Abbiamo bisogno di una rivolta morale e civile, di una rivolta delle coscienze. Di dimostrare che Palermo non è disposta a tornare nel più lugubre passato, ma che al contrario è capaceantonellaleto di imprimere una svolta radicale per connettersi ad un futuro equo, solidale e sostenibile.

Non c'è tempo per indulgere nella ricomposizione di soggettività implicate con un sistema clientelare, politico-mafioso, che fa l'occhiolino al fascismo e razzismo. Un sistema che dovrebbe provare vergogna a riproporsi a 30 anni dalle stragi di Falcone e Borsellino sdoganando, con gli argomenti del garantismo costituzionale chi, avendo scontato una pena, sarebbe legittimato ad avere un ruolo politico e far da padrino di una alleanza interessata esclusivamente alla gestione del potere e del denaro. Non è una questione in punto di diritto, è una questione morale.

È necessaria una rivolta delle coscienze perché tutte e tutti sanno, sia Palermo che nel Paese, cosa vuol dire non prendere le distanze da quel mondo, che non spara più e non compie stragi perché si è trasformato nella mafia politico-finanziaria che investe in borsa, fonda e controlla società, permea ampi settori dell'economia legale con il potere del denaro, della corruzione, delle coperture politiche. Un potere che in questi anni ha sicuramente arricchito qualcuno ma che ha messo la Sicilia in ginocchio; ultima per occupazione, servizi, tutela della salute, dei diritti, dell'ambiente.

Per combattere la mafia e contrastarne il potere, bisogna seguire la traccia dei soldi, diceva Giovanni Falcone; e i soldi in arrivo a Palermo sono quelli dei lavori già finanziati per la mobilità sostenibile, un miliardo di euro per le linee tranviarie e il completamento dell'anello ferroviario, quelli dei fondi del PNRR e della programmazione EU 2021 -27, quelli, se cambiasse l'attuale quadro politico che li ha mantenuti in mano pubblica, della privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici locali. Una espropriazione di beni di appartenenza collettiva in favore di quel libero mercato che in Sicilia ha dato prova di essere al centro dei peggiori interessi illeciti; basti pensare al settore dei rifiuti e delle discariche, dell'energia, dell'acqua, della sanità e tanto altro per dire basta privatizzazioni.

Può sfiorarci il "dubbio" che ci sia un interesse a gestire queste ingenti risorse pubbliche anziché in favore di una rivoluzione rivolta alla sostenibilità ambientale, alla tutela dei diritti e del lavoro per continuare a favorire un modello di sottosviluppo già ampiamente sperimentato in questi anni?

Non c'è più tempo per comprendere che i tempi che viviamo, il 2030 segnerà il punto di non ritorno rispetto alla crisi climatica, richiedono una svolta immediata rispetto al modello di sviluppo estrattivo e distruttivo imposto dall'economia lineare e dal malaffare, che concepisce le nostre risorse primarie come merci dalla quale estrarre il massimo profitto e la vita delle persone precaria a vita.

La politica deve essere onesta, (è una precondizione, non un optional), al servizio della comunità, deve garantire i diritti, mantenere in mano pubblica i beni comuni e i servizi pubblici locali, fare perno su di essi per avviare la conversione ecologica, contrastare il collasso climatico, creare lavoro e benessere in un nuovo equilibrio con l'ambiente. La politica deve devolvere sovranità ed essere partecipativa, agita da tutte e tutti per il bene collettivo, e la comunità Palermo deve prendere voce e ruolo, perché se le persone non si interessano della politica certa politica venderà il futuro e la dignità di tutt@ noi al miglior offerente e non ci sarà più tempo per tornare indietro.

Antonella Leto, attivista per i beni comuni, candidata al Consiglio comunale di Palermo con Sinistra Civica Ecologista