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Lunedì, 03 Ottobre 2022

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Una crisi energetica quella che stiamo vivendo dagli sviluppi imprevedibili, ma che sta facendo già danni enormi e sta rovinando migliaia di aziende e riducendo alla povertà milioni difre sonneveld q6n8nIrDQHE unsplash famiglie. Colpa della guerra in Ucraina? Anche, mancanza di una politica energetica adeguata? Anche. Incapacità di sapere guardare avanti come fanno altri paesi? Anche.

Tutti fattori che stanno contribuendo ad impoverirci sempre di più e a creare ancora più tensioni sociali.

In poco meno di un mese il gas è aumentato del 611%, il carbone +309%, petrolio +68%, latte +36%, mais +42%, caffè + 68%, solo per fare qualche esempio. I dati li abbiamo presi in prestito dal programma di Mario Giordano, Fuori dal Coro, sulla cui attendibilità nessuno ha detto il contrario.

Aumentando i costi energetici oggi troviamo fermi interi settori produttivi come le acciaierie, cartiere, pesca, trasporti, agricoltura, artigianato ecc. ecc.

Con l’aumento dei carburanti in tantissimi hanno preferito fermarsi perché costa meno che produrre.

Abbiamo tutto ma non usiamo nulla e compriamo all’estero con spese pazzesche. Il gas per esempio ci arriva dalla Russia, dall’Olanda, dalla Libia e dall’Algeria. Eppure in Italia abbiamo 1298 pozzi di gas dei quali 752 inattivi. Le piattaforme Argo e Cassiopea a largo di Gela potrebbero produrre 10 miliardi di mc all’anno, ma sono tappati da 20 anni, mancando il collegamento con la raffineria.

A Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna, sono 20 i pozzi di gas ma molti non funzionano per mancanza di manutenzione. Quelli che funzionano riescono a produrre 240.000 mc al giorno; con la manutenzione la produzione sfiorerebbe 500 mila mc al giorno.

A Porto Empedocle nell’agrigentino doveva nascere un rigassificatore, una centrale che trasforma il gas liquido in gas pronto da usare. Circa 800 milioni di euro e oggi è una enorme incompiuta del tutto inutilizzabile. Oggi ci vorrebbero circa 1,5 miliardi di euro per renderla funzionante.

Il rigassificatore sarebbe in grado di produrre 8 miliardi di mc all’anno, mentre la Sicilia da sola sarebbe in grado di produrre 18 miliardi di mc all’anno, circa ¼ del fabbisogno nazionale.

Con il gas estratto in Italia il costo al mc sarebbe di 5 centesimi; noi lo prendiamo fuori e lo paghiamo 70 centesimi al mc. Che geni che abbiamo in Italia!

C’è poi la problematica legata al carbone; ne abbiamo una infinità ma dal 2018 non si estrae più. Attualmente sono in funzione 7 centrali che producono energia elettrica: Gorizia, Venezia, La Spezia, Civitavecchia, Brindisi, Fiume Santo e Portoscuso, queste ultime due in Sardegna. Attualmente producono il 5% del fabbisogno nazionale di energia elettrica, ma a regime arriverebbero comodamente al 15% con un notevolissimo risparmio sulla bolletta elettrica.

La Germania dal Carbone produce il 25% di energia elettrica e le loro centrali a carbone si spegneranno fra 15 anni circa. Ma l’assurdità è che abbiamo tantissimo carbone nel sottosuolo che non estraiamo; il carbone per produrre energia elettrica lo compriamo dall’estero con una spesa di 1,7 miliardi di euro l’anno. Ovviamente parliamo solo di emergenza come quella che abbiamo davanti. Non si può infatti dimenticare che il carbone è altamente inquinante.

E poi abbiamo le rinnovabili i cui impianti necessitano di tante autorizzazioni e tanto di quel tempo che pensare di usare le rinnovabili per sostituire in gas russo è cosa alquanto improbabile. Eolico da una parte e fotovoltaico dall'altro pur avendo parecchi incentivi incontrano sempre pareri discordi e con una burocrazia asfissiante.

E poi il carburante per mettere in moto la nostra auto, giusto per semplificare: il 60% del costo di un litro di gasolio è rappresentato dalle accise.

Le 18 accise sulla benzina che incidono sul prezzo del carburante in Italia:

  1. 1956: Finanziamento supporto crisi di Suez + 0,00723 euro;
  2. 1963: Ricostruzione disastro del Vajont + 0,00516 euro;
  3. 1966: Ricostruzione alluvione di Firenze + 0,00516 euro;
  4. 1968: Ricostruzione terremoto del Belice + 0,00516 euro;
  5. 1976: Ricostruzione terremoto del Friuli + 0,00511 euro;
  6. 1980: Ricostruzione terremoto dell’Irpinia + 0,0387 euro;
  7. 1982: Finanziamento missione ONU in Libano + 0,106 euro;
  8. 1996: Finanziamento missione ONU in Bosnia + 0,0114 euro;
  9. 2004: Rinnovo contratto autoferrotranvieri – 0,020 euro;
  10. 2005: Acquisto autobus ecologici + 0,005 euro;
  11. 2009: Ricostruzione terremoto de L’Aquila + 0,0051 euro;
  12. 2011: Finanziamento alla cultura + 0,0071;
  13. 2011: Finanziamento crisi migratoria libica – 0,040 euro;
  14. 2011: Ricostruzione alluvione Toscana e Liguria + 0,0089 euro;
  15. 2011: Finanziamento decreto “Salva Italia” + 0,082 euro;
  16. 2012: Finanziamento ricostruzione terremoto Emilia + 0,024 euro;
  17. 2014: Finanziamento “Bonus gestori” + 0,005 euro;
  18. 2014: Finanziamento “Decreto fare” + 0,0024

Questa è la situazione e ovviamente bisogna fare qualcosa, ma bisogna farlo in fretta. I pensionati, le famiglie mono reddito non ce la fanno più; sono sempre più i nostri vecchietti che frugano fra i rifiuti, quelli che rinunciano alle cure perché non ce la fanno; e fermandosi tutto aumenteranno ancora di più i disoccupati e le famiglie sulla soglia della povertà.

Una situazione così difficile e grave che si rischia seriamente una rivolta sociale.

Massimo Castagna

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