciarsi del pelo di un animale spaurito di trovarsi solo! La terra ha dunque una forza invincibile, sebbene su di essa si sfoghi inevitabilmente la rabbia degli uomini ma essa riesce sempre a sedurre chi è disposto ad amarla,In origine vennero i siculi dal centro Italia, poi i fenici ed i cartaginesi, poi i greci dopo i bizantini quindi gli arabi a seguire i normanni ed infine gli spagnoli e tutti se la sono portata nel loro cuore per come se ne sono innamorati quando l’hanno conquistata! Rossomanno stando al centro rimane distante dal potere e quindi resta incontaminato “Tempo e governo comechessia non ti pigliare di malinconia” dicevano gli antichi! I conquistatori stranieri vengono e vanno secondo l’alterno capriccio delle armi e degli accordi ma la terra resta e memorizza il loro transito iscrivendone i segni nel proprio corpo. Pertanto i veri abitanti della terra non sono i padroni che compaiono e scompaiono come ombre e polvere, ma gli alberi, cipressi, ulivi, querce millenarie perché mentre degli uomini si perdono perfino il ricordo delle generazioni essi rimangono unici custodi dei segreti del tempo! E il pastorello che “stava davanti le sue pecore come una piccola divinità” come un Pan che misteriosamente comunicava col suo gregge nella solitudine dei campi nella sfera dell’invisibile è l’unico vero amante della terra, quella terra che l’uomo s’illude di conquistare con angoscia e fatica ma sempre gli sfugge sotto i piedi finchè un giorno non torna ad essa sottoterra a rimpiangere in perpetuo la vana gloria!

Fabrizio Vella