Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
03-06-20

dunarea de jos 2020

 

Avrei voluto continuare ad osservare dall’esterno le dinamiche che coinvolgono la nostra comunità, ma in questa occasione non mondo solidaleposso evitare di porre all’attenzione di chi lo vorrà, alcune valutazioni sulla querelle che lega i diversamente sabili all’orribile momento che stiamo vivendo.

Già il solo fatto di definire “Ora d’aria” la loro sacrosanta necessità di evasione, intesa come routine quotidiana, è una cosa che stupisce. Mostra quel tacito sentire che percepisce il disabile , se non proprio come colui che ha commesso una colpa, senza dubbio come un diverso-inferiorie, un “Costretto” senz’altra possibilità. Ma poi si parla di “Questione” e quindi di fatto controverso: doppio passo falso. Per non dire che bisogna “Tollerare i loro bisogni” cioè soffrili, compatirli, sopportarli.

Siamo fuori strada e nonostante ogni sforzo, appare chiaro come un atteggiamento migliore sia lontano, ma molto lontano dal realizzarsi. La situazione che giornalmente vive un disabile è fra le più difficili che essere umano possa sopportare e quindi si può facilmente intuire che cosa sia diventata nel presente: un inferno! Vedete, quello che mi ha colpito di più non è tanto la polemica sulla vicenda “Villa”, cosa che si poteva e si può risolvere con un po’ di buon senso (senza cioè fare per forza scontrare il “Dura lex, sed lex” con il “Summum ius, summa iniura”) , ma il silenzio assordante con cui è stata seguita, la distanza glaciale rispetto ad un qualcosa che tutti sentono vicino quando è utile, ma da cui si scappa quando ci si sente chiamati ad essere utili.

Il guaio va oltre l’orribile “Ora d’aria”; centinaia di bambini e bambine, uomini e donne, anziani e non, sono abbandonati a se stessi, potendo contare solo sull’aiuto dei genitori e dei figli. Sapete voi quanti disabili non partecipano alle attività di didattica a distanza? La quasi totalità. Si, perché ogni disabile è un mondo a sé e se qualcuno, con l’insegnante di sostegno e con genitori e fratelli accanto, riesce bene o male a cimentarsi in un’impresa per lui titanica, tanti altri, per le condizioni in cui versano non possono.

I danni saranno devastanti, perché i progressi fatti in tanti anni di appassionati interventi, sono oramai spariti. Sapete voi quanti malati di parkinson o di alzheimer, purtroppo non anziani centenari come erroneamente si immagina, sono precipitati in un aggravamento quasi irreversibile, provocando la disperazione di chi li assiste? Decine e decine.

Eppure silenzio, solo assordante silenzio. Qui non si trattava di alimentare una contesa, ma di partecipare con quello che ognuno poteva pensare, dire o fare: bastava un suggerimento, un’idea, un commento, una critica, per aver fatto quello che ci si attendeva e invece non è avvenuto. Bastava questo per dare dimostrazione che una comunità sa cosa costruire verso i più deboli dei suoi e quindi sensibilizzare il Presidente della Regione a fare chiarezza su un argomento che deve essere affrontato subito, senza ma e senza se.

Prendo come segnale positivo l’intervento di qualche gruppo politico – anche se tardivo- e spero vivamente che riescano a coinvolgere le rispettive rappresentanze parlamentari all’ARS perché il Governo si decida ; resto scettico sul risultato, ma nel contempo fiducioso nella loro buona volontà. Per il resto, associazioni, movimenti ed altri pseudo attori del nostro sistema, assistono e basta: il pensiero c’è, ma manca l’azione. Oppure quando timidamente si mostra, appare come una comparsata autoreferenziale fine a se stessa.

I dati restano allarmanti e di tempo perché si torni ad un barlume di normalità ne dovrà ancora passare tanto. Recuperare energie, esperienze, competenze, forza, è dunque ancora possibile.

Sono troppo legato ai tanti che conosco e che forse aspettano di essere coinvolti. Sono sicuro che su di loro si può ancora contare e allora faccio appello alle loro coscienze perché partecipino, lo facciano come vogliono, come possono, si facciano sentire e soprattutto facciano sentire i più sfortunati meno soli: vedrete, cosi’ “Andrà veramente tutto bene”.

Dario Cardaci

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