Parliamone insieme
DEDALOMULTIMEDIA
20-05-19

dunarea 2019 2020

La patologia artrosica di una articolazione provoca a chi ne è affetto una inabilità e una diminuzione degli standard di movimento e funzionalità. Le tecnologie di medicina artrosicaindagini strumentali ci permettono oggi di scovare quelle forme artrosi ancora in stadio iniziale che molto spesso sono di più difficile soluzione.

Infatti è facile in pazienti che hanno una manifestazione artrosica imponente consigliare un intervento di sostituzione articolare, ancora oggi un gold standard in questi casi, mentre è più difficile la soluzione per coloro che hanno segni iniziali magari in più giovane età con aspettative di ritorno funzionale elevato. Questi “Giovani” pazienti spesso hanno una attività sportiva costante che vogliono comunque mantenere. Le problematiche di queste forme artrosiche non sono da trattare con impianti di protesi articolari. Fino a qualche anno addietro essi venivano solamente “posti in attesa” con metodiche efficaci ma non durature (fisioterapia, infiltrazioni articolari).

Per alcuni di essi si è aperta una nuova frontiera con la “Medicina rigenerativa” ossia quella che cerca di sfruttare le stesse potenzialità biologiche del proprio organismo aumentando le potenzialità riparative dei tessuti danneggiati. Un primo passo in avanti si è fatto con il PRP (Plasma arricchito di Piastrine) in grado di curare in maniera più duratura alcune di queste forme. La medicina rigenerativa si avvale, oggi, anche di alcune cellule con potenzialità totipotenti ossia capacità a differenziarsi nel tessuto che manca, la cartilagine in questo specifico caso. Esse possono essere Staminali (derivanti da tessuto osseo o da cordone ombelicale per esempio), cellule mesenchimali (provenienti da tessuto adiposo o da membrana sinoviale).

Da circa 1 anno presso il reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Umberto I di Enna vengono eseguiti interventi di ortopedia rigenerativa con cellule mesenchimali derivanti dal tessuto adiposo. Una pratica testata scientificamente a livello mondiale per la cura e la ‘riparazione’ di tessuti e organi, soprattutto in ambito sportivo, ma non solo. Ginocchio, anca, caviglia, spalla, possono trovare con questa nuova tecnica alternative efficaci in grado di ristabilire la parte dolorante. L’intervento è effettuato con un intervento in anestesia locale.

Dopo una visita ortopedica preliminare si procede alla preparazione chirurgica eseguendo gli esami preoperatori e la visita anestesiologica. Si procede, quindi, prima al prelievo delle cellule mesenchimali da un tessuto sano del paziente con una semplice e veloce liposuzione dalla parete addominale. In un secondo momento queste cellule, dopo essere state trattate con lavaggio e filtraggio, vengono iniettate e reintrodotte nell’organismo, questa volta nell’articolazione che si intende “curare”. Pochi giorni dopo l’intervento, grazie a un circuito virtuoso “auto-rigenerativo” innescato dalle nuove cellule, il dolore inizia gradualmente a scomparire, migliorando in maniera significativa la funzionalità articolare, accelerando il recupero e la riabilitazione sia per la vita comune che per lo sport.

In quest’ultimo anno presso il reparto di Ortopedia e Traumatologia dell’ospedale Umberto I di Enna sono stati trattati con questa tecnica di rigenerazione cellulare circa una trentina di pazienti (molti dei quali provenienti da altre provincie), sportivi e persone comuni, con una patologia artrosica in fase iniziale. La quasi totalità dei pazienti ha riferito un notevole miglioramento della sintomatologia algica dell’articolazione interessata ritornando a svolgere una vita pressoché normale. Ciò ha permesso di aumentare le soluzioni terapeutiche che la sanità della nostra ASP offre in ambito di patologie dell’apparato muscolo scheletrico già comunque in costante crescita da parecchi anni non solo con il lavoro del team di Ortopedia ma anche con quello di Fisiatria e di Terapia del Dolore.

La nuova frontiera della rigenerazione cellulare in ambito ortopedico è l’applicazione di tale tecnica in altre patologie trattate con interventi chirurgici più invasivi che costringono i pazienti a lunghi periodi di inattività. E’ importante sottolineare che i risultati attesi sono in continua evoluzione e i dati raccolti anche dei casi da noi trattati faranno parte di pubblicazioni scientifiche su riviste del settore che contribuiranno a capire fino a dove tale metodica può spingersi.

Team Ortopedia

Ospedale Umberto I Enna

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