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Mercoledì, 22 Settembre 2021

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Sorpresa insegue sorpresa in un crescendo da sinfonia beethoveniana, lo scontro tra Conte e Grillo ci costringe a seguire gligrco sviluppi che riescono a far fibrillare anche i più distaccati osservatori. Dentro e fuori il Movimento 5Stelle non si può restare indifferenti. Non si tratta solo di una lotta tra personaggi divenuti leader che prima ben coesistevano, condividendo oneri e onori di un successo elettorale che è stato capace di condurre alle prime esperienze di partecipazione al governo. Ma, anche, è stato un modo, magari eclatante, di affermare la propria visione di organizzazione politica, che sin dalle origini non si è voluta costituire nella forma di partito.

Nel proprio DNA il M5stelle ha una forte componente di antisistema ai partiti che non potevano essere accettati perché espressione della casta tanta vituperata dai Vaffa di antica, ma non tanto, memoria. Non vi è dubbio che l’evoluzione delle posizioni politiche che, alcuni chiamano trasformismo, ci ha fatto constatare l’abbandono del populismo più movimentista ed intransigente per passare ad una responsabile compartecipazione, in Italia ed in Europa, nella direzione del governo e di numerose istituzioni. Ma il cercare di conciliare i valori ed i principi fondativi ritenuti fondamentali per garantire la partecipazione diretta dei cittadini, nelle decisioni del movimento, ha fatto a pugni con la tendenza non nascosta a divenire un partito unipersonale. Conte ha cercato di interpretare un mandato che gli era stato affidato dallo stesso Grillo, di rilanciare il M5S, ritenendo, però, di innovare o sconvolgere, anche, le modalità di coinvolgimento del mondo grillino. Non risulta alcun processo di formazione delle decisioni a cui tanto erano abituati gelosamente, prima, i dirigenti e le rappresentanze parlamentari. Anche i fondatori, a dire dei protagonisti, non sono stati coinvolti se, non quando da ieri si son visti proporre l’elaborato dello statuto con la raccomandazione di non modificarlo e votarlo. Una semplice presa d’atto. Per non parlare della richiesta di Conte di una piena autonomia nella gestione del M5S. E così via.....

Grillo ha reagito e tra rabbia e delusione ha ristabilito la sua leaderiship con l’esercizio del suo ruolo di garante del movimento.

Conte ha perso l’occasione di manifestare la propria leadership proponendo soluzioni e visioni unificanti che potessero, magari in modo innovativo, fare coesistere le differenti anime del M5S. Ha preferito con la sua risaputa “franchezza” la strada della rottura che forse preannuncia altre novità

Gaetano Mellia

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