Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
03-06-20

dunarea de jos 2020

 

La lotta al coronavirus in Sicilia sta dando i suoi frutti e i provvedimenti del governo regionale sembrerebbero funzionare, ma tamponequesto non significa ovviamente che si è fuori dall'emergenza, tutt'altro. Sarebbe gravissimo pensarlo e tentare di “ritornare” alla vita di prima.

Nonostante un timido rallentamento la provincia di Enna e sopratutto il capoluogo destano non poche preoccupazioni. Preoccupazioni derivanti dal fatto che non tutto il personale sanitario (medici e Infermieri) e quello della logistica (ausiliari, pulizie e cucina con distribuzione pasti) ha ancora fatto il tampone o se sono stati fatti non si hanno notizie in merito.

E, se fosse così, il non dare notizie all'esterno non ci sembra rispettoso di una cittadinanza che da oltre un mese è rintanata a casa.

Che Enna sia ad alto rischio proprio per l'Umberto I ormai lo capiscono tutti. Non è un caso che parlamentari nazionali presentano interrogazioni, che i sindacati chiedono maggiore protezione per il personale, che partiti politici elaborano dati ecc. ecc.

E se le notizie in nostro posesso sono esatte, pare che non pochi infermieri (pare che altri 3 siano postivi) lavorano nel covid e poi passano ai reparti con l'altissimo rischio di infettare pazienti e il resto del personale; e non sono certo adeguatamente protetti gli addetti alle pulizie, alle cucine e quelli che distribuiscono i pasti.

In ogni caso da più parti arriva la richiesta alla Regione di un commissario per l'emergenza sanitaria. Se c'è tutta questa preoccupazione vuol dire che qualcosa che non funziona c'è.

Non si capisce al momento dove si deve allocare il personale sanitario che finendo di lavorare ed essendo a strettissimo contatto con i positivi non può certo rientrare a casa. Pare che potrebbe essere utilizzato l'ex Hotel Sicilia in pieno centro città per ospitare il personale sanitario, ma ancora nessuna certezza.

Fare l'Umberto I centro Covid forse è stato un po' azzardato perchè si potevano, per esempio, mai noi non siamo degli specialisti in tale senso, portare ad Enna i gravi (Covid3), quelli cioè che necessitavano della terapia intensiva e gli altri positivi potevano essere sistemati negli ospedali di Leonforte e Piazza Armerina, che potrebbero servire un vasto territorio, e in caso di urgenza trasportati ad Enna.

Non si comprende la scelta di mettere sottosopra l’Ospedale Umberto I, quando a Pergusa esiste già una imponente struttura della capacità di ben 140 posti letto, isolata e quasi del tutto rifinita negli interni, e capace già per la sua stessa allocazione ad essere isolata da altre tipologie di pazienti.

Parliamo della struttura ex Ciss di Pergusa, nata come Centro di Riabilitazione e completata negli interni e collaudata. In sostanza manca solamente la sistemazione esterna (parcheggi, illuminazione esterna, cabina elettrica e allacci, nonché allacci delle utenze elettriche, fognarie ed acqua).

E’ di tutta evidenza che tale struttura, nel caso in cui venisse destinata a “Corona Hospital” per le emergenze che la Provincia di Enna sta vivendo, abbisognerebbe solamente degli interventi essenziali. Insomma con un investimento di poche centinaia di migliaia di euro e pochi giorni di lavoro, si avrebbe una struttura isolata ed adibita esclusivamente a “Corona Hospital”, con 140 posti letto di terapia intensiva e sub-intensiva dedicati, senza correre il serio rischio di infettare i pazienti avventori e degenti dell’Ospedale Umberto I di Enna né tutto il personale sanitario.

Se nelle regioni del nord maggiormente colpite dall’epidemia si riescono a costruire interi ospedali dedicati al coronavirus in pochissime settimane, come mai in Sicilia ed in particolare nella provincia di Enna non è possibile adattare una struttura già esistente con un investimento particolarmente modesto?

Evidentemente il nostro sfogo, essendo anche utenti, è dettato dalla paura di essere infettati.

Forse Italia Viva quando sosteneva “Qualcosa non ha funzionato nonostante le assicurazioni dell’Asp” chiedendo l'intervento della Regione, non aveva tutti i torti; probabilmente aveva fiutato che l'Umberto I poteva diventare un vero e prorio focolaio.

Stesso rischio a Piazza Armerina.

Massimo Castagna

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