Il Taccuino
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09-08-20

dunarea de jos 2020

 

In poche settimane il moltiplicarsi dei casi di contagio del virus e la velocità con cui si è manifestata la pandemia è apparso come citta vuotauna innocente palla di neve che cominciando a rotolare diviene una valanga impetuosa e distruttiva da scansare ad ogni costo. In Italia ed in ogni regione il diffondersi del contagio ha sconvolto la società come non mai. L’organizzazione sanitaria e tutte le istituzioni, ai vari livelli, sono state trascinate in una corsa contro il tempo per anticipare, in ogni luogo e con i mezzi disponibili, l’invisibile e impietoso nemico che, se non ostacolato, è capace di generare una capacità distruttiva inimmaginabile.

In queste settimane abbiamo subito un tale trauma, così profondo e soffocante, da fare emergere la nostra capacità di reazione. In un alternarsi di sentimenti e comportamenti, spesso contrastanti, ciascuno e tutti, tra paura ed ansia e tra ansia e rabbia, abbiamo manifestato la nostra volontà di sopravvivere.

L’avere rispettato le regole stabilite dal Governo e dalle autorità sanitarie è stato giustificato perché tutti abbiamo condiviso che prima deve essere salvaguardata la salute e poi tutto il resto. Quindi è stata limitata non solo la mobilità delle persone ma, anche, l’attività produttiva del paese, con esclusione della produzione dei beni essenziali. Moltissimi italiani si sono trovati senza più reddito o con tali limitazioni da fare porre domande molto serie su come vivere e sostenere le proprie famiglie, non solo in futuro ma da subito.

Il governo sta cercando di fronteggiare con provvedimenti urgenti la nuova emergente povertà e marginalità che si manifesta per la mancanza del lavoro e la ridottissima circolazione di moneta. Anche molti italiani hanno promosso iniziative di solidarietà che rappresentano un sicuro sollievo per tanti cittadini. Ma, pur incoraggiandoli, è così grande l’emergenza che non si può avere la pretesa di risolvere il problema di una redistribuzione del reddito in modo solidale, con la sola generosità.

Anche il provvedimento del governo di destinare ai Comuni un fondo di quattrocento milioni con il vincolo di destinarlo alle persone che non hanno soldi per fare la spesa è un segnale nella giusta direzione, ma non è sufficiente. Sono stati preannunciati provvedimenti rivolti alle partite IVA ed alle varie professioni di erogazione di 800 euro, ma non sono sufficienti. Altri pensano di allargare i beneficiari del reddito di cittadinanza e c’è anche chi rilancia con la proposta del reddito universale da destinare a tutti i cittadini.

Ma una cosa è evidente a tutti: se non riprende l’attività produttiva ed il lavoro, qualsiasi soluzione che li esclude, diviene solo assistenziale, anche se necessaria nella prima fase e limitata nel tempo per la carenza di risorse economiche. Ma, anche, ritardataria ed inefficace rispetto all’impellenza dei bisogni dei cittadini. Intanto, la tensione nel paese si manifesta in vario modo e con maggiore evidenza, soprattutto nei quartieri delle periferie delle città più coinvolte dall’indigenza e dalla disperazione di tanti cittadini.

In questi giorni, pur innanzi ad alcune notizie buone sull’andamento della pandemia, indicano il consolidarsi del rallentamento della progressione della diffusione del virus. Non è possibile restare immobili, in attesa che il contagio si fermi. Ciò produrrebbe un disastro globale economico e sociale con risvolti inimmaginabili. È condivisibile che la nuova e differente normalità, a cui tenderemo a tornare, non può prescindere dal controllo pieno della situazione sanitaria che è giusto confermare come prioritaria, ma è anche vero che, quando si creeranno le condizioni, dobbiamo essere pronti a ricominciare, pur con la necessaria gradualità. Se l’emergenza sanitaria è gestita con grande umanità e professionalità, conseguendo evidenti risultati, l’emergenza economica che può esplodere potrà essere fronteggiata con successo con soluzioni di contenimento? Tutte le prese di posizione dei rappresentanti delle istituzioni sottolineano che la crisi è senza precedenti e non potrà essere gestita con i consueti strumenti di politica economica. Tutti convengono che come in guerra la risposta deve consistere in un aumento del debito pubblico che dovrà assorbire, in tutto o in parte, la perdita di reddito del settore privato. Attualmente la discussione è ancora subordinata al consenso su come modificare le regole inerenti alla gestione dei bilanci degli stati europei. Solo l’emergenza sulla pandemia che coinvolge tutti i paesi d’Europa potrà aumentare le probabilità di una comune azione.

Intanto, la ricerca effettuata dall’Einaudi Institute for Economics and Finance (Eief), ha formulato le prime proiezioni attendibili sulla data alla quale l’Italia arriverà alla frontiera di quota zero nei nuovi contagi registrati. Le date sono differenti per ciascuna regione in base all’originario andamento del contagio, tutte si attestano tra il 7 aprile al 28 aprile. In Sicilia i dati indicano il 14 Aprile (fonte: Corriere della Sera).

È noto che, nonostante il raggiungimento di questo traguardo, dovremo convivere con l’esistenza del virus, almeno sino a quando la ricerca scientifica non avrà sperimentato il vaccino ed altri medicinali antivirali. Pertanto, siamo obbligati a trovare una strategia che ci consenta di convivere, con questa straordinaria situazione, il tempo necessario richiesto dagli scienziati di almeno uno o due anni.

Aldilà di quanto sta avvenendo nel paese, in merito alle differenti opinioni che si confrontano su quando e come ricominciare le attività economiche, è necessario essere consapevoli che non possiamo restare a casa per altri mesi. È urgente che ci convinciamo della necessità di incoraggiare una ripresa delle nostre relazioni sociali e lavorative, almeno nella progettualità e nella prospettiva di un futuro a cui agganciare le nostre speranze di una rinascita. Da oggi chiediamoci: come sarà la nuova e differente normalità della nostra vita? E come ricominciamo? Con una prospettiva più chiara potremo giustificare meglio i sacrifici che, ovviamente, non sono solo di natura economica. Potremo sprigionare le necessarie energie per continuare a rilanciare il nostro impegno oltre gli ostacoli, con nuovi obiettivi ed una rigenerata vitalità.

E se non procediamo in questo modo, l’alternativa è come contenere l’angoscia che si manifesterà, in poco tempo, con comportamenti di reazione non contenibili. Nessuno può pensare di scansare la furia della crisi incontrollata, così come sta avvenendo con il virus. Si rischia che la crisi economica ci travolga.

Tutto dipende da come in questi giorni il governo italiano predisporrà gli altri provvedimenti economici e, soprattutto, per come preparerà il piano di ripresa graduale della normalità. Un piano che dovrà essere conosciuto dai cittadini, così da coinvolgerli attivamente in modo positivo, con razionalità e prospettive certe.

Gaetano Mellia

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