Parliamone insieme
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01-04-20



Il presidente di Ance Sicilia, Santo Cutrone,  chiede alla Regione, alle amministrazioni locali e alle stazioni  appaltanti dell’Isola di cantierifare pressione sul governo nazionale affinché  emani direttive più chiare in merito all’applicazione nei cantieri  delle norme di sicurezza anti-contagio da Covid-19, oppure decida di  includere anche l’intero settore delle costruzioni, pubblico e  privato, fra quelli che devono fermare le attività in base al decreto  del Presidente del Consiglio dei Ministri dello scorso 11 marzo,  estendendo di conseguenza a tutte le imprese edili coinvolte sul  territorio nazionale la cassa integrazione e la sospensione degli  adempimenti fiscali e contributivi finora vigenti per le sole “zone  rosse”.
“In Sicilia, soprattutto nelle aree extraurbane, ci sono già decine di  cantieri fermi o che si stanno fermando - spiega Cutrone – a causa di  numerosi problemi. Ad esempio, le mascherine normalmente in dotazione  alle ditte sono quelle anti-polvere modello FFP1, mentre, come tutti  sanno, sono ovunque introvabili quelle per la protezione da agenti  virali, modello FFP3, e i prodotti igienizzanti; risulta spesso  impossibile garantire il trasporto degli operai nelle sedi extraurbane  di cantiere con mezzi aziendali o a noleggio, nonché i servizi di  mensa e alloggio, rispettando le distanze minime di sicurezza; ai  posti di blocco accade che il personale diretto in cantiere venga  respinto indietro; per ragioni analoghe o comunque legate  all’impossibilità di rispettare le norme di sicurezza, imprese  subappaltatrici e fornitori mancano agli appuntamenti programmati”.
Numerosi i casi registrati in appena due giorni in Sicilia: un  impianto di calcestruzzo a Campobello di Licata è stato chiuso da  un’ordinanza sindacale; operai diretti ai cantieri sono stati respinti  ad un posto di blocco lungo la Ragusa-Catania sostenendo che nel Van  non possono viaggiare più di due persone; le forze dell’ordine hanno  intimato la chiusura di due cantieri a Palermo e a Catenanuova  ritenendo che non si tratti di attività essenziali, e a Scicli con la  stessa interpretazione hanno fatto chiudere una falegnameria; alcuni  sindaci hanno chiuso i magazzini di vendita al dettaglio di cemento,  sabbia, malte e tondino di ferro; per non parlare della vicenda  dell’ordinanza con cui il sindaco di Messina ha autonomamente chiuso  tutto, rendendo necessario un successivo intervento del prefetto per  revocare l’atto .
“In questa situazione e senza norme chiare – osserva Cutrone – non è  possibile lavorare. E oltre al danno la beffa: le stazioni appaltanti  e i committenti privati, senza una previsione specifica di legge,  imputano, anche economicamente, alle imprese i ritardi nell’esecuzione  delle opere. E’ evidente - conclude Cutrone – che si tratta di una  ingiustizia causata da un vuoto normativo, anche comprensibile in un  momento di particolare emergenza. Ma è certo che ora va subito sanato,  o chiarendo con quali modalità sia possibile proseguire concretamente  le attività di cantiere, oppure emanando un provvedimento integrativo  che includa il settore delle costruzioni fra quelli da fermare e  tutelare socialmente ed economicamente, escludendo le imprese dalla  responsabilità dell’allungamento dei tempi contrattuali di esecuzione  della commessa. Per senso di bene comune è fondamentale ascoltare le  esigenze delle imprese in difficoltà, così come ha fatto l’assessore  regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone, che ha recepito la  nostra richiesta annunciando una circolare che sbloccherà il pagamento  degli stati di avanzamento dei lavori”.

 

Santo Cutrone Ance Sicilia

 

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