Non vedevamo l’ora di gioire, di abbracciarci, di saltare per la felicità.mongolfierapexels photo 210012

L’Italia ha esultato. La vittoria del campionato europeo di calcio ha riportato gli italiani ad abbracciarsi condividendo una gioia tanto desiderata.

Un gioco di squadra vincente che ha riportato al centro della nostra vita il valore dell’unità in una nazione in ebollizione, che ricerca faticosamente le comuni strategie per superare gli effetti della pandemia.   

Il periodo tremendo che sembrerebbe essere superato ci ha provato e disorientato.

Chi non ha avuto la sensazione che la pandemia si fosse portata via gli affetti e le amicizie? Chi non ha provato le varie forme dell’isolamento o interruzione di rapporti che prima sembravano fecondi di impegni ed attività sociali?

Abbiamo vissuto in una grande sospensione come se fosse stata una parentesi della nostra vita che accomunando tutti, pur nella costrizione, ci ha fatto scoprire il valore delle nostre debolezze e fragilità. Difatti, se vi sono propositi di revisione e rigenerazione della propria vita è solo grazie alla capacità di reazione più consapevole e responsabile. Con una autostima rinvigorita dalla capacità di superare vecchie e nuove difficoltà.

È un po’ azzardato parlare già di un superamento della pandemia quando verifichiamo l’efficacia dei vaccini nell’abbattere la mortalità e l’ospedalizzazione e la contestuale permanenza della indecisione o contrarietà di molti italiani a vaccinarsi.

È evidente che la ripresa economica è iniziata vigorosa ma è anche vero che permangono le insidie che non dovremmo sottovalutare come invece abbiamo fatto lo scorso anno quando in estate tutto sembrava risolto.

Non è possibile restare in attesa degli sviluppi perché è ormai evidente la necessità di fare conciliare il diritto a essere liberi a non vaccinarsi con il diritto alla salute che riguarda tutti gli italiani. La soluzione è l’obbligo di vaccinazione? È la limitazione degli accessi nei luoghi pubblici ai solo vaccinati con il green pass? È ritornare anche alla DAD nelle scuole con gli alunni in casa?

Le ipotesi di soluzione possono essere infinite e certamente non tutte condivisibili. Ma è possibile esigere la reciprocità del rispetto per le convinzioni altrui? Senza subire la prepotenza di chi considera la propria libertà un tempio, inviolabile? Ma se la libertà personale è giustamente inviolabile il diritto alla salute non lo è pure?

Hanno ragione coloro che per affermare la dignità della propria libertà si può essere disponibili a sacrifici ma fino a che punto e in quale direzione? Ci piacerebbe vedere la mobilitazione degli italiani, nel prendersi cura, ancor di più, della vita altrui con più amore e slancio altruistico, anche a sacrificare la rigidità delle proprie convinzioni.

Gaetano Mellia