Parliamone insieme
DEDALOMULTIMEDIA
01-10-20

dunarea de jos 2020

 

dario cardaci dedalo

 

 

Il Governo non dimentichi gli aspiranti avvocati già abbandonati al loro destino da un esame che, come la licata vincenzoha recentemente puntualizzato il comitato UNDES delle Nazioni Unite, presenta purtroppo parecchie criticità. Ma veniamo al punto. Dal D.M. 57/2020 apprendiamo con stupore che verrà consentito a tutti i futuri liberi professionisti (ingegneri, architetti, biologi, chimici, odontoiatri, veterinari, farmacisti, commercialisti e tanti altri), che al pari dell’avvocato svolgono un ruolo importante nella società, di non sostenere le tradizionali prove scritte sostenendo, invece, un’unica prova orale a distanza per ovvie ragioni di sicurezza volte a evitare gli assembramenti.

Gli oltre 60 mila aspiranti avvocati sparsi in tutta Italia, si chiedono allora quale sia la reale motivazione per la quale debbano continuare a essere trattati diversamente rispetto a tutte le altre categorie di professionisti contravvenendo in tal modo all’art. 3 della Costituzione che sancisce, in linea teorica, il principio di uguaglianza sostanziale tra i tutti cittadini. In quanto categoria “disumana” per i trattamenti che purtroppo riceviamo, ci chiediamo se siamo forse dotati di speciali anticorpi che ci rendono immuni dal Covid-19 e, pertanto, possiamo tranquillamente assembrarci? Trovo allora profondamente iniquo che i praticanti avvocati siano l’unica categoria di futuri liberi professionisti esclusa dall’elenco di coloro che potranno conseguire l’abilitazione sostenendo una prova orale a distanza in ragione dell’emergenza sanitaria.

Uno scenario inquietante che, però, con lo spirito sinergico e costruttivo che contraddistingue la nostra categoria, ci ha spinti a chiedere al governo, nella persona del ministro della Giustizia, un provvedimento urgente che preveda, anche per gli aspiranti avvocati, di svolgere i prossimi esami di stato in tutta sicurezza e in modalità a distanza, mediante una prova orale guidata da criteri oggettivi e meritocratici. Insomma, un destino ancora troppo incerto e tortuoso per tutti i praticanti avvocati che aspettano delle risposte concrete da una politica che dovrebbe guardare equamente al futuro delle nuove generazioni. Auspichiamo pertanto che anche alla luce delle criticità sollevate dalle Nazioni Unite, l’Italia dimostri di saper adottare quei provvedimenti utili a tutelare i diritti dei suoi giovani aspiranti avvocati desiderosi di contribuire a costruire il futuro di questo Paese e se ciò non dovesse accadere adiremo certamente le vie legali per ricevere quelle tutele già accordate dalla nostra Carta costituzionale.

 

Vincenzo La Licata

Associazione Italiana Praticanti Avvocati (AIPAvv)

 

 

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