Parliamone insieme
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13-07-20

dunarea de jos 2020

 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani in occasione della Giornata della Legalità, in cui si capacicommemora il XXVII anniversario dalla Strage di Capaci dove persero la vita il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta, intende ricordare il coraggio e il sacrificio degli uomini grandi che hanno amato il proprio Paese e sono entrati nella storia nazionale come pochi in precedenza.

Il 23 maggio è diventata ormai una data simbolo nella lotta contro tutte le mafie. Questa giornata ci riporta all’attentato di 27 anni fa in cui Cosa Nostra, in un violento atto terroristico tra i più tragici della storia recente dello Stato italiano, uccise Giovanni Falcone, il più coraggioso “servitore dello Stato”. L’attentato segnò un capitolo dolorosissimo per la storia d’Italia: fu l’inizio della guerra tra Mafia e Stato.

E fu una ferita profondissima per l’Italia, di quelle che lasciano la cicatrice permanente. Lo Stato, bestia trafitta e stordita, seppe però rialzarsi e iniziò subito la sua battaglia contro la Mafia che mai, così palesemente, lo aveva sfidato. “Cominciò l’inizio della fine di Cosa Nostra”. E dopo quasi due mesi, con la Strage di via D’Amelio in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta, lo Stato proclamò la sua dichiarazione di morte a Cosa Nostra: a poche ore dalla morte di Paolo Borsellino, scattò l’art. 41.bis, la legge sul carcere duro.

Dopo l’attentato di Capaci, cambiarono tante cose nel nostro Paese. Cambiò il sentire dell’uomo comune: dal silenzio omertoso che aveva paralizzato intere comunità per lungo tempo, si giunse al risveglio civile, anzi a una nuova coscienza civile. E quella frattura tra cittadini e istituzioni, in cui si era infiltrato il marciume di Cosa Nostra, iniziò a saldarsi. La gente iniziò a interessarsi alla cosa pubblica e fu unita nella condanna e nel disprezzo contro il crimine organizzato. La coscienza antimafia diventò sentire comune in tutto il Paese. Iniziò gradualmente la riabilitazione morale degli italiani.

Da allora sono passati 27 anni. E’ inevitabile pensare a quei tragici momenti passati e fare un confronto con il presente, per capire quanta strada abbiamo percorso e quanta ancora ne dobbiamo fare.

IL CNDDU, alla vigilia di una ricorrenza così sentita dai cittadini italiani, intende fare una riflessione e condividerla soprattutto con i docenti, per cercare di capire, tutti insieme, quali possano essere oggi le strade ancora da percorrere per poter affermare di essere veramente liberi dalla criminalità organizzata. Intende, inoltre, capire quale possa essere l’antidoto alle Mafie. Come sempre, ribadiamo il ruolo fondamentale che ricopre la memoria storica, ovvero il ricordo vivo di ciò che è stato, e la conseguente condivisione di una storia comune da consegnare alle nuove generazioni in tutta la sua orribile e assordante verità. E’ fondamentale e doveroso recuperare, in tal senso, la straordinaria forza della parola per poter abbattere i muri del silenzio che, purtroppo, ancora ci circondano. Questa è l’unica strada percorribile. Perché è la strada che ci hanno indicato i grandi uomini, i nostri eroi. Ed è la sola strada che ci permette di sentire nella parte più profonda della nostra coscienza quell’eredità morale, che non è morta né sull’asfalto dell’A29, né sull’asfalto di via d’Amelio.

Il CNDDU intende riaffermare, con animo commosso, che il 23 maggio è un importante giorno di mobilitazione democratica per rivendicare verità e giustizia per tutte le vittime delle mafie. Per questo si rivolge soprattutto ai docenti della scuola italiana di ogni ordine e grado i quali hanno un compito importantissimo che è quello di educare i giovani al rispetto delle regole sociali e delle leggi. Noi tutti, e lo affermiamo con grande orgoglio, siamo per i nostri giovani i fari della legalità. Cerchiamo, quindi, di coinvolgere costantemente le istituzioni scolastiche per realizzare incontri, seminari e interventi che possano far nascere negli studenti ideali di giustizia e legalità.

La Giornata della Legalità, è una ricorrenza singolare in cui il nostro Paese sceglie di parlare soprattutto a loro, ai giovani.

E’ dal 2002, in occasione del decennale della Strage di Capaci, che il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in collaborazione con la Fondazione Falcone, si rivolge alle scuole di tutta Italia per realizzare insieme iniziative di educazione alla legalità. Anche quest’anno, infatti, saranno circa 70.000 gli studenti che parteciperanno alla poderosa manifestazione #PalermoChiamaItalia per dire No alle mafie. Tantissimi studenti riempiranno l’Aula Bunker dell’Ucciardone, luogo simbolo del Maxiprocesso a Cosa Nostra, prima di recarsi sotto l’Albero di Falcone, per il Silenzio, alle 17:58, l’ora della Strage di Capaci. Infine, la mattina del 23 maggio arriverà a Palermo la Nave della Legalità, che salperà il giorno prima da Civitavecchia.

Il CNDDU sarà presente con il cuore a Palermo e in ogni singola città che commemorerà Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E sarà vicino a tutti i 70.000 giovani che riempiranno le strade della città siciliana per dire No alle mafie, gli stessi giovani che combattono ogni giorno, armati di zaini, libri e guidati dai loro fari della legalità, per costruire una società migliore. “Gli insegnanti ci permettono di far camminare le idee di Giovanni sulle gambe di tanti giovani”, così afferma Maria Falcone. E noi ci crediamo fermamente, e aspettiamo con animo commosso il 23 maggio per veder camminare le idee di Giovanni sulle gambe dei nostri giovani.

Prof.ssa Rosa Manco

Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani

 

 

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