Parliamone insieme
DEDALOMULTIMEDIA
01-12-20

In un ventennio e più, di politiche dissennate di tagli, abbiamo visto aggredire e cancellare diritti e tutele. In questo percorso ci Ritasiamo ritrovati sempre più fragili e poveri. Una povertà che oggi si manifesta in tutta la sua dimensione e gravità: una povertà non solo economica ma anche umana. L’esperienza ci dice che si può sopravvivere a una povertà economica se si vive un tessuto solidale capace di prendere a carico la fragilità di ognuno. Altra cosa è sopravvivere alla povertà umana. E oggi quello che fa più paura non è la pandemia virale ma la pandemia dei sentimenti, quelli più squallidi, egoistici, materialistici. Fa paura e lascia disgustati oltre che attoniti l’idea che, in un momento come quello che stiamo vivendo, in cui ognuno corre il rischio di essere colpito da un virus sconosciuto e, per tanti versi, mortale, ci possa essere chi pensa che, tra tutti, c’è qualcuno che può essere sacrificato. E si rimane ancora più terrorizzati se quel qualcuno da sacrificare è l’anziano. Gli anziani, gli stessi che, con il loro lavoro e sacrificio, hanno tessuto il sistema economico sociale degli ultimi sessant’anni e che, da pensionati, in questi lunghi anni di crisi economica, hanno garantito la tenuta del Paese, sostenendo figli e nipoti disoccupati, sottoccupati, cassaintegrati.

A questi, oggi si dice che la loro situazione attuale, di anziani e pensionati, li rende vuoti a perdere. Inutili per questa nuova società in cui la disumanizzazione è diventata struttura portante e per la quale il “non essere produttivo” diventa lo spartiacque che fa decidere che tu possa essere sacrificabile. Poco importa andare alla ricerca di chi oggi può essere considerato anziano. Poco importa se si sposta quell’asticella tra le età anagrafiche, 65, 75, 80, 90 anni. Poco importa se questo principio oggi classifichi altri e non me, perché, considerato che gli anni scorrono per tutti, mi aspetterà al varco e li, abbracciandomi, mi dirà che è arrivato il mio tempo. Un tempo deciso dall’uomo che ha perso ogni connotazione di umanità.

Non si può, anche questa volta, indignarsi e basta. Questo tempo di pandemia ci dice che il Re è nudo ma, soprattutto, che non c’è più tempo da perdere.

Nonostante, infatti, da anni si ripeta, a destra e manca, che questo è un Paese di anziani, nessuna politica di tutela è stata messa in campo per questa consistente fascia di cittadini. Vietare agli anziani di uscire dalle proprie case non significa proteggerli, ma isolarli. L’anziano che abita da solo, ha bisogno di chi fa la spesa e di chi compra le medicine ma anche di uno spazio fatto di parole, di affettuoso ascolto, che riempia ore che, altrimenti, si dilatano in modo insopportabile. Un bisogno che chiede risposte tra le mura della propria casa.

L’anziano non è un problema ma un “tema” che ancora attende uno svolgimento strutturale, organico fatto di servizi e tutele, di cui non può farsi carico solo ed esclusivamente il mondo del volontariato. Oggi più che mai è necessario pretendere politiche straordinarie di interventi che diano soluzioni immediate, risposte adeguate e che guardino a un futuro che non può essere affrontato con provvedimenti improvvisati, disorganici e raccogliticci.

Politiche che mettano al centro la tutela e la vita di tutte le persone, a prescindere dell’età.

Lo Spi Cgil impegnato in tutte le sue istanze in una attività di denuncia oltre che di controllo e di tutela, resta a disposizione di chiunque voglia segnalare casi che necessitano di interventi tempestivi.

Stringiamo la rete della solidarietà per non lasciare indietro nessuno perché è bene ricordare che è la solitudine a rendere tutti più fragili, in qualsiasi situazione e a qualsiasi età.

Guardo mia madre che domani compirà 91 anni e mi chiedo se Giovanni Toti ha perso già genitori, nonni e zii. Che gran pena! Orfano di una carezza che riscalda l’anima.

Difendiamo i nostri anziani, difendiamo noi stessi e la nostra umanità.

IL Segretario Generale Spi Cgil Enna

Rita Magnano

 

 

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