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Mercoledì, 04 Ottobre 2023

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L'Associazione Nazionale Archeologi avendo esaminato i DDL nn. 273 e 615 in materia di "attuazione dell'autonomia differenziata delle Regioni alogo ANA og statuto ordinario ai sensi dell'art. 116, comma terzo, della Costituzione" ha espresso il proprio parere alla I Commissione del Senato, in particolare per quanto attiene più direttamente all'ambito dei beni culturali e del paesaggio, e a quello professionale in generale.

La richiesta di avocare alle regioni poteri, funzioni e competenze (legislative e amministrative) proprie dello Stato, del Ministero della Cultura, e dei suoi organi periferici, le Soprintendenze, ci trova in disaccordo in quanto produrrebbe la pericolosa trasposizione dei processi di tutela e di valorizzazione da un piano tecnico nazionale ad uno politico regionale (come già oggi avviene ad esempio in Sicilia, che in questo caso costituisce un esempio pratico negativo).

Con riferimento alle possibilità di attuazione del dettato costituzionale costituito dal comma 3 dell'articolo 116 della Carta, per la cosiddetta "autonomia differenziata" delle regioni a statuto ordinario, l'ANA ribadisce che esso può e deve essere inquadrato nella sua portata autonomistica intrinseca al nostro modello repubblicano nazionale unitario.

Resta fondamentale che lo Stato mantenga funzioni superiori di controllo e verifica di quanto prodotto in sede regionale e locale. Spostare tali funzioni dallo Stato alle regioni crea uno squilibrio di poteri.

"Se consideriamo che già oggi il Codice dei Beni Culturali prevede che "le regioni, il Ministero della Cultura ed il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare possono stipulare intese per la definizione delle modalità di elaborazione congiunta dei piani paesaggistici" (art. 143, c.2), sembra proprio che il problema delle regioni non sia di autonomia, ma di voler evitare ogni forma di controllo e verifica da parte dello Stato. Anche le richieste di autonomia in materia di "Professioni", tuttavia, destano non poca preoccupazione. Prevedere, ad esempio, l'istituzione di nuove professioni non ordinistiche riguardanti competenze connesse alle specifiche regionali, creerebbe un proliferare di nuove professioni a carattere regionali la cui compatibilità con le normative europee in materia di libera circolazione dei beni e servizi appare più che dubbia. E se immaginiamo la possibile istituzione di figure professionali riconducibili a professioni già esistenti come l'archeologo o l'archivista - magari caratterizzate in senso regionale - sono ipotizzabili esiti palesemente discriminatori".

Alessandro Garrisi Presidente Nazionale ANA

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