Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
21-10-20

 

Leggo con grande attenzione e vivo apprezzamento l’editoriale di Gaetano Mellia, da cui desidero prendere spunto per imprese ediliuna riflessione, che forse potrebbe rappresentarne la premessa. Il momento che stiamo vivendo è tragico e nessuno può metterlo in dubbio, ma i tempi che verranno rischiano di esserlo ancora di più. L’epidemia ha dato il colpo di grazia ad un’economia già morente. Parlate con artigiani, agricoltori, piccoli imprenditori, commercianti, professionisti e vi renderete conto del livello di disperazione raggiunto. La cassa integrazione (per chi aveva la fortuna di godere di una posizione regolare) presto finirà e quasi certamente insieme ad essa sparirà il lavoro che si aveva. Le piccole imprese sono oramai al collasso ed il futuro non promette niente di buono. Quando un’impresa artigiana, che assicurava lavoro a 4/5 dipendenti, dopo quasi tre mesi – posto che non decida di chiudere- riaprirà i battenti, sarà obbligata, per via delle restrizioni che pur rimarranno, a licenziare senz’altra possibilità.

Nel frattempo la posizione debitoria avrà raggiunto limiti insostenibili e la vicenda rischia davvero di finire male. Pensate per esempio alle migliaia di rate che non potranno essere onorate. Mi si dirà: ma il Governo ha postergato i versamenti fiscali, certo, ma sempre di un semplice rinvio si tratta e per giunta a breve termine, quando invece era necessaria una parcellizzazione in più anni, stante la certezza che giunta la data di scadenza solo in pochi saranno nelle condizioni di pagare.

Mi si dirà ancora: ma il Governo ha immesso 400 miliardi di liquidità, lo dice ma è uno spot, non è vero. Il Governo ha immesso 400 miliardi di garanzie ed il che è profondamente diverso. Vi riporto la testimonianza di un esperto che mi pare davvero adatta “Si pensi ad una piccola impresa che gode di un fido in bianco di 20.000 € in gran parte utilizzato per via del contesto attuale e che dopo le farraginose - e per moltissimi insuperabili - procedure imposte per il suo ottenimento, riesca fialmente ad avere i 25.000 che il Governo garantisce. Bene si ha già più di un esempio di grandi Istituti Bancari, che nei fatti imporranno con questo prestito l’estinzione della scopertura e la nostra impresa rimarrà con solo 5.000 euro su cui dovrà anche pagare commissioni, che dai colocoli fatti dagli esperti raggiungeranno circa 600 euro”.

Vi pare che così la situazione sia risolta? Credo che tutti sia sia in grado di pecepire la reale portata di interventi di questo tipo. Chi inoltre era dipendente di quell’impresa ed è stato licenziato che farà? Di cosa vivrà? Nessuno lo sà. Forse si attende che malavita ed usura diano una risposta?

E i 6/800 euro dati alle pertite IVA, quando fra un paio di mesi non ci saranno più, il Governo è davvero convinto che queste possano riprendere a fatturare a pieno ritmo? Roba da non credere!

Ma allora dobbiamo rassegnarci a fare un balzo indietro talmente forte da rivivere il dopo guerra? Personalmente credo di sì, ma un ultimo strenuo tentativo potrebbero paradossalmente farlo gli Enti Locali. Vivranno momenti oscuri pure loro, le entrate diminuiranno e se non ci sarà un intervento robusto da parte dello Stato, dovranno tagliare spese e quindi servizi, ma insieme, strutturando un’azione sinergica volta a sfruttare l’esistente e ciò che è in itinere potrebbero produrre una formidabile reazione positiva, aumentando lavoro diretto ed indotto e quindi consumi e quindi sviluppo. Il nodo quindi diventa politico: leggete quanto Mellia scrive e troverete una soluzione credibile. Troverete lo sviluppo strategico di quanto alla fine di questo breve ragionamento.

Dario Cardaci

 

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