Il Taccuino
DEDALOMULTIMEDIA
03-06-20

dunarea de jos 2020

Chi non conosce il mito di Europa se lo vada a cercare e scoprirà cose non proprio edificanti su Zeus, padre degli dei.europa1

Ora che il ratto di Europa sia una prefigurazione di quello che ci sta accadendo in questi giorni è tutto da dimostrare, ma rimane il dubbio che di violenza si tratti comunque.

Ma facciamo un passo indietro. Avendo un nipotino tedesco, non comincerò con la solita litania contro i crucchi, contro Angela (Anghela) e via discorrendo. Non comincerò nemmeno dagli olandesi, perché ho un figlio che deve sostenere gli esami di Dottorato ad Amsterdam.

Cercherò invece di fare un ragionamento, rivolto intanto a noi stessi, per poi passare ai nostri nemici (ops! alleati).

Facciamo finta che non sia successo niente. Possiamo fare a meno dell’Europa? Dove prendiamo i soldi che ci servono per fare fronte adesso all’emergenza virus e soprattutto domani per riparare gli enormi danni alla nostra economia?

Scenario 1. Usciamo dall’euro e cominciamo a stampare moneta. Più denaro stampiamo più quello in circolazione diminuisce di valore. Questo si chiama iperinflazione. Abbiamo degli esempi recenti in questo: il Venezuela. Per comprare un chilo di pane ci vuole una valigia di bolivar, e allora si crea il bolivar forte che ne vale 10000 di quelli vecchi, etc. etc. Oggi ci vogliono 290000 bolivar per un euro.

Scenario 2. Usciamo dall’euro e continuiamo ad emettere titoli di stato, che oggi sono a rischio ma domani diventerebbero titoli spazzatura, con tassi d’interesse enormi. Abbiamo esempi di questo genere: l’Argentina, i cui famosi bond hanno distrutto la loro economia e hanno rovinato migliaia o milioni di italiani, attratti dai forti interessi pagati e poi diventati carta straccia. Se anche non avviene la catastrofe, ci indebitiamo fino al collo, con un costo del denaro insostenibile per le imprese e i privati (prestiti, mutui, etc.). Lo scenario è uguale al punto 1.

Vi sembrano scenari che possiamo affrontare ragionevolmente? Il tanto vituperato spread (la differenza con i bund tedeschi) potrebbe anche non interessarci, ma gli interessi che paghiamo e pagheremo per i nostri titoli di stato, quelli sì. Chi ha avuto la sventura di avere un mutuo a tasso variabile intorno al 2008 può farsene un’idea moltiplicando tutto per il debito italiano!

Tenete ancora in conto che non possiamo nemmeno invocare una inconcepibile autarchia, come qualcuno immagina, perché persino le nostre aziende producono all’estero, e in questi giorni terribili abbiamo scoperto che non siamo in grado di procurarci nemmeno i reagenti per fare i tamponi!

L’Europa alla fine della II guerra mondiale era distrutta. La Germania era quella combinata peggio, diciamo più dell’attuale Venezuela, tanto per fare un esempio, con in più i danni di guerra da pagare; ma anche gli altri paesi non eravamo combinati meglio.

Ci venne incontro il famoso piano Marshall, di cui tutti parlano e, come spesso avviene, a sproposito. Il vero piano Marshall fu tutt’altro: sostanzialmente un dono da parte del paese vincitore (gli Stati Uniti) ai paesi distrutti dalla guerra, una iniezione di denaro dall’esterno, per l’84 per cento a titolo gratuito...

Per fare un po’ di conti, ad esempio, il Regno Unito, che era l’alleato più forte, prese più di 3000 milioni di dollari di allora; la Francia 2300, la Germania (ovest) fu la terza nazione con quasi 1500 milioni di dollari, poi veniva l’Italia con 1200 e, udite udite, subito dopo, con quasi lo stesso importo, 1128 milioni, i Paesi Bassi (volgarmente intesi Olanda) che quanto ad estensione è più piccola di Sicilia e Lombardia assieme, che hanno da sole quasi la stessa popolazione.

In proporzione dunque gli orange hanno avuto molto ma molto di più di noi!

