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Martedì, 27 Febbraio 2024

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Circa 4 mila in pochi giorni le firme in calce alla petizione della Flc Cgil Sicilia contro il progetto del governo di dimensionamento scolastico, che in tre anni taglierà in Sicilia 102 scuole. “E’ il segno del dissenso – dicono i segretari generali regionali della Cgil e della Flc Alfio Mannino e Adriano Rizza- rispetto a una misura che renderà ancora più fragile un sistema di istruzione pubblica che, al contrario, andrebbe rafforzato con adeguati investimenti”. Con la petizione, lanciata lunedì, il sindacato chiede al governo di fare marcia indietro. E all’esecutivo regionale di impugnare il decreto legislativo, “come hanno fatto altre regioni”. Mannino e Rizza rilevano in una nota che “paradossalmente la Sicilia viene ancora più penalizzata rispetto al resto di Italia. Il taglio infatti è superiore al 10% deciso su scala nazionale, con 102 autonomie scolastiche in meno nel triennio sulle attuali 802”. La mannaia, sottolineano Mannino e Rizza, “si abbatte su una regione che è  ai primi posti per povertà educativa”. La dispersione scolastica, ricordano Cgil e Flc, “si attesta in Sicilia al 21% con punte del 25%, rispetto a una media nazionale dell’11,5%. Nel 2022 l’Italia è quinta tra i Paesi Ue per abbandoni scolastici precoci , col grande contributo della Sicilia,dove il 22,4% dei giovani con meno di 18 anni, 10 punti percentuali al di sopra della media nazionale, lascia la  scuola senza diploma o qualifica professionale. “Una scuola carente di strutture, come laboratori o palestre, e servizi a supporto come i trasporti” dicono Mannino e Rizza. “Basti pensare che il 16,5% degli edifici statali sono classificati come vetusti. La carenza di servizi e di personale- aggiungono- fa sì che mentre a livello nazionale il 38% delle scuole offre il tempo pieno, il dato crolla al 6,5% a Palermo alla primaria, al 10,4% alla secondaria, a Catania rispettivamente al 9,5% e al 5,1%,mentre va meglio a Messina con il 20,3%e il 31,3%”. “Tutto questo in un contesto regionale che vede crescere la povertà e il disagio sociale”,osservano i due dirigenti sindacali. “Il sistema istruzione della Sicilia- ribadiscono- ha bisogno di investimenti, non di tagli che finirebbero col penalizzare le zone più fragili come le aree interne, le zone montane, le piccole isole. Le reggenze che il governo vuole eliminare si aboliscono con nuove assunzioni, per rendere più forte e più strutturato il sistema scolastico meridionale. Non si può pensare di fare cassa- sottolineano- condizionando così pesantemente il futuro delle giovani generazioni”.  Intanto martedì si terrà la conferenza regionale per l’organizzazione della rete scolastica del prossimo anno. “Contiamo di portare a quel tavolo ancora più firme- concludono Mannino e Rizza- affinchè ci sia un intervento del governo regionale che induca l’ esecutivo nazionale al ripensamento”.

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