Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
20-10-20

 

Il covid-19 è una brutta bestia e per fortuna dalle nostre parti la stiamo vivendo in maniera meno traumatica che nel fase 2nord Italia. Noi stessi, all’inizio, abbiamo sottovalutato la pericolosità del virus e pensato che fosse solo una grossa influenza, ma non era così.

Qui non abbiamo dovuto vedere i camion dell’esercito come a Bergamo e questa è già una fortuna enorme, non abbiamo visto gli ospedali al collasso come in altre parti, ma nel nostro piccolo abbiamo avuto le nostre zone rosse, i nostri morti, i nostri feriti e a quanto pare ce ne dimentichiamo o ce ne infischiamo.

Adesso siamo nella fase 2 e qualche problema potrebbe manifestarsi. Vediamo di fare i bravi.

A giudicare da quel che vedo e sento, però, questa non mi sembra la strategia giusta per convincere i più scalmananti o incoscienti a ragionare. E allora cambiamo sistema.

Chi non ha giocato a “nascondino” nella propria vita alzi la mano! Se non lo conoscete siete degli sfigati con cui nessuno voleva giocare ed è inutile che provi a convincervi. Avrete subito dei traumi infantili tamente forti che è già un miracolo che non siate diventati dei serial killer.

Ma guardandovi bene credo che abbiate avuto un’infanzia normale, perciò andiamo avanti. Sapete allora che ci sono due maniere di salvarsi nel gioco: raggiungere la tana senza essere visto e gridare “libero me!” (io veramente ricordo “liberi me”, ma evidentemente ero uno sgrammaticato). Oppure aspettare di essere l’ultimo ad essere scovato e gridare “liberi tutti!”.

Ora cominciano i problemi. Il gioco normalmente si svolge in gruppi numerosi e questo fatto, di questi tempi, non è una cosa buona. È vero anche che si gioca generalmente all’aperto, che è già meglio di niente, ma non quando il luogo all’aperto si trova a Milano nella zona dei Navigli, perché allora sono guai. In quel caso saremmo pure fortunati perché il sindaco che si arrabbia è Sala e non De Luca, perché altrimenti verrebbe a prenderci con i droni e i vigili urbani a cavallo!

Il “nascondino” classico, quello che si giocava dalle nostre parti, prevede che ci sia un bambino che conta e che deve scoprire e “vedere” gli altri bambini che si sono nascosti, e gridare “visto” e il nome. È evidente che il “bambino che conta” non è il figlio dell’industriale o dell’assessore ma quello che materialmente conta i numeri mentre gli altri si nascondono. C’è poi una versione, chiamata “rimpiattino”, che ha le stesse regole tranne che il bambino che “è sotto” (ndr quello che conta) non deve solo vedere ma anche toccare i compagni per poterli eliminare. Un po’ come nell’acchiaparella, che però non prevede l’ammuciatina.

Capirete anche voi che si tratta di giochi altamente pericolosi per la salute, ma allora non lo sapevamo.

Perché stiamo facendo tutta questa filippica sui giochi dei bambini? Ma perché pare proprio che cominciamo a comportarci come loro. Siamo stati prudenti e obbedienti alle disposizioni che ci venivano date per televisione, sui giornali (preferibilmente on-line), molte volte persino su facebook; ci siamo lavati le mani come mai nella nostra vita, siamo rimasti a casa lontani da nonni e cugine, abbiamo fatto lunghe file ai supermercati, mangiato cose strane abbandonate da mesi nei frigoriferi pur di non uscire, abbiamo sacrificato la nostra libertà e il nostro spazio vitale, condividendolo come non abbiamo fatto mai, e adesso…

La fase 2 non è un gioco: è una prova, è un esperimento, per vedere se piano piano possiamo tornare alla normalità. Vediamo di non vanificare tutto facendo i bambini, dandoci alla pazza gioia, camminando in gruppo e senza mascherina, precipitandoci per strade e mercati come se non fosse successo nulla, come se non ci fosse più nulla in giro.

Vogliamo veramente tornare alla normalità? E allora un po’ di pazienza, vediamo come va l’esperimento, non sprechiamo così tutti i nostri sacrifici di due mesi agli arresti domiciliari.

In fin dei conti il gioco non è ancora finito, nessuno ancora ha gridato “liberi tutti”!

Peppino Margiotta

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