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29-03-20

 

 

La vicenda dell'Oasi di Troina diventato ormai focolaio del covid-19 hanno messo in agitazione i sindacati CGIL e CISL oasi repartiche puntano il dirto nei confronti del Commissario Giuseppe Murolo.

“I primi provvedimenti adottati destano in noi maggior preoccupazione. Gravi falle e disposizioni di servizio che impongono il prosieguo delle attività nonostante la certezza di esposizione a positivi di Covid 19 senza adeguati dispositivi di protezione individuale”. Fp Cgil e Cisl fp, in particolare, denunciano di ricevere “continue segnalazioni da parte di moltissimi operatori” e per questo “invitano le autorità preposte a porre immediatamente rimedio”. In particolare i sindacati chiedono “con fermezza il pieno rispetto del protocollo dei dispositivi di protezione individuale raccomandati per la prevenzione del contagio da Sars-Cov-2”. In particolare, “gli operatori esposti che trattano positivi intendono denunciare di non essere in possesso di adeguata protezione ed esplicitano che gli venga, addirittura, imposto di continuare la turnazione senza che, gli stessi, siano esaminati con il tampone. Diversamente da ogni ragionevole prudenza e rispetto dei protocolli invece vengono precettati in massa a proseguire il servizio, sebbene le attività si siano ridotte. Quanto accade è molto grave, specie perché non è la prima volta”.

Fp Cgil e Cisl ribadiscono inoltre come sia “pericoloso non separare nettamente il percorso Covid dalle altre attività dei reparti. È gravissimo non dare adeguate precauzioni di cautela a chi sta rischiando la propria vita e quella dei propri familiari. È palese che così facendo non solo si mette a rischio la salute dell’operatore ma dell’intera collettività”.

Così i sindacati denunciano che ad oggi nessuno stia ascoltando il grido d’aiuto del personale dell’ “Oasi” di Troina. “Noi – concludono CGIL e CISL - non possiamo accettare che un servizio pubblico a beneficio della collettività non rispetti i protocolli e le le norme. Poiché sono rimasti inevasi i nostri appelli chiediamo un intervento immediato e senza ulteriori deroghe ai vertici dell’Asp ed alle autorità preposte nei confronti di chi continua a precettare la presenza in servizio di operatori in massa e giá esposti. Si rappresenta che l’ipotesi di reato più grave che si può configurare è quella descritta nell’articolo 452 del codice penale che punisce i delitti colposi contro la salute pubblica che persegue tutte le condotte idonee a produrre un pericolo per la salute pubblica”.

Commenti   

-1 #1 francesca 2020-03-27 08:36
C è un problema mondiale sui dispositivi di protezione, non è il momento di scrivere carte ma di cercare con ogni mezzo di affrontare tutti insieme l'emergenza. tanto gli operatori sappiamo cosa fare
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