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Mercoledì, 10 Agosto 2022

 

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Il policlinico universitario ad Enna dopo la convenzione firmata a Palermo tra la Regione Sicilia e l’Università Kore continua a tenere banco perché siospedale enna tratta  di un fatto di assoluto valore che potrebbe risollevare l’economia di una intera provincia.

I battibecchi nati con Caltanissetta alimentati da un assessore alla Salute in piena campagna elettorale, sono stati l’ennesima guerra tra i poveri ormai atavica. L’ultima “trovata” in termini di tempo sarebbe quella del Policlinico Diffuso, cioè di un policlinico che abbraccia più aree per dare, dice qualcuno, una migliore offerta sanitaria.

Senza con questo volere polemizzare con nessuno, esiste qualche esempio di policlinico diffuso in Sicilia e in Italia? E come sarebbe organizzato?

Del policlinico ad Enna se ne parlerà mercoledì prossimo 6 aprile nel corso di un consiglio comunale dove la vicenda sarà dibattuta. Una buona passerella per sentire e vedere in mostra chi, fino ad oggi non ha detto una parola, e dubitiamo che conoscano la portata reale del problema.

Quello che fa specie è che il policlinico ad Enna (due facoltà di medicina ad Enna, una delle quattro città italiane ad avere due università dedicate) significa sviluppo ed immagine di tutto il territorio provinciale, sembrerebbe essere un fatto tutto interno alla città.

Così non è cari sindaci dei comuni dell’ennese. Il policlinico significa ridare dignità di strutture ospedaliere anche ai nosocomi di Piazza Armerina, Leonforte e Nicosia. Dare a questi ospedali una branca specialistica capace di attrarre professionalità e utenza quantomeno dalla fascia centrale della Sicilia. Una sorta di Ospedali Riuniti, con nuovi medici, infarmeri, ausiliari ecc. ecc., altro che Ospedale di Comunità o Casa di Comunità.

Cari sindaci dell’ennese tanto abili nel fare campagne campanilistiche inutili a difesa del nulla, sono queste le occasioni su cui scommettere; sono queste le occasioni delle mobilitazioni a difesa del territorio.

Enna ha due università di medicina ed è qui che deve nascere il policlinico; è quasi impossibile pensare che gli studenti della Kore finiscono la didattica ad Enna e si spostano a Caltanissetta per il tirocinio.

Pensiamo a pensare al contrario. Facciamo finta che Caltanissetta avesse avuto una sua università di medicina autonoma; pensate voi che si sarebbe parlato di Policlinico diffuso? Neanche per idea. E che significa che il Sant’Elia di Caltanissetta è Dea secondo livello? Dea secondo livello ci si diventa. E poi Caltanissetta che ha una facoltà di medicina  da 25 anni, il policlinico ce l’ha già, ed è quello di Palermo dalla quale università dipende.

Il consiglio comunale di mercoledì potrebbe essere importante se assumesse decisioni serie; una idea potrebbe essere quella di un ordine del giorno con il quale si impegna il sindaco, presidente dell’assemblea dei sindaci, a lavorare per un incontro congiunto con tutti i primi cittadini della provincia, l’università e l’asp per favorire il percorso del policlinico.

Certo probabilmente per la Kore la cosa importante è che ci sia il policlinico e poi come si vuole fare si faccia tanto gli studenti sempre all’Umberto I dovranno fare il tirocinio. Se è vero questo, allora, perché non organizzarsi e strutturarsi ora affinchè il policlinico si faccia dove c’è l’università, senza se e senza ma?

Vale la pena ricordare che nel 2005 quando Enna divenne IV polo universitario della Sicilia, l’intera classe dirigente locale e regionale si mobilitò e il risultato arrivò.

Certo da allora molte cose sono cambiate: oggi il Comune non parla con l’Università, l’Università non parla con il Comune; forse prima c’era una classe dirigente credibile, oggi con quale rara eccezione, ci sono dilettanti allo sbaraglio che plaudono ora a questa, ora a quella idea senza realmente comprenderne il significato e, quello che è più grave, senza nemmeno studiare il problema, per cui basta uno solo che ha approfondito un pochino il problema he diventa il luminare al quale accodarsi per nascondere la propria proverbiale ed imbarazzante ignoranza.

Massimo Castagna

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