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28-11-20

Camilleri e Garofalo“Signor Sindaco buongiorno, sono Camilleri”. Un attimo di sgomento, un'immediata manovra, freno a mano tirato e auto ferma. “Non potevo assolutamente rischiare di aver troncata la telefonata per mancanza di campo”. E' questo il primo contatto, estate 2013, che l'allora sindaco Paolo Garofalo ha con Andrea Camilleri. Giorni prima grazie all'aiuto di un giornalista di Repubblica Salvo Fallica, l'allora primo cittadino ennese entra in possesso del numero telefonico privato del papà del commissario Montalbano. S'informa anche qual è il percorso da seguire per contattare Camilleri. “La risposta? Uno solo. Bisogna telefonare alla segreteria telefonica, lasciare un messaggio e attendere. Se il maestro è interessato richiamerà se non lo è finisce lì. Telefonare altre dieci volte non serve a nulla”. E invece, pochi giorni dopo, una domenica mattina, una voce roca inconfondibile annuncia: “Signor Sindaco buongiorno, sono Camilleri”. Il conferimento della cittadinanza onoraria lo onora, la sente profondamente. Lo scrittore empedoclino, nella gioventù, ha vissuto due anni ad Enna e questo suo soggiorno lo ha formato come lui stesso ha precisato in racconti e interviste. Ospite fisso dell'immensa biblioteca comunale ha sempre ricordato quanto siano stati importanti i suoi anni ennesi. Non a caso i suoi scritti lo testimoniano. Il commissario Montalbano prende servizio in Polizia in un paese dell'entroterra siciliano posto su un cocuzzolo, Mascalippa, dove soffre il freddo intenso lui che ama il sole e il mare. “Conosce una ragazza Mery – ricorda Garofalo - che ha un parente al Ministero dell'Interno che lo aiuta a trasferirsi a Vigata, lo racconta ne “La prima indagine del Commissario Montalbano”. Ma anche i primi film ricordano Enna con la Fiat Tipo del commissario targata EN. Non solo ma un altro suo libro “Il sonaglio” è ambientato nelle campagne ennesi. Camilleri si è sentito sempre un po' ennese e ricevere la cittadinanza onoraria lo ritenne un vero onore tanto che aveva assicurato al sindaco Garofalo la sua presenza in città per la cerimonia. Poi, per vari intoppi, dovette disertare l'appuntamento al teatro Garibaldi per la consegna della pergamena. Fu comunque presente con una telefonata in diretta dove esordì: “Cari concittadini”.

“Una bella festa – continua l'ex sindaco – ma dovevamo consegnare lo stesso la pergamena al maestro. Riesco a far coincidere lo stesso giorno una riunione al Ministero con la visita alle 5 in casa Camilleri. Mi disimpegno in anticipo e prendo un taxi per arrivare nello studio del maestro. Per la seconda volta sono in anticipo e così decido di fumare una sigaretta nell'attesa. Finisco, guardo l'orologio, ci siamo. Mi manca la pergamena l'ho dimenticata nel taxi. Nel giro di un minuto rintraccio il tassista il quale si ricorda e mi dice però che non me la può consegnare subito perchè deve accompagnare un altro cliente. Me la lascia in un bar, dopo alcune ore. Salgo da Camilleri non certo esultante e con un certo imbarazzo gli vado incontro. Appena lo vedo però il suo sorriso e lo sguardo raggiante me lo trasformano nell'amico conosciuto da sempre, tanto che appena salutato gli lancio una battuta, Caro maestro dobbiamo scrivere insieme un libro, io metto il titolo lei tutto il resto”. Lo sguardo di Camilleri si trasforma incuriosito. Semplice la sua risposta: “E il titolo qual è”. “<Il sindaco e il mistero della pergamena scomparsa>. Gli racconto l'accaduto e scoppia in una sonora risata ci sediamo e cominciamo a fumare, allora lo superavo in quantità anche perchè lui ormai era abituato a fumare massimo mezza sigaretta e poi la spegneva. L'indomani ho consegnato la pergamena.” Congedandosi Camilleri ha voluto fare un regalo al sindaco: “Due per la verità. Due suoi libri con dedica. Il primo per la città <La prima indagine di Montalbano> con l'originale dedica conservato in Biblioteca ad Enna. Il secondo “Il birraio di Preston” a me, che custodisco gelosamente”. Che Camilleri tenesse molto alla cittadinanza onoraria di Enna lo dice anche un altro particolare: “La fedelissima segretaria del maestro si disse meravigliata per il tempo concesso all'incontro, oltre un'ora”. Cosa ricordava dei suoi due anni in città: “Tanto in particolare gli amici e il freddo, lui uomo di mare lo soffriva particolarmente. Mi raccontò un episodio che ancora lo sbalordiva. Un sera si ritrovò a partecipare al Veglione del teatro Garibaldi quando da un palchetto cominciò ad allungarsi una salsiccia di una lunghezza enorme e gli ultimi ne tranciavano un pezzettino per mangiarla. Una lunga salsiccia che girava da palco a palco e che si riduceva ad ogni passaggio. Una tale vista lo divertì molto ed infatti non l'ha più dimenticato”.

Camilleri è morto un giorno fa e Garofalo lo ricorda “con una nitidezza incredibile, mi sembra di averlo qui vicino. Rivivo ancora la sua sorpresa e la sua felicità per ciò che sentiva come un immenso onore, la cittadinanza onoraria di Enna”. I suoi libri sono la testimonianza più nitida del suo cammino. Chi lo critica punta il dito su una superproduzione che avrebbe strizzato l'occhio alle vendite sfruttando un filone ben compensato dai lettori. Camilleri però ha raccontato la sua Sicilia, i suoi siciliani, come li vedeva e come li avrebbe voluti a mò di un “Cantastorie”, come lui amava definirsi. Enna ti saluta caro concittadino.

Paolo Di Marco   

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