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26-09-20

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Niente acqua, zero sviluppo e tanta emigrazione. È il risultato con il quale è chiamato a fare i conti il vasto territorio che si sviluppa diga olivonell'area di Barrafranca e che avrebbe dovuto trovare nella diga Olivo solido incentivo per la produzione orticola. Adesso però non è più così. “Fino a cinque anni fa – dice Alessandro Costa responsabile dell'Uci, Unione coltivatori italiani, di Barrafranca – di produzione orticola vivevano, e abbastanza bene, circa 500 aziende familiari adesso neppure una decina. Sono tutti emigrati”. Perchè un crollo così repentino? “Questa tipologia di produzione necessita di un costante flusso di acqua che il Consorzio di Bonifica, gestore delle condutture, non è riuscito ad assicurare. Tale disastro economico ha portato via dal territorio barrese oltre 1800 famiglie in 5 anni”. Insomma secondo Costa le condutture non garantiscono il flusso idrico necessario per sostenere le produzioni. A fronte di questa problematica se ne aggiunge un'altra certificata dal Dipartimento regionale dell'autorità di Bacino della Regione. Con il suo ultimo report sulle 25 dighe realizzate in Sicilia ha certificato che la presenza idrica e quasi la metà a fronte della capacità degli invasi. Non così, però, in provincia di Enna dove quattro dighe Nicoletti, Ancipa, Pozzillo e Olivo per una capacità dichiarata di circa 216 milioni di mc a settembre 2019 ne contano solo 52,37, poco più di un quinto. A leggere i dati nel particolare la situazione della diga Olivo, realizzata per sostenere l'economia agricola della zona, è quasi drammatica. A fronte di una capacità d'invaso di 15 milioni di mc e con una soglia massima di 18 milioni di mc lo scorso settembre il Dipartimento della Regione ha registrato la miseria di 2 milioni e 870 mila mc. Ma a parere di alcuni tecnici dei circa 3 milioni di mc d'acqua se ne possono utilizzare solo 600/700 mila, il resto è fango che avrebbe superato la soglia dei 12 metri. Un'affermazione che non dovrebbe cozzare con la verità visto che la Regione sente la necessità di sfangare l'invaso tanto che pare sia in itinere, l'iter sarebbe in uno stato abbastanza avanzato, un progetto di circa 20 milioni di euro per ripulire la diga. Il danno però è stato fatto, 500 aziende hanno chiuso i battenti e oltre 1800 famiglie non risiedono più nell'ennese.

Paolo Di Marco

 

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