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Martedì, 03 Agosto 2021

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La Sicilia a fuoco, la Sardegna peggio ma entrambe le isole hanno un comune denominatore: chi ha appiccato il fuoco lo ha fatto nelle zone boschiveincendienna1 partendo dalla macchia mediterranea. Quello che sta avvenendo non può e non deve convincerci che c'è l'imbecille di turno che accendino alla mano da fuoco alle sterpaglie. No, qui siamo di fronte a veri e propri professionisti del fuoco; persone che conoscono bene il territorio, che scelgono le giornate più calde, che conoscono i venti, la loro direzione e la loro forza.

Sciacalli, che incuranti degli immensi danni che possono provocare, lavorano con una certa sicumera e i fatti danno loro ragione. E così uomini e mezzi della forestale, dei vigili del fuoco, lavorano incessantemente per spegnere gli incendi, supportati da mezzi aerei. Un lavoro lungo ed estenuante che finirà probabilmente che durerà ancora per chissà quanto tempo.

Enna, per esempio, non ha più pendici protette da quella ricca vegetazione arborea. Un danno incalcolabile perché finita questa emergenza se ne aprirà probabilmente un'altra: quella della tenuta delle pendici con l'arrivo delle piogge invernali che ormai sono diventate, a causa del clima tropicalizzato, vere e proprie bombe d'acqua. Se ciò avvenisse i terreni circostanti la parte alta della città quanta capacità di tenuta avranno?

Gli sciacalli, con qualifica di piromani, agiscono da soli o sono guidati da qualcuno? Se sì da chi? Non lo sappiamo, ma è facile pensare alla criminalità organizzata.

E non vale, a nostro avviso, la teoria che braccianti agricoli, turnisti dalla forestale e quant'altri decidono di mettere a ferro e fuoco il territorio per essere chiamati a fare un turno lavorativo. Troppo banale e troppo rischioso. Certo il piromane isolato ci può essere, un esempio l'arresto dei carabinieri di un uomo di Valguarnera. E così l'intera provincia brucia con danni incalcolabili.

Ma in Sicilia il fenomeno è troppo vasto, troppo bene organizzato perché possa essere l'opera di qualche imbecille.

È possibile che quello che sta avvenendo potrebbe essere una sfida proprio della criminalità organizzata che avrebbe come obiettivo quello di costringere le regioni, i sindaci, insomma lo Stato e scendere a patti? A patti per che cosa?

Forse per il casino di soldi in arrivo del PNRR? Per i miliardi dell'alta velocità? Per le infrastrutture che verranno realizzate? Cosa c’entrano gli incendi? Potrebbe essere un modo come un altro per dire “guarda cosa siamo in grado di fare e allora che facciamo?”

Ovviamente gli inquirenti stanno lavorando attorno a tantissime ipotesi investigative.

Nel frattempo che si fa? Occorrerebbe un controllo del territorio più capillare con droni anche a raggi infrarossi capace di vedere bene anche di notte. La buttiamo lì, così, ma la tecnologia può aiutare tantissimo.

Gli sciacalli non possono averla vinta per loschi interessi. La cura e la tutela dell'ambiente sono il green pass delle nuove generazioni.

Massimo Castagna

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