Parliamone insieme
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25-05-20

dunarea de jos 2020

 

Il Centro Studi Nazionale IRCAF con la costituzione dell' ”Osservatorio nazionale Mascherine e presidi protettivi“ , ha realizzatomascherine lunedì e martedì scorsi la 1^ Indagine nazionale sulle mascherine nelle farmacie delle città capoluogo di Regione. L'obbligo di portare le mascherine in alcune regioni, e che a breve sarà esteso “ su tutto il territorio nazionale “per la cosiddetta fase 2, richiederà, per tappe, a regime, “ con la ripresa della attività produttive e dei servizi, oltreché delle scuole, almeno 40 milioni di mascherine chirurgiche al giorno, come prevede un recente studio del Politecnico di Torino. Inoltre occorreranno i guanti, i termo scanner per la ripresa in sicurezza sui luoghi di lavoro, e i prodotti igienizzanti di protezione individuale. Risulterà difficile soddisfare la richiesta, in particolare di mascherine, stante la grande competizione nel reperimento di tali articoli sul mercato internazionale, e nonostante oltre un centinaio di imprese italiane si siano riconvertite per produrne. Esiste pertanto il forte rischio del permanere di comportamenti “speculativi “ che potranno pesare sui bilanci delle famiglie e dell’economia nazionale, pure riconoscendo la positività della scelta di distribuirne gratuitamente operata da alcuni comuni e regioni. . Dall’ Indagine nazionale realizzata a campione sulle farmacie lunedì e martedì scorso,all'indomani dell'Ordinanza del Commissario Arcuri del 26 aprile, su 282 farmacie contattate telefonicamente nelle 20 città capoluogo di regione (hanno risposto 263 farmacie, pari al 93%) emerge quanto segue. Solo il 67% delle farmacie hanno in vendita le mascherine chirurgiche monouso o “usa e getta”. Si registrano punte del 100% a Bolzano, del 87% a Torino e Ancona, del 85% a Potenza, del 79% Milano, 76% Firenze e 75% a Catanzaro. Mentre Bologna, Cagliari, Aosta, Napoli, Venezia e Roma sono in linea con il dato medio nazionale, criticità vengono registrate a Bari (sono presenti solo in una farmacia su due) ed a Palermo, dove sono presenti nel 42% delle realtà contattate. Infine a Genova si evidenzia una bassissima presenza delle mascherine soprattutto in quanto proprio nelle giornate della rilevazione ne è stata sospesa la vendita da parte di diverse farmacie in risposta alla Ordinanza del Commissario Arcuri, con la quale è stato fissato il prezzo per tutte la mascherine chirurgiche a 50 centesimi di euro più IVA. La situazione è poi stata sbloccata in tarda mattinata a seguito dell'accordo raggiunto fra Governo Federfarma, Parafarmacie e Assoform al fine di assicurarne “l'approvvigionamento adeguato” ed il ristoro delle perdite che sarebbero sopravvenute a causa del maggiore prezzo precedentemente sostenuto dalle farmacie per il loro approvvigionamento. In una prossima indagine verificheremo il rispetto della’Ordinanza e la disponibilità dei prodotti. A giorni dovrebbe anche potere essere verificato l’azzeramento dell’IVA sulle mascherine e sui prodotti di protezione individuale “.Per quanto riguarda il prezzo medio delle mascherine chirurgiche usa e getta registrato nel corso delle due giornate di rilevazione esso risulta di 1,59 euro cadauna, con forti differenze tra le diverse città: Torino 2,22 euro, Aquila 2,01, Venezia 1,99, Aosta 1,95; all'opposto registriamo i costi più contenuti a Trieste con 0,59 cent di euro, 1 euro a Campobasso, 1,14 a Napoli, 1,17 a Firenze , 1,48 a Palermo, 1,50 a Perugia e Genova, 1,51 a Bologna e 1,52 ad Ancona. La differenza di prezzo più ampia fra le città è del 372% E' evidente che con l'applicazione dell'accordo sopra menzionato e dell’ordinanza del Governo (che prevede anche l’azzeramento dell’IVA) nei prossimi giorni le famiglie “potranno risparmiare 1,10 cent. euro per ogni mascherina chirurgica “ acquistata. Considerando una famiglia media di tre persone (due che lavorano e uno che studia) con un utilizzo di 5 mascherine chirurgiche al giorno la spesa media si potrà attestare sui 2,5 euro al giorno, mentre prima di questi provvedimenti mediamente avrebbe sostenuto una spesa di 7.90 euro giornalieri. I provvedimenti del Governo dovrebbero pertanto comportare un risparmio significativo; rimane aperto il tema della reale disponibilità delle mascherine (nelle farmacie, parafarmacie, supermercati….) che condiziona lo sviluppo di riapertura della seconda fase. L’indagine, nel 30 % delle 263 farmacie che hanno risposto mostra la presenza di mascherine chirurgiche “lavabili “ con tipologie “molto eterogenee nelle caratteristiche del prodotto” e con un prezzo medio nazionale di 5,01 euro. Altro dato importante è la presenza nel 68% delle farmacie di mascherine filtranti senza valvola FFP2, segno di un a domanda crescente fra i cittadini ( ma non sempre di una informazione adeguata rispetto ad un loro corretto utilizzo), con un “costo medio nazionale che si attesta a 7,58 euro cadauna”. Il prezzo più basso risulta a Napoli con 5,55 euro, segue Aosta con 5,85 euro, Cagliari 5,90, Potenza 6,13, Firenze 6,99, Bologna 7,03; all'opposto il prezzo più elevato lo si riscontra a Bari con 9,82 euro, segue Torino con 9,14 euro, Milano 8,24, Palermo 8,21. La forbice fra il costo più contenuto e quello più elevato si attesta al +56%. Raramente offerte le mascherine filtranti FFP3, utilizzate prevalentemente dagli operatori sanitari. Il loro costo si attesta mediamente su 10,56 euro cadauna. Al fine di prevenire comportamenti fraudolenti a scapito di cittadini ed imprese riteniamo essenziali un monitoraggio continuo e controlli della G.d.F e Polizia Municipale dei siti on line e delle vendite al dettaglio dei diversi prodotti di protezione in sinergia e collaborazione con le associazioni dei consumatori. Fondamentale risulterà inoltre effettuare controlli serrati da parte della Agenzia delle Dogane e Monopoli per i prodotti di importazione . Sarebbe infine auspicabile, stante l’onere che graverà sulle famiglie che tali costi possano diventare detraibili ai fini fiscali. Si ritiene necessario promuovere una Campagna nazionale a” distanza “di Educazione alla protezione ed all’uso di presidi protettivi a cura del MISE in collaborazione con le Associazioni di rappresentanza degli interessi diffusi e del terzo settore.

Centro Studi IRCAF aps

 

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