Per completezza di esposizione, sul fronte dei paesi cosiddetti virtuosi (quelli che adesso ci schifano) anche Austria e Danimarca ricevettero qualcosa, cioè diverse centinaia di milioni di dollari. Per farvi due conti pensate che il valore di acquisto della moneta corrente alla fine della guerra si può stimare a spanne 50 volte il valore attuale.

Siccome mi sono fatto un’idea della politica e dell’economia, gli USA non lo fecero solo per bontà d’animo (come cancellare i debiti di guerra al signor tedesco e al signor austriaco) ma un ragionamento economico e politico: risollevatevi, cominciate a produrre e guadagnare, a fare commercio e a comprare!

Ora i nostri cosiddetti alleati sperano di mantenere in piedi l’Europa senza Italia, Spagna (e Francia)? Per dirla con Prodi: a chi venderete i tulipani?

Ma andiamo al cosiddetto piano Marshall contro la pandemia. Intanto sarebbe un piano per l’intera Europa (certo di più per i paesi che già hanno un debito elevato, come Italia, Spagna e Francia), ma erogato dall’Unione europea stessa (o dalla Banca centrale che è lo stesso), cioè pagato anche da noi pro quota. Un passo verso una vera unificazione economica e fiscale. Ed è qui che casca l’asino! Oggi l’Olanda ha un regime fiscale talmente favorevole da attirare i grandi imprenditori anche italiani (FCA vi dice qualcosa?). Altro che aiuti di stato vietati e concorrenza sleale!

E allora? Allora è una questione banale di interessi di bottega, se volete di cassa, la convinzione di essere virtuosi, di avere il gruzzolo da parte e non volerlo dividere con nessuno. Con la differenza che mentre la perfida Germania ha una forte opposizione interna che è favorevole a questo intervento (si chiamino eurobond o in qualsiasi altro modo, sempre di piccioli sonanti si parla), chi fa la differenza sono i piccoli paesi del nord (Olanda, Finlandia, cose così…) e molti paesi dell’est (Polonia e Ungheria in testa), che abbiamo risollevato anche noi dall’economia fallimentare dell’ex blocco sovietico e che ora fanno pure i sovranisti con i nostri aiuti, restando però ben ancorati all’Europa, facendo la voce grossa.

Nessuno sta chiedendo beneficenza, “chiediamo semplicemente una soluzione europea comune", come ha lucidamente chiarito qualche giorno fa Enrico Letta.

La metà dell'opinione pubblica italiana è antieuropea perché ritiene di essere abbandonata quando qualcosa va storto. Questo sentimento sta aspettando di vedere come si comportano i Paesi Bassi o la Germania, così da poter dire che l'UE è dannosa e inutile.

C’è di più, si legge chiaramente nella posizione dei paesi del nord Europa un atteggiamento “razzista” nei confronti dei pesi mediterranei, considerati come indisciplinati, inaffidabili e sciuponi (come gli italiani del nord nei confronti dei meridionali). Questa sfiducia ha innescato regole economiche sempre più stringenti, che a loro volta hanno imposto scelte di austerità, che hanno impedito la crescita e provocato sempre nuove infrazioni alle regole e un aumento della sfiducia. Da parte nostra abbiamo risposto con altrettanti pregiudizi, nei confronti in particolare dei tedeschi e dell’Europa in generale.

Se l’Europa non esce da questo circolo vizioso, le sorti politiche dell’Europa intera sono destinate a degradarsi sempre di più e non solo per l’Italia o la Spagna. Nell’economia mondiale, che rimane sempre globalizzata, saremo tutti più deboli e più poveri, perché la moneta cattiva scaccia la buona, come insegna il vecchio signor Gresham fin dal XVI secolo.

Senza alcun pericolo di apparire razzista, l’atteggiamento dei falchi europei, Olanda e Germania in testa, non è solo arrogante, è profondamente stupido.

«Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. Se anche solo una zolla venisse lavata via dal mare, l’Europa ne sarebbe diminuita, come se le mancasse un promontorio, come se venisse a mancare una dimora di amici tuoi, o la tua stessa casa. La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità. E dunque non chiedere mai per chi suona la campana: suona per te». John Donne, 1572-1631

Peppino Margiotta

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