Redazionale

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Sabato, 25 Giugno 2022

 

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Le 7 votazioni che hanno preceduto l’ottava decisiva per eleggere il presidente della repubblica ci hanno rivelato, con maggioreQuirinale palazzo e obelisco con dioscuri Roma chiarezza, il groviglio di rapporti politici tra i leader dei partiti che prima erano camuffati da un’apparente pacifica convivenza. Tutti insieme per un anno, tranne i Fratelli d’Italia, hanno costituito un’ampia maggioranza a sostegno del Governo Draghi nato su mandato di Mattarella per fronteggiare l’emergenza sanitaria e gli impegni per ottenere le risorse economiche previste dal PNNR. Tutti soddisfatti dei risultati conseguiti in Italia e nel rapporto con l’Europa. Ma al momento di dimostrare con coerenza i propositi dichiarati di stabilità politica garantendo la continuità dell’azione intrapresa dal Governo Draghi, tutti hanno colto l’occasione per tentare di regolare i conti interni, nella prospettiva di prevalere sui competitor nella gestione dei propri partiti e nel governo dell’Italia. Nelle prime votazioni tutti i tentativi per dare una spallata e prevalere sugli avversari, infrangendo, così, l’impegno di individuare candidati condivisi. Il centro destra il più attivo ed audace, a tal punto, da disgregare in tre parti, anziché, compattare, la propria coalizione. Tra proposte per sondare, veti incrociati, nomi proposti in modo strumentale, astensioni tattiche e schede bianche per contarsi e candidati bandiera, un valzer di posizioni sperando di indovinare la strategia o di fare accogliere le cosiddette proposte unificanti che si scopre sono decisamente divisive. Ci hanno provato anche con le candidature di donne rappresentanti di istituzioni, candidate in modo disinvolto e strumentale, nella speranza che l’apporto di franchi tiratori potesse essere decisivo. Un modo mica tanto camuffato di rompere il fronte avversario e di puntare alle elezioni anticipate che si è rilevato un boomerang distruttivo.

Il risultato di questi giorni? Una sconfitta che ha attraversato tutti gli schieramenti. I cinque stelle, maggior gruppo parlamentare, è riuscito a spaccarsi in due tronconi attorno a Conte e Di Maio, sostenendo posizioni opposte, capaci solamente ad indebolire l’intesa con il PD e LEU. Forza Italia che smentisce Salvini e si distacca dalla coalizione, Giorgetti ed i Governatori della Lega in contestazione con il loro leader, Letta e Franceschini a capeggiare differenti strategie. A noi è sembrato il passaggio di una bufera da cogliere come l’occasione per sospendere il buon senso e le capacità politiche (poche ed insufficienti) di servire il paese. Ma il paradosso è che, innanzi a tale sconfitta della politica, nella sua capacità di gestire le difficoltà e la complessità degli eventi, e di fronte al precipizio vi è stata la capacità “costretta” di riaggregare trasversalmente i frammenti dispersi di una maggioranza parlamentare e di governo. Chi poteva garantire tale miracolo? Il buon Mattarella che nel suo breve discorso di ringraziamento per l’avvenuta rielezione ha reso testimonianza di un ottimo esempio di servitore dello stato “I giorni difficili trascorsi per l’elezione alla Presidenza della Repubblica, nel corso della grave emergenza che stiamo tuttora attraversando sul versante sanitario, su quello economico e su quello sociale richiamano al senso di responsabilità e al rispetto delle decisioni del Parlamento. Queste condizioni impongono di non sottrarsi ai doveri cui si è chiamati, e naturalmente devono prevalere su altre considerazioni e su prospettive personali differenti, con l’impegno di interpretare le attese e le speranze dei nostri concittadini.”

Gaetano Mellia

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